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IMMIGRAZIONE - DALL'ASSISE FCEI2018 L'APPELLO AD UN’EUROPA ECUMENICA, SOLIDALE E DEI DIRITTI

(2018-11-17)

  "Dobbiamo denunciare incessantemente l’ingiustizia: questo è il ruolo profetico delle chiese, che unisce un’intesa spiritualità all’azione per la giustizia”. Con queste parole il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha aperto oggi a Roma la I Assise FCEI.

Durante il culto inaugurale, ha commentato la parabola della vedova e del giudice iniquo (Luca, 18) che ha al centro la perseveranza nella richiesta di giustizia e si conclude con un interrogativo: “Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà fede sulla terra?”. “Una domanda inquietante e per nulla teorica – ha detto Negro – ma non disperata perché ci invita a riflettere sulle strategie di resistenza, o come si dice oggi di resilienza, delle nostre piccole chiese evangeliche italiane”.

“Una società complessa merita una definizione plurale coesa e reciproca” ha affermato Paolo Naso, Commissione studi della FCEI, introducendo i lavori dell’evento pubblico, che ha seguito il culto, dal titolo “Per un’Europa della solidarietà e dei diritti”, nella gremita Aula dei Gruppi parlamentari.  “Oggi assistiamo a politiche che scommettono non sull’integrazione ma su una dis-integrazione polarizzata e conflittuale. La nostra proposta è quella di un’alleanza ecumenica per una nuova Europa e di un impegno responsabile per la democrazia.”

Il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), si è soffermato sul senso ecumenico dell’esperienza dei Corridoi umanitari: “Dobbiamo guardare all’Italia come luogo in cui, malgrado lo squilibrio numerico tra la chiesa cattolica di maggioranza e le minoranze protestanti è nata una straordinaria pratica ecumenica da prendere a modello”.

Daniele Garrone, teologo protestante, invitando le chiese a un “faticoso lavoro di risalita sul fronte della cultura e della riflessione”, ha sottolineato come le parole “solidarietà” e “diritti” siano “non buoniste, ma giuste, ragionevoli e utili” perché fondative delle nostre repubbliche democratiche nate all’indomani delle tragedie europee del XX secolo.

Monsignor Marco Gnavi, della Comunità di Sant’Egidio ha parlato dell’esasperazione emotiva che nasconde altri problemi profondi dell’Europa: “Non possiamo prenderci il lusso di essere pessimisti. La crisi può essere epifania di altre risorse. Il nostro è un alfabeto di riconciliazione per costruire una comunità multiforme”.

“C’è una grande ipocrisia sul tema dell'immigrazione che mette in discussione il principio di solidarietà che ritroviamo sia nella Costituzione italiana che nel Vangelo – ha affermato la parlamentare europea Elly Schlein –. Da un lato si chiede la legalità, ma poi non si lavora su politiche che possano permettere il regolare ingresso o ricollocamento dei migranti. Dobbiamo dare all’Europa un respiro sociale; solo l’Unione è in grado di affrontare le sfide a cui l’Italia da sola non potrebbe rispondere”.

Giuliano Savina, direttore dell’Ufficio nazionale ecumenismo e dialogo interreligioso (UNEDI) della Conferenza episcopale italiana (CEI) e Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, hanno portato un messaggio di saluto ricordando l’impegno comune per il dialogo ecumenico, per l’accoglienza, per la solidarietà e per i diritti.

I lavori dell'Assise FCEI proseguono a Pomezia fino a domenica 18 sotto la presidenza del pastore Peter Ciaccio. 150 tra delegati e ospiti delle chiese battiste, metodiste, valdesi, luterane, Esercito della Salvezza e alcune chiese libere, stanno discutendo il rapporto triennale del Consiglio FCEI. Fra i temi di riflessione, il movimento ecumenico, la libertà religiosa, l’accoglienza ai rifugiati e richiedenti asilo, il dialogo interreligioso e il ruolo pubblico del protestantesimo in Italia oggi. (17/11/2018-ITL/ITNET)

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