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MIGRAZIONI - RAPPORTO OCSE : IMMIGRAZIONE IN CALO IN ITALIA MA INCREMENTO STIME PIU' DEL DOPPIO RISPETTO AI DATI

(2018-06-20)

  Gli sbarchi di migranti sulle coste italiane, nel 2017, sono calati del 34% rispetto al 2016 e del 22% rispetto al 2015, in seguito agli accordi firmati da Italia e Libia, all’inizio del 2017, che limitano i flussi migratori dall’Africa. È quanto attestato dall’OCSE nell’ultimo rapporto annuale sulle migrazioni  internazionali, presentato a Parigi, il 20 giugno, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato.

Con riferimento alla provenienza, i principali Paesi di origine dei migranti in Italia rimangono la Nigeria, la Guinea e la Costa d’Avorio. Nel 2016, invece, si è registrato un incremento del 13% rispetto al 2015 per quanto riguarda la naturalizzazione, cioè l’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di cittadini stranieri.

Allo stesso tempo, sono aumentati dell’11%, tra il 2015 e il 2016, i cittadini italiani che hanno dichiarato di aver trasferito la loro residenza all’estero.  Ma le stime raddoppierebbero il numero di expats tra i 200.000 ed i 300.000. Un esodo.

Secondo il rapporto, nel 2017, 16.000 minori non accompagnati sono arrivati nel nostro Paese dall’Africa. Pur rappresentando il 39% in meno rispetto al 2016, tale numero costituisce una quota significativa del totale degli sbarchi, pari, nel 2017, a 119.000. A marzo 2017, peraltro, è stata approvata la legge “Disposizioni sulle misure per proteggere i minori stranieri non accompagnati” che ha introdotto novità significative in materia di assistenza e integrazione di tale specifico gruppo di immigrati in Italia.

Più in generale, con riferimento ai Paesi dell’OCSE, i flussi migratori sono leggermente diminuiti per la prima volta dal 2011. Nel 2017, sono stati 5 milioni i nuovi immigrati permanenti nei Paesi OCSE, a fronte dei 5,3 milioni del 2016. Un trend analogo si registra anche con riferimento alle richieste di asilo: 1,2 milioni quelle presentate nel 2017, a fronte di 1,6 milioni nel 2016. Peraltro, solo la metà delle domande di asilo è stata presentata in Europa, mentre il restante 50% si è distribuito negli Stati Uniti, in Australia e in Canada.

Attualmente gli Stati membri dell’OCSE ospitano circa 6,4 milioni di rifugiati, più della metà dei quali si trova in Turchia. Con riferimento alla provenienza, i tre principali Paesi di origine dei richiedenti asilo sono l’Afghanistan, la Siria e l’Iraq.

Il segretario generale dell’OCSE, Angel Gurrìa, ha evidenziato i risultati positivi conseguiti dai Paesi in termini di integrazione e di sviluppo delle iniziative per l’apprendimento linguistico e il riconoscimento delle qualifiche degli immigrati, ma ha sottolineato la necessità di coinvolgere i datori di lavoro nel miglioramento dell’integrazione lavorativa degli stranieri e di approfondire la cooperazione intergovernativa nella gestione dei flussi migratori, specialmente a livello europeo. Il rapporto registra, inoltre, il permanere di un diffuso sentimento di preoccupazione, da parte dell’opinione pubblica, relativamente all’impatto dei rifugiati sul mercato del lavoro ma rassicura sul fatto che, fatta eccezione per alcuni settori e Paesi, come l’Austria e la Germania, il fenomeno non avrà dimensioni significative e comporterà solo un aumento dello 0,4% della popolazione in età lavorativa entro dicembre 2020.

Secondo il rapporto, la sfida attuale consiste, pertanto, nel gestire l’integrazione, specialmente a livello lavorativo, e “rispondere alle preoccupazioni riguardanti l’uso abusivo dei canali di immigrazione”. Gli Stati dovrebbero quindi concentrarsi sulle politiche del mercato del lavoro per sostenere i rifugiati, fornendo loro percorsi di formazione e di sviluppo delle competenze, e migliorare le azioni coordinate per contrastare l’immigrazione illegale, nonché l’assunzione illegale di lavoratori stranieri. A riguardo, il rapporto suggerisce di ricorrere a ispezioni e di istituire canali di migrazione legale della manodopera.

L’immigrazione e l’asilo nell’Unione Europea - segnala la nota dell'Osservatorio Internazionale sulla Sicurezza dell'Università LUISS -saranno al centro del vertice informale che si svolgerà a Bruxelles, il 24 giugno, fra i capi di Stato e di governo di Francia, Italia, Germania, Spagna, Grecia, Malta, Bulgaria e Austria e i rappresentanti delle istituzioni europee.(20/06/2018-itl/itnet)


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