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DIRITTI DEI CITTADINI - DIVARIO GENERAZIONALE - FONDAZIONE VISENTINI: TRIPLICATA LA DISTANZA FRA LE LAME DELLA FORBICE TRA IL 2004 ED IL 2030. GIOVANI DIVENTERANNO GRANDI A 50 ANNI

(2017-03-22)

  Il “Rapporto 2017” della Fondazione Visentini sul divario generazionale. La questione del “divario generazionale”, così come le possibili soluzioni a essa connesse, chiamano in causa i principi stessi di solidarietà (art. 2) e di uguaglianza (art. 3) sanciti dalla nostra Costituzione: non è possibile, infatti, essere «eguali di fronte alla legge» ovvero esercitare i medesimi diritti, sia civili che sociali, se prima non vengono rimosse le condizioni di diseguaglianza che impediscono a tutti di fruirne effettivamente."

E' quanto sottolineato nello studio presentato oggi dalla Fondazione alla  LUISS, con la partecipazione dei Ministri del Lavoro Giuliano Poletti, dell’Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli e della Coesione Territoriale e del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, i risultati e le proposte della propria ricerca su “Il  Divario generazionale tra conflitti e solidarietà. Generazioni al confronto”, realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo e coordinata dai Proff. Luciano Monti e Fabio Marchetti, Condirettori scientifici FBV e docenti LUISS. Con gli interventi della Segretario Generale CGIL Susanna Camusso, del Direttore Area Politiche Industriali Confindustria Andrea Bianchi, del Segretario Confederale CISL Giuseppe Farina e del Presidente Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici Ennio Lucarelli, moderati dalla Direttrice del TG2 Ida Colucci. E le testimonianze di Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca Territori di Intesa Sanpaolo, Enrico Giovannini Portavoce ASviS e Fabrizio Sammarco A.d. di Italia Camp.

In questo quadro, la ricerca ha compiuto un’analisi comparata delle principali esperienze italiane ed europee in tema di riduzione del divario generazionale, attraverso uno specifico Indicatore di Divario Generazionale (messo a punto nel 2015 in un caso di studio territoriale con il ‘ClubdiLatina’).

Una forbice – è emerso - le cui ‘lame’ tra 2004 e stima 2030 triplicano la loro distanza. Se, cioè, un giovane di vent’anni nel 2004, per raggiungere l’indipendenza, doveva scavalcare un ‘muro’ di 1 metro, nel 2030 quel muro sarà alto 3 metri e dunque invalicabile. E, lo stesso giovane, se nel 2004 aveva impiegato 10 anni per costruirsi una vita autonoma, nel 2020 ne impiegherà 18, e nel 2030 addirittura 28: diventerebbe, in sostanza, “grande” a cinquant’anni.

Quali allora le  proposte per superare questa distanza ?
Un intervento diretto a fronteggiare l’emergenza generazionale e a ridurre questa forbice che mina la solidarietà intergenerazionale, deve, in sintesi, essere previsto a due livelli: quello del disagio sociale in generale – di cui il disagio giovanile rappresenta un’importante componente - quello del divario generazionale in particolare. Ciò per assicurare una correlazione, chiara e condivisa, tra i soggetti cui è richiesto un eccezionale sforzo contributivo solidaristico, da un lato, e i soggetti beneficiari, dall’altro; nell’ambito di un intervento organico e sistematico che ponga la questione giovanile al centro dell’attenzione politica (una vera e propria Legge Quadro sulla Questione Giovanile).

Relativamente al primo livello, la proposta della Fondazione prevede una rimodulazione dell’imposizione che, con funzione redistributiva, tenga conto della maturità fiscale; relativamente al secondo, un contributo solidaristico da parte della generazione più matura che gode delle pensioni più generose: doveroso, non solo sotto il profilo etico, ma anche sotto quello sociale ed economico.

Nell’ambito delle soluzioni, viene ipotizzato il coinvolgimento - per tre anni, in un vero e proprio “patto tra generazioni” - di circa due milioni di cittadini pensionati “sottoscrittori”, posizionati nella parte apicale delle fasce pensionistiche, con un intervento rigorosamente progressivo rispetto sia alla capacità contributiva, sia ai contributi versati; e chiamati a ‘contribuire’ allo sviluppo di un altrettanto elevato numero di ‘NEET’ (i giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro, né nella formazione). Ciò attraverso incentivi fiscali la creazione di un adeguato Fondo di solidarietà per le politiche giovanili in grado di rifinanziare molte delle misure messe in campo dal Governo e mappate nel Rapporto, nonché misure straordinarie di contributi e la creazione di strumenti finanziari in grado di moltiplicare l’effetto e sostenere la strategia delineata, mirante a sostenere quantomeno il costo che il nostro Paese sostiene per i NEET. Con la finalità di modificare lo scenario al 2030 delle nuove generazioni italiane, rispetto a quelle dei padri" .E' il quadro di proposte avanzate dalla Fondazione.(22/03/2017-ITL/ITNET)

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