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IMMIGRAZIONE - PRES. MATTARELLA A MATERA:"MEDITERRANEO DA LUOGO DI SCAMBI E CULTURA E' DIVENUTO LUOGO DI SOFFERENZE E MORTE"

(2017-07-17)

"Questa iniziativa è di straordinaria importanza e segue a due altre iniziative: la Cattedra Jean Monnet e la Cattedra Unesco. Vi sono dei legami tra queste tre scelte: la Cattedra Jean Monnet sull'integrazione europea si lega bene alla Cattedra Maritain, così come anche la Cattedra Unesco su paesaggi e cultura comune del Mediterraneo si lega bene a questa nuova Cattedra intitolata a Maritain, nell'ottantesimo anno di 'Umanesimo integrale'." Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all'inaugurazione della Cattedra Jacques Maritain a Matera.

"Il legame tra la Cattedra Unesco e quella Maritain è il Mediterraneo. Il Mediterraneo, da luogo di scambi, di cultura, di commerci, di esperienze, di costumi è in questo periodo un luogo di sofferenze, di traffici disumani, spesso di morte. Occorre far prevalere e riaffermare in pieno il suo carattere di legame di civiltà, come è stato prevalentemente per secoli. La comunanza di paesaggi e di culture costituiscono l'humus, la base per i diritti umani, per la pace, per il dialogo".

"Vi è anche un legame tra la Cattedra Jean Monnet e la Cattedra Jacques Maritain, due grandi francesi, due grandi europei. Basti pensare allo scritto di Maritain del 1940, titolato 'L'Europa e i compiti del dopoguerra' in cui scriveva che il fondamentale compito europeo dopo la guerra sarebbe stato quello di prendere atto della comunità di sentimenti e di pensiero tra gli europei, e che la comunanza di pensiero politico costituiva la base per una reale prospettiva di unione federale.

La vicinanza tra i due personaggi è, anche sotto questo profilo, ma non soltanto, di grande significato.

In realtà entrambi denunciavano quello che Maritain definì 'Il crepuscolo della civiltà'. Nello stesso discorso del 1939 - poc'anzi citato dal professor D'Andrea - Maritain denunziò il crepuscolo di civiltà che si annunziava, polemizzava con le teorie allora prevalenti di Carl Schmitt sul principio di inimicizia che sarebbe stato alla base del rapporto tra le varie comunità politiche diverse; Maritain lo bollava come il principio della supremazia dell'odio, contrapponendo invece l'esigenza di un altro approccio, e lo diceva ben consapevole della deriva estrema che i nazionalisti stavano recando in Europa da lì a poche settimane con lo scoppio della seconda guerra mondiale, crepuscolo di civiltà.

Dovremmo ricordare sempre la riconoscenza perenne che dobbiamo a coloro che allora ebbero la lucidità e il coraggio di denunziarlo. Come Maritain, Hannah Arendt, che denunziava la frattura, la rottura di quell'Europa dei lumi della ragione e dei diritti umani; o come Johan Huizinga, con la sua denuncia sulla crisi della civiltà, prima di morire in un campo di concentramento nel 1945. Personaggi di diversa formazione culturale, di diverse convinzioni, ma tutti accomunati dalla difesa comune della civiltà.

Era una lezione che i pensatori, gli intellettuali, i filosofi impartivano allora alla politica. Occorre rammentarla sempre perché è da quei germi di riserva morale che l'Europa ha trovato la capacità di ripresa e la forza per procedere in scelte di integrazione, sulla base di intuizione di statisti di grande portata e di grande statura: quell'integrazione che da decenni assicura all'Europa pace, crescita costante, libertà.

L'Europa quindi - ma non soltanto l'Europa - è debitrice nei confronti di Jacques Maritain. Molte Costituzioni di grandi Paesi recano tracce del suo insegnamento, così come reca tracce evidenti e molto forti del suo insegnamento la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, quella relazione da lui tenuta nel 1946 che faceva seguito a un suo volume sui diritti dell'uomo e la legge naturale, pubblicato in America nel 1942.

Vi sono quindi insegnamenti che sono alla base di questa decisione dell'Università della Basilicata e dell'Istituto Maritain, di questa Cattedra, a lui dedicata, per la pace, il dialogo e i diritti umani nel Mediterraneo.

In realtà Maritain parla anche al nostro tempo, ai nostri problemi attuali, quelli che oggi affrontiamo. Nel pieno della guerra del '43, in un messaggio da New York, diceva che, sconfitto il nazifascismo, tutte le persone e tutte le nazioni sarebbero state chiamate a occuparsi di problemi che riguardano l'intero mondo. Sembra la fotografia del nostro tempo di oggi, sembra l'immagine delle sfide che dobbiamo affrontare oggi, sfide impegnative, difficili, nuove, ma che vanno regolate affrontandole, e vanno governate. Tutte sfide di carattere globale, mondiale.

Dovremmo rammentare questa esortazione, questa previsione, questa sorta di profezia, e tutti - istituzioni nazionali, regionali, locali, corpi sociali, singoli cittadini - dovremmo rammentare che i nostri problemi sono ormai quelli del mondo, ed esserne all'altezza".(17/07/2017-ITL/ITNET)

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