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SICUREZZA SOCIALE - PENSIONE DI CITTADINANZA : DAL I° GENNAIO INTEGRAZIONE ASSEGNI PENSIONE INFERIORI A 780 EURO

(2018-10-03)

  Tra le novità della legge di Bilancio 2019 anche la pensione di cittadinanza. Come confermato dal Governo, dopo l’approvazione della nota di aggiornamento al DEF, dal 1° gennaio 2019 i pensionati che percepiscono un assegno inferiore a 780 euro riceveranno un’integrazione da parametrare in base alla scala OCSE per i nuclei familiari più numerosi, secondo i medesimi parametri del reddito di cittadinanza.
L’intervento ha l’obiettivo di sostenere economicamente i pensionati in situazione di indigenza e rilanciare i consumi.

Secondo il provvedimento depositato (nel 2013) dal Movimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza si prevederebbero: per 2 componenti (genitore solo) 1.014 euro; per 2 componenti: 1.170 euro; per 3 componenti (genitore solo): 1.248 euro; per 3 componenti 1.404 euro; per 4 componenti (genitore solo) 1.482 euro; per 4 componenti: 1.630 euro; per 5 componenti (genitore solo) 1.716 euro; per 5 componenti 1.872 euro.

E’ di conseguenza ipotizzabile che per ottenere l’integrazione sia necessario presentare copia della dichiarazione ISEE e l’autodichiarazione attestante i redditi percepiti nei 12 mesi precedenti la richiesta nonché i redditi certi, percepibili nei successivi 12 mesi, da parte del soggetto richiedente e da tutti i componenti del nucleo familiare di appartenenza

La pensione di cittadinanza che dovrebbe avere un costo stimato non inferiore ai 5 miliardi di euro verrebbe finanziata sia con le risorse finanziarie ad hoc stanziate nella legge di Bilancio che con il collegamento creato con il provvedimento all’esame della Camera recante “Disposizioni per favorire l'equità del sistema previdenziale attraverso il ricalcolo, secondo il metodo contributivo, dei trattamenti pensionistici superiori a 4.500 euro mensili” in base al quale i proventi del ricalcolo verrebbero destinati proprio a integrare le pensioni minime fino ai 780 euro.

Per quanto riguarda le Pensioni d’oro: al via l’iter alla Camera (con qualche correttivo) si prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2019, una rideterminazione dell’importo dei trattamenti pensionistici pari o superiori a 90.000 euro lordi annui.

In particolare, il provvedimento introduce, a regime, un meccanismo di rideterminazione dei suddetti trattamenti pensionistici in relazione alla quota retributiva della pensione (cioè della quota di pensione calcolata sulla retribuzione posseduta).

Il meccanismo introdotto si riferisce ai trattamenti pensionistici futuri a quelli in essere per il periodo dal 1° gennaio 1996 (anno di entrata in vigore del sistema contributivo) al 31 dicembre 2018 e a quelli antecedenti al 1° gennaio 1996, basati sul sistema di calcolo retributivo, agendo in questi ultimi due casi anche retroattivamente sui parametri normativi che nel corso del tempo hanno presieduto al calcolo dei trattamenti pensionistici.

La rideterminazione è legata all’età di pensionamento, più precisamente alla differenza tra età anagrafica effettiva del pensionamento ed età anagrafica definita dalla normativa vigente per le pensioni future. Si prevede nello specifico all’art. 3, l’istituzione di un apposito Fondo risparmio, presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nel quale confluiscono tutti i risparmi ottenuti con la rideterminazione dei trattamenti pensionistici pari o superiori ad 90.000 euro lordi annui.

Le modalità di attuazione e gestione del richiamato Fondo è demandata ad un apposito decreto interministeriale, da emanarsi entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento in esame. Lo stesso decreto, si prevede nella proposta di legge, contiene altresì le destinazioni degli aumenti ottenuti a favore delle pensioni minime e le pensioni sociali. (03/10/2018-ITL/ITNET)

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