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ECONOMIA ITALIANA - DISEGUAGLIANZE IN CRESCITA - DALL'ISTAT: "CRESCE REDDITO DISPONIBILE MA A RISCHIO POVERTA' 46,9% A SUD. 24.522 REDDITO ANNUO META' FAMIGLIE ITALIANE

(2017-12-06)

  Una forbice le cui lame si allargano sempre di più: è quel che sta avvenendo in Italia, dove una parte sostanziosa della piccola classe media  - piccoli imprenditori e liberi professionisti in prima linea - sta franando verso condizioni di maggior disagio via via che i risparmi accumulati in passato si stanno esaurendo e le cui nuove generazioni, i millenials,  non hanno la possibilità di prendere quell'ascensore sociale che in passato ha funzionato egregiamente dal dopoguerra fino alla prima decade degli anni 2000.
Migliore, senza dubbio la situazione del ceto impiegatizio e del funzionariato pubblico che ha potuto accedere a rivalutazioni che hanno permesso il mantenimento dello statu quo se non una parziale crescita.
A testimoniare la situazione gli ultimi dati ISTAT, che evidenziano si' nell'indagine  Eu-Silc del 2016 una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie (riferito al 2015), ma associata a un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale.

Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). E' quanto diffonde oggi l'Istat.

La crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata. Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3.

Metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).

L'aliquota media del prelievo fiscale a livello familiare è 19,4%, in lieve calo rispetto al 2014 (-0,25 punti percentuali). Si riduce il carico fiscale sulle prime due classi di reddito (0-15.000, 15.000-25.000 euro) delle famiglie con principale percettore un lavoratore dipendente, per gli effetti della detrazione Irpef di 80 euro.

Nel 2015, il costo del lavoro risulta in media pari a 32.000 euro annui. Il cuneo fiscale e contributivo è pari al 46,0% del costo del lavoro, in lieve calo rispetto agli anni precedenti (46,2% nel 2014, 46,7% nel 2012).

Nel 2016 si stima che il 30,0% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale, registrando un peggioramento rispetto all'anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%.

Aumentano sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%).

Il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.

Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).(06/12/2017-ITL/ITNET)

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