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PATRONATI ITALIANI NEL MONDO - 8 MARZO - INCA CGIL:"RESTITUIRE DIGNITA' ALLA PERSONA, RESTITUENDO VALORE AL LAVORO". PICCININI(PRES.):"NON POSSIAMO SOSTITUIRE LE MIMOSE CON I VOUCHER"

(2017-03-03)

  "Quest’anno la festa dell ’8 marzo cade proprio nel bel mezzo di una campagna referendaria che vede impegnata la Cgil per restituire valore al lavoro e con esso la dignità a tutti gli uomini e le donne, che in questi anni di crisi stanno pagato un prezzo altissimo in termini di precarietà e di insicurezza. L’obiettivo di Lisbona di portare nel nostro paese il tasso di occupazione femminile al 60%, che prima del 2008 sembrava un traguardo quasi raggiungibile, oggi appare addirittura un miraggio. " Lo sottolinea Lisa Bartoli, responsabile comunicazione del Patronato INCA CGIL, in prima linea sulla campagna referendaria della CGIL.

" L’Istat - prosegue Bartoli, ce lo ricorda nel rapporto 2016: siamo al 48,1% delle occupate. Cresce il part time involontario, ma non quello scelto dalle lavoratrici per conciliare tempi di vita e di lavoro, con la conseguenza che si riflette su un tasso di natalità ancora negativo. “Le disuguaglianze di genere, anche salariali – spiega Morena Piccinini, presidente Inca – sono negli occhi delle tante donne, giovani e non, che si rivolgono ai nostri sportelli per un aiuto, per vedersi riconoscere le prestazioni di welfare che spesso sono subordinate a criteri talmente restrittivi da impedirne realmente l’accesso, con il risultato che le risorse stanziate restano inutilizzate”.

Parlano al femminile anche i voucher, l’ultima frontiera della precarietà, contro cui non c’è modifica che possa attenuarne il  carattere negativo. Vanno aboliti e basta, da mesi ripetono le migliaia di persone che partecipano alle assemblee promosse dalla Cgil, per chiedere l’abrogazione legislativa di questo strumento. Nel dossier Inca, presentato a Roma il 28 febbraio, snocciolando alcuni dati diffusi dall’Inps, viene riprodotta una fotografia sconfortante. 

Solo nel 2015, tra i lavoratori attivi (750.000), cioè coloro che hanno una posizione assicurativa già aperta, alimentata anche da prestazioni di sostegno al reddito per disoccupazione, le donne pagate esclusivamente con voucher rappresentano oltre la metà, con un’età media di 35,1 anni di età.

Analogamente avviene tra quelli che l’Inps definisce “silenti”, vale a dire disoccupati di lunga durata. Trecentomila in tutto, con una storia lavorativa alle spalle, che però nel 2015, hanno percepito unicamente ticket. Nel 2010, le donne erano il 54%, mentre nel  2015 la percentuale è balzata al 57%, con un’età media di 36,6 anni. Il 40% del totale non lavorava da un anno, il 20% da due e il restante 40% da oltre 5 anni.

In un crescendo rossiniano di precarietà diffusa dai cosiddetti “buoni lavoro”, l’identikit di Inps sui percettori di voucher si conclude con la categoria di quelle persone prive di posizione assicurativa, cioè coloro che non risultano iscritti a nessuna gestione previdenziale. In tutto sono stati 200.000 nel 2015, sei volte di più di quelli registrati nel 2010; si tratta di lavoratori sempre più giovani, con un’età media che si ridotta continuamente dai 28,3 anni del 2010 ai 22,6 anni del 2015. In questo gruppo, l’incidenza delle donne è prepotentemente salita dal 45% del 2010 al 58% del 2015.
Un quadro sconfortante a cui si aggiunge il dato sugli infortuni lavoro correlati: uno su quattro investe una donna, soprattutto fuori dalle aziende, cioè nel percorso casa lavoro e viceversa, per i quali le lavoratrici pagate con i ticket possono dirsi solo a parole fortunate, perché in questi casi interviene la tutela Inail. La realtà delle cose però racconta un’altra storia, che coinvolge tutti, lavoratori e lavoratrici. Gli incidenti spesso non vengono denunciati e il voucher viene attivato dal datore di lavoro solo quando l’infortunio è davvero grave e non camuffabile dietro una malattia comune.

“Mai come quest’anno – osserva Piccinini – la battaglia per un lavoro dignitoso e per il rispetto dei contratti diventa un imperativo categorico, dal quale non si può sfuggire. E’ una battaglia sacrosanta che deve uscire dal perimetro di genere perché coinvolge la società nel suo complesso e del modello fondato sui diritti e sulla giustizia sociale, che possiamo e dobbiamo saper consegnare anche alle giovani generazioni, che chiedono di cambiare rotta prima che sia troppo tardi; prima che prevalga un mercato del lavoro destrutturato e privo di tutele”. “Alle donne – conclude la presidente dell’Inca - non possiamo sostituire le mimose con i voucher. E’ un dovere di tutti impedirlo”. (03/03/2017-ITL/ITNET)

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