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Autore email Terry Volini
Data 29/01/2010, 13:51
Oggetto DISCRIMINAZIONI ANGRAFICHE
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L'ultimo tabù
ovvero
Contraddizioni non compatibili con la costruzione dei nuovi mondi nel terzo millennio.

Artista, operatrice culturale e presidente del Centro d'Arte e Cultura Delta di Potenza, scrivo  in merito al "Festival  al femminile ed un premio in Basilicata in ricordo di Cecilia Salvia e del suo impegno per l'affermazione dei diritti delle donne"  appena inaugurato, ed  in cui giustamente "La Regione Basilicata intende ricordare la figura e le azioni di Cecilia Salvia operosa e dinamica professionista della Regione Basilicata con due iniziative: l’istituzione di un Premio intitolato a Cecilia Salvia e un festival “Al femminile”, in programma a Potenza dal 28 al 31 gennaio."
Concordo pienamente con il fatto che "a Cecilia Salvia si deve la capacità di aver fatto comprendere a tutti gli attori del processo programmatorio regionale l’importanza e soprattutto il senso del rispetto della priorità trasversale “pari opportunità”, tanto da portare la Basilicata ad essere una delle prime Regioni ad istituire l’Autorità per i Diritti e le Pari Opportunità, quale referente e garante per la corretta ed efficace integrazione del principio di pari opportunità in tutti gli interventi messi in atto dal Programma operativo Regionale, in linea con gli indirizzi nazionali e comunitari." e sono lieta che la Regione Basilicata promuova simili iniziative.
Tuttavia, quando passo alla lettura successiva, trasecolo, incredula, apprendendo che : "Possono partecipare al bando donne che, alla data di pubblicazione del bando, siano residenti in Basilicata e non abbiano compiuto il 36° anno di età."

Esprimo  dunque le mie  riflessioni al riguardo:

-- che tutta la  cultura ufficiale con i suoi potenti mezzi ci induca a    credere  che le persone in generale - ma in modo più  pervicace  le  donne – abbiano valore  solo se aderenti  ai canoni fissi  imposti da quella  cultura (in particolare "giovinezza" anagrafica  e aspetto fisico conforme ai dictat mediali),  di sicuro  questi  steccati - stereotipi li conosciamo fin troppo  bene e saranno  i prossimi limiti da superare se vogliamo una reale cultura e autentica democrazia;

--ma che uno schema così resistente  - forse l'ultimo baluardo del feroce sistema patriarcale - riesca tranquillamente ad insinuarsi e a dettar legge in un progetto delle Pari Opportunità, mi sembra veramente un'offesa all' intelligenza,  oltre che alla dignità  delle  donne e di ogni persona  "pensante" del XXI secolo.

Ma forse non ho letto bene. Quindi ripasso:
"Il Festival, ideato e pensato per dare corso ed attuazione alla recente “Proposta di direttiva del Consiglio (europeo) recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale” – proposta fatta propria dal Comitato delle Regioni (2009/C 211/12) - intende promuovere una campagna di sensibilizzazione e di educazione alla diversità e alla differenza, ritenendola una delle misure strategiche in grado di migliorare le relazioni umane e di rafforzare la coesione sociale..."

Ad onta delle dichiarazioni appena lette nel documento programmatico dell'evento stesso, si rileva una  patente contraddizione: ed essa in verità  non mi sembra  compatibile con la costruzione dei nuovi mondi nel terzo millennio: superate - o almeno dichiaratamente messe off limits – le differenze sessuali, religiose, di "differente abilità"  o di appartenenza,  permane invasivo il più grande  tabù: quello dell'età anagrafica.
Non riesco ad immaginare cosa sarebbe successo se la partecipazione al  bando fosse stata  vietata alle donne nere o alle gialle, alle  disabili,  alle lesbiche, o alle  ebree! Il finimondo! Uno scandalo nazionale di certo: ma anche  discriminare in base al metro dell'età è gravissimo!
Una barriera ancor più incomprensibile,  dal momento  che non si tratta neanche di un concorso per "veline", bensì riferito alla produzione  di  IDEE!

A molti/e - di cui sono portavoce - sembra incredibile che si dia tuttora  seguito a simili modalità: il valore di un'idea o di un'opera va valutato in sè, non a seguito della presentazione di una  carta d'identità anagraficamente leggera - o secondo ad altri altrettanto opinabili parametri, che andranno successivamente -democraticamente - riesaminati con i rappresentanti istituzionali.

Con queste modalità si resta impaniati nei metri convenzionali obsoleti e dannosi,  che vanno invece rapidamente superati per una cultura e una società veramente rinnovate e valide.
Allora soltanto potremo dire di aver "dato applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone"... per  "migliorare le relazioni umane e  rafforzare la coesione sociale"(2009/C 211/12) come dichiarato esplicitamente – e giustamente- dal Consiglio Europeo e dal Comitato delle Regioni.

Già: a patto che non siano solo parole formali  la  cultura, la società, il rispetto del lavoro e dell'esperienza, nella considerazione  che proprio l'età è un valore aggiunto non un handicap, che può offrire  vantaggi  con i  suoi maturi frutti  in ogni  campo,  intellettuale, creativo, della ricerca etc ...

Termino facendomi rappresentante - oltre che del Centro culturale di cui sono responsabile  - di tutte  quelle persone che, a dispetto della  dignità come stile di vita e della traboccante  pienezza di idee, opere e  azioni di cui sono garanti,  vengono continuamente e "inspiegabilmente" rese oggetto di esclusione, in più  con l'amara consapevolezza di aver contribuito, sin dalla prima giovinezza - con la propria modalità di vita, con  la partecipazione nel sociale,  con il personale lavoro, compreso l'impegno artistico -  alle lotte e alle operazioni che hanno  portato la comunità  ad  ottenere quelle stesse "pari opportunità" da cui ora paradossalmente  vengono escluse.

E' ora di riconsiderare tali  situazioni, in modo che queste persone  non debbano- in questo e simili deplorevoli casi - sentirsi depauperate e offese dalla presenza di  tali  steccati ormai scaduti, ritrovandosi  a non avere diritti e partecipazione: e tutto questo  non all'inizio del '900, quando ancora  si lottava  per  il diritto di voto - ma nel 2010,  nel 3° millennio!

Le "Pari Opportunità"  sono purtroppo ancora lontane, perlomeno in Basilicata.

Prof.ssa Teri Volini
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