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PENSIONATI ITALIANI NEL MONDO - COMPENDIO PENSIONI INPS: 17.886.623 PENSIONI EROGATE DA INPS DI CUI 13.979.136 DI NATURA PREVIDENZIALE PER UN IMPORTO COMPLESSIVO ANNUO DI 200,5 MILIARDI DI EURO

(2018-03-29)

  L'INPS ha pubblicato un compendio dei dati statistici relativi alle pensioni vigenti alla data del I° gennaio 2018 e liquidate nel 2017.

Le Pensioni vigenti all’1.1.2018 e liquidate nel 2017 erogate dall’Inps sono 17.886.623 di cui 13.979.136 di natura previdenziale, cioè prestazioni che hanno avuto origine dal versamento di contributi previdenziali (vecchiaia, invalidità e superstiti), durante l’attività lavorativa del pensionato; le rimanenti, costituite dalle prestazioni erogate dalla gestione degli invalidi civili (comprensive delle indennità di accompagno) e da quella delle pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale, cioè prestazioni erogate per sostenere una situazione di invalidità congiunta o meno a situazione di reddito basso.

L’importo complessivo annuo risulta pari a 200,5 miliardi di euro di cui 179,6 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Oltre la metà delle pensioni è in carico alle gestioni dei dipendenti privati delle quali quella di maggior rilievo (95,6%) è il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti che gestisce il 48,2% del complesso delle pensioni erogate e il 61,1% degli importi in pagamento.

Le gestioni dei lavoratori autonomi elargiscono il 27,5% delle pensioni per un importo in pagamento del 23,9% mentre le gestioni assistenziali erogano il 21,8% delle prestazioni con un importo in pagamento di poco superiore al 10,4% del totale.

Nel 2017 sono state liquidate 1.112.163 pensioni delle quali poco meno della metà (49,7%) di natura assistenziale. Gli importi annualizzati, stanziati per le nuove liquidate del 2017 ammontano a 10,8 miliardi di euro, che rappresenta circa il 5,4% dell’importo complessivo annuo in pagamento all’1.1.2018

Le prestazioni di tipo previdenziale sono costituite per il 66,6% da pensioni della categoria vecchiaia di cui poco più della metà (56,0%) erogate a soggetti di sesso maschile, per il 6,8% da pensioni della categoria Invalidità previdenziale di cui il 51,0% erogato a maschi e per il 26,6% da pensioni della categoria Superstiti che presentano un tasso di mascolinità pari al 12,1%.

Analizzando le sottocategorie si osserva che circa il 77,5% delle pensioni di anzianità/anticipate sono erogate a soggetti di sesso maschile, mentre tale percentuale si abbassa al 35,3% per le pensioni della sottocategoria vecchiaia. Anche
nell’invalidità previdenziale c’è una distinzione per genere nelle sottocategorie; infatti le due tipologie di prestazione istituite dalla legge 222/84 presentano una preponderanza del genere maschile e precisamente il 66,7% per l’assegno di
invalidità e il 71,6% per la pensione di inabilità; mentre le pensioni di invalidità decorrenti prima della suddetta legge hanno un tasso di mascolinità del 32,0%, dovuto naturalmente all’età elevata dei titolari di queste prestazioni e alla maggiore longevità delle donne

Le prestazioni di tipo assistenziale sono costituite per il 22,1% da pensioni e assegni sociali di cui il 37,0% erogate a soggetti di sesso maschile, il restante 77,9% delle prestazioni sono erogate ad invalidi civili sotto forma di pensione e/o indennità, di queste ultime l’indice di mascolinità è del 40,4%. Analizzando le sottocategorie si osserva che il 44,4% di pensioni e assegni sociali hanno avuto origine da una pensione di invalidità civile; ne deriva che le prestazioni legate all’invalidità sono 3.428.216 e costituiscono l’87,7% del complesso delle prestazioni assistenziali

