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DONNE - EUROPA - PARERE CESE SITUAZIONE DONNE CON DISABILITA': 40 MILIONI DONNE DOPPIAMENTE DISCRIMINATE. IMPEGNO PARLAMENTO EUROPEO

(2018-07-19)

L'UE conta 25 milioni di disoccupati e 122 milioni di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale. Questi dati pongono in evidenza la necessità di una maggiore convergenza economica per migliorare la vita dei cittadini europei. Ma se politiche inclusive e attive per il mercato del lavoro sono essenziali per assicurare posti di lavoro dignitosi alle persone, i sistemi di sicurezza sociale equi ed efficienti sono fondamentali per garantire la protezione sociale di tutti e l'inclusione sociale di coloro che sono ancora esclusi dalla società.

Di qui l'attenzione dl CESE nei confronti delle  donne con disabilità che rappresentano il 16% del totale della popolazione femminile ovvero circa 40 milioni di donne e ragazze con disabilità.
Le donne disabili occupano, infatti, un posto chiaramente sfavorevole nella società e subiscono discriminazioni in tutti i settori della vita, compresa la condizione di svantaggio socio-economico, l'isolamento sociale, la violenza contro di loro, sterilizzazioni e aborti forzati, accesso inadeguato ai servizi della comunità, alloggi di scarsa qualità, investimenti in istituti, assistenza sanitaria inadeguata e privazione della possibilità di contribuire e partecipare attivamente alla società.

Il CESE ha licenziato l'11 luglio un parere dopo aver esaminato la situazione delle donne disabili nell'Unione europea, formulando  raccomandazioni per il miglioramento della loro condizione.

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE), l'organo che rappresenta la società civile organizzata dell'UE, ha invitato le istituzioni europee e gli Stati membri a fare molto di più per proteggere le donne e le ragazze con disabilità, all'incirca 40 milioni di donne che  nella società europea devono costantemente far fronte ad una discriminazione dalle molteplici forme, dovuta sia al loro genere che alla loro disabilità, e che spesso ha come conseguenza l'esclusione sociale.

Nel parere sull'argomento, adottato nella sessione plenaria di luglio, il CESE osserva che l'UE e i suoi Stati membri non dispongono di un quadro giuridico solido atto a tutelare e garantire i diritti umani di tutte le donne e le ragazze con disabilità. Non solo: da un lato, le loro politiche di genere non tengono conto della questione della disabilità, e specularmente, dall'altro, essi non hanno integrato una prospettiva di genere nelle loro strategie in materia di disabilità, il che contravviene alla legislazione in vigore in questo campo.

"Le donne con disabilità hanno bisogno di un sostegno ad hoc, eppure non viene loro riservata un'adeguata attenzione in nessuna delle strategie dell'UE, né nella strategia dedicata alle donne né in quella a favore delle persone con disabilità. È come se queste donne non esistessero, come se valessero meno del resto della popolazione", ha puntato il dito la relatrice del testo Gunta An?a dinanzi all'Assemblea plenaria.

Nel parere il Comitato esorta inoltre l'UE e i suoi Stati membri ad attuare la Convenzione dell'ONU sui diritti delle persone con disabilità e in particolare l'articolo 6, relativo alle donne con disabilità.

Invita anche ad utilizzare i fondi UE per aiutare gli Stati membri a promuovere l'accessibilità e la non discriminazione nei confronti delle donne e delle ragazze con disabilità.

Il CESE insiste sull'importanza che l'UE e gli Stati membri aderiscano alla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: rispetto alle altre donne, infatti, le donne con disabilità sono da 3 a 5 volte più esposte al rischio di diventare vittime di violenza.

Chiede, inoltre, un migliore accesso all'assistenza sanitaria per queste donne, tanto a servizi specificamente concepiti per le persone con disabilità quanto a servizi di assistenza sanitaria di carattere più generale. Poiché le strutture e le attrezzature per l'assistenza sanitaria, comprese le apparecchiature per la mammografia e i lettini per gli esami ginecologici, presentano spesso problemi di accessibilità fisica per le donne con disabilità,  per cui finiscono per essere escluse da misure di medicina preventiva, ad esempio dagli screening dei tumori al seno.

"Molti responsabili politici semplicemente ignorano questo gruppo, e mancano sufficienti studi e dati statistici al riguardo. Non solo la condizione delle donne e ragazze con disabilità è peggiore rispetto a quella delle donne non disabili, ma lo è anche rispetto a quella degli uomini con disabilità", ha precisato Gunta An?a.

Sono spesso escluse da un'istruzione e una formazione inclusive, e presentano un basso tasso di occupazione: 18,8 %, rispetto al 28,1 % degli uomini con disabilità che hanno un lavoro. Le donne con disabilità non assumono ruoli guida o dirigenziali e non prendono sufficientemente parte alla vita politica né alla vita pubblica. Tutti questi fattori le espongono a un rischio maggiore di esclusione sociale e di povertà.

Nel parere il CESE mette particolarmente l'accento sui diritti sessuali e riproduttivi, che vengono spesso negati alle donne con disabilità a causa di stereotipi e pregiudizi dannosi presenti sia all'interno della cerchia familiare che nella comunità di appartenenza.

"Alle donne con disabilità in molti casi viene consigliato di sottoporsi alla sterilizzazione, poiché viene loro ripetuto che è meglio che non abbiano bambini. Chi tra queste donne desidera avere figli trova scarsissimo sostegno", ha dichiarato An?a. Il CESE chiede pertanto di porre fine alle sterilizzazioni forzate e insiste perché a tutte le donne sia riconosciuto il diritto di decidere in piena autonomia se conservare la loro fertilità o fondare una famiglia.

"Alcune leggi impediscono alle donne con disabilità di prendere decisioni in merito alla loro vita. Diversi ostacoli si frappongono inoltre all'esercizio dei loro diritti di cittadine dell'UE," ha concluso la relatrice An?a.

Oltre al fatto di doversi battere contro la Storia, gli atteggiamenti e i pregiudizi, le donne e le ragazze con disabilità sono totalmente ignorate dai mezzi d'informazione, che al massimo le "considerano da una prospettiva medico-sanitaria asessuata", passando sotto silenzio le loro capacità e il loro contributo all'ambiente in cui vivono.

Il CESE propone all'UE e agli Stati membri di lanciare una campagna di sensibilizzazione sulle normative in materia di disabilità, per rafforzare la visibilità delle donne disabili e contribuire a combattere i pregiudizi nei loro confronti.

Nel corso del dibattito sul parere alla plenaria del CESE, è stato sottolineato che le donne con disabilità dovrebbero partecipare attivamente in tutti gli Stati alle elezioni europee, non solo in quanto elettrici, ma anche come candidate.

Il parere è stato elaborato su richiesta del Parlamento europeo, quale contributo del Comitato alla relazione sull'argomento che il PE pubblicherà in autunno.(19/07/2018-ITL/ITNET)

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