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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - ARCHEOLOGIA : A SAN GIMIGNANO RIEMERGE LA GRANDE ANIMA DEL POPOLO ETRUSCO NELLA MOSTRA "HINTHIAL , L'OMBRA E L'OFFERENTE"

(2020-03-31)

  Nel Museo Archeologico della piccola città toscana di San Gimignano: finalmente rivelata ed esposta «Hinthial, L’Ombra, L’Offerente…», straordinaria scultura etrusca del III° secolo a.C."  Ad illustrare gli elementi ed i raccordi con altri artisti ed altri mondi è Maria G Vitali Volant , gia' docente universitaria e ricercatrice in Francia dal 1999, che in un articolo pubblicato su Altritaliani.net ci introduce alla splendida mostra.

Principia la Prof.ssa Maria G Vitali Volant:

"Nel trattatello Il Sublime, dello Pseudo Longino (attribuzione incerta e ancora controversa) del I° secolo d.C. esso viene definito «l’eco di una grande anima». Un libriccino che fu ed è uno dei testi più importanti per lo scrivere e il pensare «al di là delle righe», verso universi e mondi «leggeri», intensi, profondi, nati dalla feconda energia creativa della cultura greca. Amato e citato da Leopardi nello Zibaldone; probabilmente fonte d’ispirazione per Cesare Beccaria nel  suo trattato sullo stile ; studiato e approfondito da filosofi studiosi di estetica, critici e scrittori, il trattato greco affascina con le sue riflessioni sullo stile, sulle emozioni, sullo smarrimento  di un’estetica che arriva a travolgere l’equilibrio dello spirito e sugli effetti che l’evocare determina sull’anima.

Oggi per noi, audacemente, il Sublime, eco dell’anima e flusso del sacro, risorge anche per dare nome all’emozione e allo stupore che ci sommergono a causa di una scultura etrusca esposta fino al 31 maggio a San Gimignano in una mostra eccezionale : «Hinthial. L’ombra. L’Offerente e i reperti rituali etruschi e romani».

La statua etrusca in bronzo del III° secolo a.C. rappresenta uno dei ritrovamenti archeologici più importanti degli ultimi anni in Italia. La grande anima del popolo etrusco che, rompendo ogni schema, riempì di poco i volumi della scultura classica con l’evanescente spazio del ricordo ai defunti, con l’anima, il Sublime, l’essenziale. In tal modo, il misterioso popolo amante dei piaceri della vita che introdusse nella scultura corpi sensuali e volti fissati in sorrisi indecifrabili e simboli ambigui fra la vita e la morte, sospesi come il «Tuffatore» dipinto nella tomba di Tarquinia, scelse, per l’ultimo viaggio in una terra sconosciuta e crudele, di privarsi del corpo. Un’entità ridotta a forme sottili adatte alla soglia estrema, al passaggio stretto che porta verso la fine di ogni desiderio e ambizione. Ex voto, offerte a divinità ctonie o del pantheon greco-romano, ma sempre corpi – ombre, «passeurs» fra la vita e l’aldilà.
Questo forse ispirò ogni artista scultore etrusco addetto a questi lavori commemorativi; a ridurre ogni segno di un inutile tempo passato a un segno: solo linea, scultura votiva di un offerente che varca la «porta» con quasi nulla: una patera e un obolo, anch’esso inutile ma presente consolazione dei vivi.  Quasi un omaggio rigoroso alla futilità del vivere, alla spiritualità e all’austera riflessione sulla morte del primo cristianesimo. Memento mori raffinato e ineffabile questo etrusco produrre sculture a scopo votivo e funerario tutte corpi filiformi, leggeri, senza carne o ornamenti;  bronzo ridotto a linee minimaliste; suggerimenti di umano  essenziali, culminanti con visi dai grandi occhi e espressioni enigmatiche. Tutti elementi realisti di un pensiero smarrito, dubbioso, incerto, incantato dal Nulla e sommerso dal Sublime.

Ma L’Ombra di San Gimignano non è sola a testimoniare la straordinaria maestria degli artisti etruschi e il senso di manufatti che risultano incredibilmente vicini alla nostra sensibilità moderna.
L’altra scultura, dal nome poetico e simbolico è : L’Ombra della sera e si trova a Volterra nel Museo Guarnacci. Qui un fanciullo dal ciuffo spettinato, anch’esso quasi in movimento, si eleva anoressico e sottile per circa 60 cm. Stesse proporzioni dell’Offerente di San Gimignano. Il nome di quest’ombra che si avvia al tramonto, allungata verso la dissoluzione nella notte, forse le fu dato da Gabriele D’Annunzio.
Anch’essa con una storia burrascosa di attribuzione alla cultura etrusca. Mistero risolto dalla scienza moderna con l’analisi dei metalli che solo oggi riusciamo a decifrare e attribuire alla statuaria antica. Liberate dai corpi, le Ombre etrusche fuggono verso il nostro mondo instaurando un dialogo impossibile ma pregnante con due grandi artisti: Donatello e Giacometti.

Il primo, nel 1453, abbandono’ ogni classicismo con una statua in legno di pioppo duro e ostico, la sua Maddalena penitente dove, realisticamente e quasi in stile espressionista, la santa sfugge alla gravità con il solo il corpo scheletrico, avvolto nei lunghissimi capelli che a malapena scoprono un volto di donna anziana: scarno, pieno di rughe e devastato dalla privazione; nudo segno del tempo, dell’anima, del Sublime.

L’altro artista: Alberto Giacometti, nato nei Grigioni nel 1920, rinuncia alla ridondanza di Rodin suo contemporaneo, innova, sfida i canoni estetici del suo tempo per creare le sue sculture in bronzo, più imponenti delle Ombre etrusche, di uomini, donne, animali spesso in marcia verso il Nulla ma senza muscoli, carne; ridotte alla pura energia, spinte dalla volontà del pensiero.

Ieratiche, distanti, fissate nell’eternità che isola dal mondo, tipica della statuaria etrusca e dell’antico Egitto, le sculture di Giacometti culminano, nel 1960,  nell’« Homme en marche II ». La sua Ombra più celebre e enigmatica. Ma niente ci dice che si fosse ispirato all’Ombra della sera che conosceva e amava. Solo le sue parole possono illuminare il suo rapporto con l’arte antica e confermare il suo mistero: «Tout l’art du passé, de toutes les périodes, de toutes les civilisations surgit soudain devant moi, tout est simultané, comme si le temps remplaçait l’espace». In questo Tempo, il Sublime ha forgiato la grande anima degli artisti, in lotta contro il Nulla che ci sovrasta" . Maria G. Vitali-Volant. (31/03/2020-ITL/ITNET)

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