. La prestazione di maggior rilievo è l’indennità di accompagnamento per invalidi totali che rappresenta il 45,7% della totalità delle prestazioni e costituisce più della metà (52,9%) dell’importo complessivo annuo in pagamento. E’ interessante notare come le prestazioni di tipo assistenziale presentino un tasso di mascolinità costantemente inferiore al 50%; la causa di questo fenomeno può essere attribuito ad una maggiore presenza delle donne nelle classi di età avanzata (con maggior rischio di invalidità) e a una contestuale maggiore esposizione alla povertà (molte donne in età avanzata non hanno avuto versamenti sufficienti per la maturazione di una prestazione previdenziale). Fanno infatti eccezione le indennità di frequenza ai minori, le indennità di comunicazione e le pensioni agli invalidi totali che vengono erogate a soggetti con meno di 65 anni.

Osservando il prospetto 5 relativo alle pensioni previdenziali liquidate nel 2017 si  osservano percentuali sul totale delle categorie di pensione pari rispettivamente al 53,0% per le vecchiaia, al 10,1% per le invalidità previdenziali e al 36,9% per l pensioni ai superstiti

Nell’ambito delle prestazioni di tipo assistenziale si rilevano percentuali sul totale pari a 8,3% per gli assegni sociali e a 91,7% per le prestazioni di invalidità civile.

Le differenze nella distribuzione delle categorie, rispetto a quella rilevata negli analoghi prospetti relativi alle pensioni vigenti all’1.1.2018, sono dovute fondamentalmente all’evoluzione delle modifiche normative nonché alla contestuale
evoluzione della struttura per età della popolazione

Gli  invalidi civili per composizione dell’importo; tale importo può essere costituito da sola pensione, da sola indennità di accompagnamento e da pensione e indennità di accompagnamento.
Le pensioni di invalidità civile hanno un carattere di tipo assistenziale e vengono erogate, sotto limiti reddituali, per 13 mensilità, mentre le indennità di accompagnamento vengono erogate, a prescindere dal reddito, per 12 mensilità e
hanno carattere indennitario.

Nell’osservatorio vengono considerate le prestazioni di invalidità civile in modo distinto tra pensioni e indennità; il numero, pari a 3.045.676, è dato dalla somma delle indennità di accompagnamento (2.113.387) e delle pensioni (932.289).
Considerando invece gli invalidi civili per composizione dell’importo, il numero è di 549.813 sole pensioni, 1.730.911 sole indennità e 382.476 pensioni e indennità di accompagnamento insieme, per un totale complessivo di 2.663.200 invalidi civili.
Si osserva che il numero delle prestazioni di invalidità civile considerate distintamente, è superiore a quello degli invalidi civili per composizione di importo, proprio per il fatto che è possibile beneficiare contemporaneamente di pensione e
indennità.

Analogamente le liquidate nel 2017 per composizione dell’importo sono 480.953 contro 507.223 prestazioni, proprio per il fatto che 26.224 liquidate sono composte contemporaneamente da pensioni e indennità.

Si osserva inoltre che a fronte di un andamento crescente dell’età media di pensionamento si osserva una corrispettiva
decrescita delle pensioni liquidate. L’età media alla decorrenza delle pensioni previdenziali liquidate presenta un andamento sostanzialmente crescente negli anni.

La percentuale di prestazioni assistenziali liquidate  sul totale ha una linea di tendenza crescente passando dal 37,6% nel 2003 al 49,7% nel 2017 con un picco nel 2014 dove si è superato il 54%; l’età media alla decorrenza delle prestazioni assistenziali risulta crescente fino al 2007 (70 anni), in diminuzione dal 2008 al 2014 (68 anni nel 2014) e di nuovo in crescita negli ultimi tre anni, arrivando a 69 anni nel 2017.

L'analisi della distribuzione territoriale offre un quadro conseguente allo sviluppo del Paese:

L’Italia settentrionale, all’1.1.2018, usufruisce del maggior numero di prestazioni pensionistiche; infatti il 48,0% delle pensioni viene percepito da soggetti residenti in questa zona, il 19,2% viene erogato al Centro, mentre il 30,6% in Italia meridionale e isole; il restante 2,2% (392.076 pensioni) viene erogato a soggetti residenti all’estero.

