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FISCO E TRIBUTI - FLAT TAX - LA PROPOSTA DELL'EURISPES: "LE MISURE PER REALIZZARE UNA RIFORMA SERIA E CONCRETA DEVONO PARTIRE DAI DATI SULL'ECONOMIA NON OSSERVATA E L'EVASIONE FISCALE""

(2018-06-18)

  “Se si vuole procedere ad una riforma seria, l’introduzione della flat tax dovrebbe essere preceduta da simulazioni sui dati relativi alle dichiarazioni fiscali, dall’analisi dei dati della “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva”, e dei dati relativi al consumo delle famiglie italiane. Si dovrebbero poi acquisire ulteriori dati, quali, ad esempio: la composizione delle famiglie “fiscali” italiane per fasce di reddito; i dati sull’evasione fiscale distinti per settori; i redditi da dividendi di società di capitali per soci qualificati e non qualificati; i dati di altri redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, a imposta sostitutiva o a tassazione separata. Queste dovrebbero essere alcune, prime, indispensabili, direttrici di fondo su cui impostare, fin da subito, una concreta fattibilità della riforma”. Lo sostiene il Direttore dell’Osservatorio sulle Politiche Fiscali dell’Eurispes, Giovambattista Palumbo, avanzando la proposta dell'Eurispes

“In linea generale, infatti oggi sono i lavoratori gli unici ad essere davvero sottoposti alla progressività per aliquote, mentre tra le diverse fonti di creazione della ricchezza, quella derivante dal fattore lavoro dovrebbe essere, semmai, la più tutelata”, prosegue.

“Per flat tax si intende un tipo di tassazione ad aliquota unica, tra il 15 e il 20 per cento (in sostanza proporzionale e non progressiva). Riguardo ai redditi individuali, l’imposta dovrebbe essere applicata a partire da una determinata soglia di reddito, considerata esente in quanto di sussistenza. La strada da percorrere sarebbe dunque quella di un’aliquota unica per tutti i redditi personali, salvo prevedere poche e mirate deduzioni per i redditi medio-bassi, riconosciute in maniera differente a seconda della composizione del nucleo familiare. Per i redditi d’impresa l’obiettivo della flat tax (laddove, come noto, un’aliquota flat, in questo caso, c’è già) dovrebbe invece mirare a colpire esclusivamente gli utili derivanti dall’attività imprenditoriale, riconoscendo una serie di detrazioni relative a stipendi pagati ai lavoratori, costo di beni e servizi necessari alla produzione, spese per gli immobili in cui si svolge l’impresa, etc., tutti fattori questi che già scontano una propria tassazione.

La proposta di un’imposta ad aliquota unica non è del resto una novità, risalendo ad un economista americano, Alvin Rabushka, facente parte della scuola di pensiero economica supply-side economics, che tanto ha influenzato la politica economica reaganiana. Secondo tale teoria, un’imposta sul reddito ad aliquota unica sarebbe un utile strumento per alleggerire e semplificare la tassazione, anche in vista di una graduale riduzione del peso dello Stato nell’economia. La politica economica dovrebbe in sostanza mirare ad abolire tutti gli ostacoli alla concorrenza perfetta, al fine di liberare le forze di mercato (secondo il modello teorico della “curva di Laffer”, infatti, una riduzione delle aliquote d’imposta può produrre un aumento dell’attività economica e quindi delle entrate fiscali).

Le prime forme di sperimentazione di flat tax sono state adottate nelle isole di Jersey (1940), di Guernsey (1960) e ad Hong Kong, dove venne introdotta nel 1947. Nei Paesi dell’est Europa, poi, tale tipo di imposizione ha in pratica sostituito le tradizionali imposte progressive sul reddito. Perfino in Spagna e Germania si sono valutati, negli anni, gli effetti di una sua introduzione. Basti pensare che Kirchhof, all’epoca consulente della candidata al governo Angela Merkel, già nel 2005, aveva avanzato la proposta di un’aliquota massima del 25% sui redditi delle persone fisiche e delle società.

