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Autore email AVVOCATO ELENA PALLADINO
Data 27/08/2012, 14:38
Oggetto DECRETO CRESCITA
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CIRCOLARE N 6

Il “Decreto Crescita” varato dal governo Monti ha introdotto una serie di modifiche alla legge fallimentare (Regio Decreto n. 267/1942 e succ.modifiche) volte a facilitare la composizione negoziale della crisi aziendale, potenziando uno strumento alternativo al fallimento, ossia il concordato preventivo.

In particolare viene introdotta la possibilità di anticipare gli effetti della proposizione del concordato preventivo. In sostanza l’imprenditore potrà depositare il ricorso contenente la domanda di concordato, pur riservandosi di presentare la proposta e il piano di risanamento (nonché la documentazione necessaria prevista dalla legge - art. 161 comma 2 e 3 legge fallimentare) entro un termine fissato dal giudice che sarà compreso tra i sessanta e i centoventi giorni.

Modificato anche l’art. 168, comma 3, L. F. che attesta l’inefficacia rispetto ai creditori anteriori al concordato delle ipoteche iscritte nei 90 gionri che precedono la data di pubblicazione del ricorso di concordato.

In relazione ai contratti in essere  viene disciplinato lo scioglimento di contratti in corso di esecuzione. Il tribunale o, dopo l’ammissione il g.d. possono autorizzare l debitore a sciogliere  i contratti in corso di esecuzione alla data di presentaione del ricorso nonché di sospendere lo stsso contratto per non più di 60 giorni.
Il contraente risolto ha diiritto ad un equo indennizzo  il relativo credito ha diritto di essere soddisfatto come credito anteriore al concordato.

Viene introdotta, tra le altre modifiche, una disposizione davvero interessante. Il nuovo art. 186 bis legge fallimentare disciplina il cd. “concordato con continuità aziendale”.

Al fine di agevolare e rendere “sostenibile” la crisi aziendale, con lo strumento del “concordato con continuità”, si darà la possibilità alle imprese in crisi di accedere ad appalti pubblici. Con la modifica del codice degli appalti, infatti, il nuovo art. 67 comma 3 lett. d richiede all’impresa in crisi una mera attestazione circa la conformità al piano di risanamento e la ragionevole capacità di adempimento del contratto.

Trattasi senza dubbio di una misura virtuosa. Concorrere a nuovi appalti, oltre a mantenere quelli già assegnati, potrà infatti creare liquidità da impiegarsi proprio a supporto del risanamento.
Le aziende in crisi potranno pertanto continuare ad operare senza preclusioni, con la possibilità concreta di risanare la propria situazione debitoria e ripartire.

Seguirà, sempre a cura dello studio Palladino un commento all’art 32 del decreto sviluppo  con i nuovi strumenti di finanziamento alle imprese.

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                                                            Avv. Elena Palladino
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