Calcolando il coefficiente di pensionamento grezzo (rapporto tra il numero di pensioni e la popolazione residente per mille) di ciascuna area geografica, si osserva che il Nord continua ad essere l’area con il maggior numero di pensioni per mille residenti (310 per mille), seguita dal Centro con il 284 per mille e dal Mezzogiorno con il 264 per mille.

Osservando la stessa distribuzione per categoria si osserva che il Nord ha un numero di pensioni per residenti maggiore per le categorie vecchiaia e superstiti, seguito dal Centro e dal Mezzogiorno, mentre l’ordine si inverte per le pensioni di
categoria invalidità previdenziale e per le prestazioni assistenziali.

Analizzando più in dettaglio la concentrazione di pensioni sul territorio italiano, la tabella successiva mostra le regioni italiane ordinate in modo crescente in base al coefficiente standardizzato di pensionamento utilizzato per consentire un confronto più corretto fra regioni “più giovani” (teoricamente con meno pensionati) e regioni “più vecchie”.

La regione con minor numero di pensioni previdenziali per residente risulta essere la Sicilia (172 pensioni x 1.000 residenti), seguita dal Lazio con 180 pensioni e dalla Campania (182); in Lombardia dove vengono erogate il 18,6% del totale delle prestazioni previdenziali, il coefficiente standardizzato di pensionamento è pari a 261 pensioni per mille abitanti per un totale di 2.602.268 pensioni. Si osserva che la Liguria che presenta il secondo tasso grezzo più elevato, 279 pensioni per mille residenti, si trova al 9° posto di questa classifica per effetto della distribuzione per età della
popolazione (la Liguria ha la più alta concentrazione di ultrasessantacinquenni in Italia); mentre la Campania che presenta il tasso grezzo di pensionamento più basso, 148 pensioni per mille residenti, si trova al 3° posto poiché, in questo caso, la concentrazione di ultrasessantacinquenni è la più bassa d’Italia.

Nella classifica stilata per le prestazioni assistenziali l’ordine delle regioni si inverte e troviamo quindi le regioni del Nord nei primi posti con Emilia Romagna, Piemonte e Friuli Venezia Giulia, che presentano un tasso standardizzato rispettivamente di 42, 44 e 45 per 1.000 residenti. Chiudono la classifica Sicilia, Campania e Calabria che presentano rispettivamente un tasso standardizzato di 99, 101 e 105 pensioni per 1.000 residenti.

Passando alla distribuzione territoriale degli importi erogati, si osserva che il 55,1% delle somme stanziate a inizio anno sono destinate all’Italia settentrionale (per la categoria Vecchiaia la percentuale passa al 60,1%), il 24,6% all’Italia meridionale e le isole (per la categoria Pensioni e assegni sociali la percentuale passa al 54,2%), il 19,7% all’Italia centrale ed infine lo 0,6% a soggetti residenti all’estero.

L’importo medio mensile della pensione di vecchiaia è di 1.165,18 euro e presenta il valore più elevato nel settentrione con 1.247,46 euro. Gli uomini percepiscono pensioni
mediamente più elevate rispetto alle donne, arrivando ad essere quasi il doppio (+92%) nel settentrione per la categoria vecchiaia.

Si osserva che gli importi medi mensili delle pensioni i cui titolari risiedono all’estero sono molto bassi; il fenomeno è spiegabile in larga misura dal fatto che molte di queste pensioni sono erogate in regime di convenzione internazionale, cioè i percettori hanno maturato il diritto in diversi paesi e l’Italia paga solamente la parte di propria competenza.

La distribuzione per età
L’età media dei pensionati è 73,9 anni con una differenza tra i due generi di 4,6 anni (71,3 anni per gli uomini e 75,9 anni per le donne).