Certo, all’adozione della flat tax dovrebbe seguire un’effettiva ed efficace semplificazione normativa ed un notevole rafforzamento del sistema legale e di giustizia fiscale, facendo, in pratica, pagare davvero a tutti tutto il dovuto. E, in vista del mantenimento di un’adeguata soglia di gettito fiscale si dovrebbero abolire almeno parte delle detrazioni in vigore. D’altro canto, non è vero che vi sarebbero problemi di compatibilità con l’attuale sistema tributario, laddove il sistema attuale di tassazione del reddito individuale è solo apparentemente improntato alla progressività delle aliquote.

Molti redditi personali sono infatti, già oggi, tassati in modo “piatto”. Il caso emblematico è quello dei redditi di natura finanziaria, ma stesso discorso vale per i redditi di terreni e di taluni fabbricati, i redditi dei lavoratori autonomi in regime dei minimi, le imprese individuali e società di persone in regime IRI, etc.

In questo quadro, quindi, si dovrebbe procedere a calcolare il differenziale di gettito erariale relativo al sistema proposto e a formulare un’ipotesi di quantificazione dell’incremento delle entrate erariali, dovuto alla riduzione dell’evasione fiscale e all’incremento della spesa per consumi. Si dovrebbero poi acquisire ulteriori dati specifici, necessari per la quantificazione del gap di gettito e per le coperture, quali, ad esempio:

1) La composizione delle famiglie “fiscali” italiane per fasce di reddito;

2) I dati sull’evasione fiscale per settori;

3) I redditi da dividendi di società di capitali per soci qualificati e non qualificati;

4) I dati di altri redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, a imposta sostitutiva o a tassazione separata.

Più nel dettaglio, prosegue l'esponente dell'Eurispes la quantificazione dell’impatto sul gettito erariale dei carichi familiari dovrebbe essere effettuata rilevando il dato complessivo delle detrazioni per familiari a carico, spettanti ai contribuenti sulla base delle dichiarazioni presentate, anche se si tratterebbe di un dato valorizzato in eccesso, perché una parte di queste detrazioni potrebbero non essere state sfruttate per incapienza dell’imposta.

Inoltre, con l’obiettivo di effettuare un’analisi più precisa, che preveda magari l’introduzione di un nuovo sistema di deduzioni legato ai carichi familiari, che andrebbe a sostituire l’attuale sistema di detrazioni, occorrerebbe conoscere la composizione dei familiari a carico dei dichiaranti per le diverse classi di reddito.

Uno dei punti principali della sostenibilità del sistema è poi l’aumento di base imponibile, dovuto all’emersione dell’attuale economia sommersa. Per arrivare però ad una valorizzazione quanto più precisa possibile di tale emersione, occorrerebbe avere dati effettivi sull’attuale evasione fiscale, con il maggior livello di dettaglio possibile, divisi in relazione ai diversi settori che potrebbero essere inclusi nel paniere di beni/servizi deducibili.

E ancora, l’introduzione di un sistema fondato su una flat tax dovrebbe prevedere l’eliminazione della tassazione sui dividendi societari, per non creare una disparità di trattamento per le società di capitali, che sarebbero altrimenti penalizzate a seguito di tale doppia tassazione rispetto ad altre forme di svolgimento di attività d’impresa, che sconterebbero solo l’aliquota proporzionale (imprese individuali e società di persone). Per verificare la fattibilità di tale modifica e il relativo impatto sul gettito, occorrerebbe però conoscere il dato complessivo dei dividendi, distinto per soci qualificati e non qualificati.

L’analisi dovrebbe, infine, essere estesa per valutare se includere nel reddito complessivo da tassare con l’aliquota proporzionale tutti gli altri redditi già attualmente soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, o a imposta sostitutiva, o a tassazione separata. Per valutare l’impatto della variazione di tassazione su questi redditi, occorrerebbero i dati dei redditi complessivi e della relativa imposta complessiva, divisi per le diverse tipologie di reddito (a titolo meramente esemplificativo: gli interessi sui conti correnti non relativi all’attività d’impresa, gli interessi sui Bot e quelli su obbligazioni quotate; il Tfr, le plusvalenze dovute alla cessione onerosa o alla liquidazione di azienda posseduta da più di 5 anni, i premi e le vincite, etc.).

Queste potrebbero dunque essere alcune, prime, indispensabili, direttrici di fondo su cui impostare, fin da subito, una concreta fattibilità della riforma”.conclude l'Osservatorio dell'Eurispes.(18/06/2018-ITL/ITNET)

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