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ECONOMIA ITALIANA - ACCIAIO - ALL'EUROPARLAMENTO DIBATTITO CON COMMISSARIO CECILIA MALMSTROM SU INIZIATIVA PRES. TRUMP AUMENTO DAZI ACCIAIO E ALLUMINIO

(2018-03-08)

Il Parlamento discuterà mercoledì 14 con il Commissario europeo per il commercio, Cecilia Malmström, sulla risposta della UE ai dazi addizionali statunitensi sulle importazioni di acciaio e alluminio.
I deputati discuteranno la decisione del Presidente Donald Trump di imporre nuovi dazi sulle importazioni dall’UE di acciaio e alluminio e le contromisure che l’UE intende adottare, insieme all’impatto sull’occupazione, gli investimenti e i prezzi.

La commissione per il commercio internazionale del Parlamento ha prontamente condannato l’iniziativa americana e sostenuto con forza la Commissione europea nel dare una risposta ferma e immediata, in linea con il diritto commerciale internazionale.

Oggi il presidente americano, Donald Trump, nonostante le proteste internazionali e le dimissioni del suo Consigliere economico  ha firmato,  come preannunciato, il provvedimento che impone dazi del 25% alle importazioni di acciaio e del 10% a quelle di alluminio. I dazi, come informa la Casa Bianca, verranno introdotti tra 15 giorni. Esentati Canada e Messico per questioni di "sicurezza nazionale", ma in questo caso molto dipenderà dall'esito dei negoziati per la riscrittura dell'accordo di libero scambio siglato con gli Usa nel 1994, il Nafta.

"L'industria americana dell'acciaio e dell'alluminio è stata devastata da pratiche commerciali straniere aggressive", ha detto Trump.

In realtà Trump ha scelto una soluzione "flessibile" per i Paesi "amici": riservandosi di aumentare o abbassare i dazi in qualsiasi momento e di esentare provvisoriamente alcuni Paesi come l'Australia. Per Canada e Messico, esentati, molto dipenderà dai negoziati per la riscrittura dell'accordo di libero scambio siglato con gli Usa, il Nafta.

Nel frattempo 11 Paesi-  Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam - hanno formalmente istituito la Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (Cptpp), un accordo che riguarda un mercato di mezzo miliardo di persone e che vale il 13,5% dell'economia globale. L'obiettivo principale dell'accordo è tagliare le tariffe commerciali tra i paesi membri. Trump aveva ritirato gli Usa da Tpp lo scorso anno.  Ora la decisione gli si riversa contro .

Ma quali sono i riflessi  in Italia ed in Europa ?

L' l’Italia  nella partita internazionale non ha perso terreno nei confronti dei principali produttori mondiali di acciaio e riesce a confermarsi al decimo posto assoluto, mantenendo le distanze da Taiwan e Ucraina." scrive "Il sole 24 ore"  L’anno scorso, secondo i dati di Worldsteel, i produttori nazionali hanno messo a terra 24 milioni di tonnellate, circa 600mila tonnellate in più rispetto al 2017 (+2,9%), riportando l’output su livelli che non si vedevano dal 2013. Un risultato significativo, soprattutto se si considera che dal mercato mancano ancora, in linea teorica, alcuni milioni di tonnellate dell’Ilva, impianto che oggi viaggia largamente al di sotto delle sue potenzialità.

Il mini-rimbalzo italiano viaggia in parallelo con la parziale ripresa del mercato europeo che, anche grazie al muro di dazi eretto contro le importazioni dalla Cina e da altri paesi di pratiche commerciali scorrette, ha chiusoe l’anno con una crescita del 4,1% a quota 168,7 milioni di tonnellate, con la Spagna in crescita del 6,1%. la Francia oltre quota 15 milioni di tonnellate e la Germania in recupero del 3,5 per cento.

La quota europea, però, vale solo il dieci per cento della produzione mondiale, pari a 1.691,2 milioni di tonnellate (+5,3%), afferma un altro quotidiana- La Cina da sola, produce oggi il 49,2% dell’acciaio mondiale (era il 49% nel 2016), con una produzione di 831,7 milioni di tonnellate, contro le 786,9 milioni dell’anno prima. C’è il Giappone, prima potenza mondiale dell’acciaio che nel 2017 è stata l’unica nazione siderurgica a non crescere (-0,1%, per un output di 104,7 milioni di tonnellate). È in forte accelerazione invece l’India, che l’anno scorso ha superato il muro delle 100 milioni di tonnellate, con un aumento del 6,2 per cento. Al quarto posto del ranking ci sono gli Stati Uniti, con 81,6 milioni di tonnellate prodotte (+4,1%), seguiti al quinto posto dalla Russia, che l’anno scorso ha aumentato dell’1,3% il proprio output (la macroarea dell’ex Csi è l’unica che non è cresciuta nel 2017) chiudendo a quota 71,3 milioni di tonnellate, e al sesto dalla Corea del Sud, che «vale» oggi 71,1 milioni di tonnellate, il 3,7% in più rispetto all’anno precedente.
(08/03/ 2018- ITL/ITNET)

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