Riguardo le pensioni della categoria Vecchiaia, si osserva che il 28,8% delle pensioni è erogato a persone di età nferiore a 70 anni; tale percentuale si alza fino al 30,7% per i pensionati di vecchiaia di sesso maschile. Ciò è giustificato dalllo elevato numero di pensioni di anzianità liquidate negli anni passati.

Il 62,7% dei titolari di pensioni di invalidità previdenziale di sesso maschile hanno età compresa inferiore a 70 anni, mentre le pensionate titolari della stessa categoria di pensione hanno per il 55,7% età superiore o uguale a 80 anni. Ciò dipende dal fatto che gran parte delle pensioni di invalidità liquidate prima della legge 222/1984 è di sesso femminile (fatto dovuto anche alla maggiore longevità delle donne), mentre, l’invalidità previdenziale liquidata con la normativa vigente è una prestazione a carattere maggiormente maschile (per le liquidate nel 2017 il tasso di mascolinità delle
pensioni di invalidità previdenziale è stato del 65%).

Si nota che anche nell’invalidità civile, i titolari di sesso maschile si concentrano nelle prime classi di età; il 54,1% dei titolari di prestazioni di invalidità civile di sesso maschile ha un età inferiore a 60 anni; tale percentuale scende al 31,9% per le titolari di sesso femminile che invece presentano una concentrazione molto alta nelle età avanzate (46,4% per età uguali o superiori a 80 anni).

Osservando  i coefficienti grezzi di pensionamento (numero di pensioni per 1000 residenti), si rileva che la popolazione fra 75 e 79 anni ha in media più di una pensione a testa e quella di età superiori a 90 anni quasi due (1.848 per 1.000 residenti). Questo succede perché, in linea generale, con l’avanzare dell’età sussiste una maggiore probabilità di invalidarsi e/o di rimanere vedove/vedovi.

Analizzando la distribuzione per classi di importo mensile delle pensioni si osserva una forte concentrazione nelle classi basse. Infatti il 62,2% delle pensioni ha un importo inferiore a 750,00 euro. Questa percentuale, che per le donne raggiunge il  75,5%, costituisce solo una misura indicativa della “povertà”, per il fatto che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi.
A tal fine si evidenzia che delle 11.117.947 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 44,3% (4.930.423) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile.

In questo caso il divario tra i due generi è accentuato; infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 44,5% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia si osserva che questa percentuale scende al 23,0%, e di queste solo il 22,5% è costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito. Sempre per i maschi, si osserva che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso fra 1.500 e 3.000 euro.

Analisi delle serie storiche
Il numero di prestazioni pensionistiche dall’1.1.2004 all’1.1.2018 è aumentato del 2,3% passando da 17.312.270 a 17.716.3415 . A partire dal 2013 si sta però assistendo ad una inversione di tendenza; infatti, mentre dal 1.1.2004 al 1.1.2012 il numero delle pensioni è incrementato mediamente dello 0,7% annuo per un complessivo 6,1%, negli ultimi 6 anni è iniziato a decrescere mediamente dello 0,6% annuo, con un decremento complessivo del 3,5%.
L’importo complessivo annuo in pagamento è aumentato mediamente del 2,4% annuo.

Dall’analisi per categoria si osserva una evidente diminuzione delle pensioni di invalidità previdenziale dovuta essenzialmente all’invecchiamento dei beneficiari delle pensione di invalidità previdenziale ante legge 222/1984 ed un analogo aumento delle prestazioni agli invalidi civili.

L’analisi delle pensioni rapportate alla popolazione residente in Italia, evidenzia una marcata differenza per categoria di pensione. Si osserva una diminuzione del coefficiente di pensionamento per le pensioni previdenziali che passa da 245 rilevato al 1.1.2004 all’attuale 225; contestualmente le prestazioni assistenziali presentano una crescita del coefficiente, intervallata da una stabilizzazione a poco superiore a 60 pensioni x 1000 abitanti dal 2010 al 2014. (29/03/2018-ITL/ITNET)

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