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PATRONATI ITALIANI NEL MONDO - LAVORO/VOUCHER - PICCININI(INCA CGIL):"NESSUNA TUTELA E SI PAGA DI PIU'".CAMUSSO(CGIL):"LAVORARE IN CONDIZIONI REGOLARI SI PUO'"

(2017-02-28)

"I voucher sono da eliminare perché non hanno nulla a che vedere con il lavoro occasionale, ma sono diventati una forma di precariato fortissima". Ad affermarlo la Presidente del Patronato INCA CGIL Morena  Piccinini, aprendo a Roma il dibattito a sostegno dei due referendum proposti dalla Cgil, contro i voucher e per la piena responsabilità solidale negli appalti.

Per la Presidente dell'INCA, in buona sostanza, nonostante il tentativo di riforma, in realtà,  nascondono nella loro impostazione, a differenza di quanto avviene in altri Paesi,  uno sfruttamento pesante anche dal  punto di vista previdenziale. Nonostante, infatti,  INPS ed INAIL incamerino cifre sostanziose, per loro non è prevista nessuna tutela. Ecco perchè - sottolinea l'esponente dell'INCA "dobbiamo dire sì ai referendum popolari per il lavoro".  Per ogni buono -fa presente Piccinini - il lavoratore percepisce al netto degli oneri 7,5 euro e lascia a Inps e a Inail 2,5 euro, di cui 50 centesimi per il servizio reso dall’Istituto previdenziale, ovvero una cifra pari al 5%.

Dunque, è precariato a tutto tondo, nonostante la cosiddetta "tracciabilità" giacchè alla fine lavorano più ore rispetto a quanto percepito tramite i voucher e, talvolta, in condizioni di assoluta pericolosità, come ha fatto presente Tommaso Buche, un giovane, ora lavoratore dell'INCA e alcuni anni addietro sottoposto alla "tutela"  dei voucher.

Ad ammetterlo lo stesso INAIL nel corso di una audizione presso la commissione Lavoro della Camera, in cui  ha segnalato un preoccupante aumento degli eventi infortunistici, che investe i percettori di voucher: tra il 2012 e 2015 sono passate da 422 a 1.701; una crescita marcata e in controtendenza, ha sottolineato l’Istituto, considerando l’andamento decrescente degli infortuni, nello stesso periodo, registrato per il complesso delle categorie di lavoratori, pari a -14,6%. Il che fa supporre come l'andamento delle denunce abbia accompagnato l’estensione senza limiti dell’utilizzo dei voucher e come il fenomeno infortunistico sia ancora in larga parte un terreno inesplorato, che sfugge più facilmente alle statistiche ufficiali".

Non ha mezze parole Vittorio Angiolini, docente di Diritto Costituzionale presso l’Università di Milano, nel definire i voucher  “Servono  solo e unicamente per precarizzare il lavoro dove non è possibile farlo in un altro modo.  Occorre, invece, riaffermare una linea diretta di tutela del lavoro e far fare un passo in avanti al lavoro e ai lavoratori".

Per Stefano Giubboni, professore di Diritto del lavoro all’Università di Perugia proprio il confronto con l'estero non regge  “Il caso di sfruttamento, che deriva dai voucher rappresenta una peculiarità italiana, che serve a  "securizzare" i datori di lavoro. I neologismi nel mondo del lavoro italiano prosperano, come ben hanno fatto notare in una pièce due giovani attori.

Quella dei voucher rappresenta una situazione che vede “lo svuotamento del valore sociale del lavoro, considerato sempre più una semplice merce”, ha fatto presente il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, per cui meno costa meglio è".  E, purtroppo, sul tema del lavoro insiste una "discrinante etica" non di poco conto, ha sottolineato il Prof. Patrizio Di Nicola, docente di Sociologia del lavoro all'Ateneo La Sapienza di Roma. Che, tuttavia, non ha esitato a far presente come il torto non stia solo da una parte della barricata. Ciò che molti cercano in questa nostra epoca è la "flessibilità".  Ma- e questo è il dato, si finisce per pagare di più, come ha sottolineato la Presidente dell'INCA, richiamando lo studio predisposto da Lisa Bartoli, responsabile comunicazione del Patronato della CGIL, senza ricavarne alcuna tutela previdenziale o assistenziale. Infatti, per ogni voucher riscosso, il lavoratore versa un’aliquota contributiva pari al 25%, ma la pensione vale molto meno.

Secondo lo studio, realizzato dagli esperti previdenziali del patronato, a parità di condizioni reddituali, stante l’attuale normativa, che impone un tetto massimo annuo di utilizzo dei ticket di 7.000 euro (pari a 9.333 euro lordi di reddito), a 70 anni il percettore di voucher potrà contare su un assegno mensile di 208,35 euro, quasi la metà di quello del titolare di partita Iva (402,52 euro), più distante dall’importo che percepirà il collaboratore (526,15 euro) e dalla pensione del lavoratore a Part time (528,89 euro). Se poi il dato del percettore di voucher viene raffrontato con quello degli agricoli, la differenza diventa rilevantissima: l’agricolo avrà una pensione di 1.019,98 euro, con una distanza rispetto al voucherista pari a 811,63 euro mensili.

Gli ultimi tra gli ultimi, sfortunato tra gli sfortunati, come li definisce l’Inca nel dossier, i voucheristi partono svantaggiati sotto tutti i punti di vista. Dati i vincoli normativi, per ogni anno di lavoro pagato con i voucher, riescono ad accantonare soltanto 7 mesi di contribuzione effettiva, presso la gestione separata dell’Inps; il che produce un effetto inevitabile a cascata, che condividono insieme solo con i titolari di partita Iva, per i quali però l’assegno pensionistico finale risulta comunque più alto (526,15 euro).

Ma, non si finisce mai di fare i conti con l'innovazione nel mondo del lavoro, ha sottolineato Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL, ultima categoria "sono gli scontrinisti". pagati attraverso gli scontrini dei prodotti o servizi. "Stiamo facendo un lungo viaggio nel mondo del lavoro". Mentre "lavorare in condizioni regolari si può. da cui l'invito a tutti ad impegnarsi in questi mesi perchè si giunga al voto con il referendum. 

"Il luogo comune -ha aggiunto - che esiste nei momenti di confronto con i datori di lavoro e le associazioni sindacali è che se si eliminano i voucher si torna al lavoro nero. Però il voucher è la nuova frontiera della precarietà, di una condizione strutturale della precarietà.

" Con i voucher, invece, aveva detto poco prima Maria Grazia Gabrielli, segretario generale Filcams Cgil,  si vogliono scardinare i contratti di lavoro strutturati. Il voucher non è altro che una misura depressiva e per questo il referendum non ha solo un valore pratico, ma anche di una cultura e di un modello diverso che deve rappresentare". (28/02/2017-ITL/ITNET)

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