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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - RUSSIA - ALL'ERMITAGE INEGUAGLIABILE MOSTRA OPERE PIERO DELLA FRANCESCA,"MONARCA" DELLA PITTURA. INTERVISTA CURATRICE TATIANA KUSTODIEVA ANTEPRIMA ITALIANNETWORK

(2018-12-04)

  Il Museo Ermitage, a San Pietroburgo,  possiede un numero considerevole di dipinti eseguiti dai piu' grandi maestri italiani, forse la piu’  importante collezione d'arte italiana fuori dall’Italia. Vanta opere di Leonardo, Raffaello, Tiziano, Michelangelo, Canova, solo per citarne alcuni… ma "nella sua raccolta non vi e’ neanche un dipinto di Piero della Francesca "  parole che rivelano il personale cruccio di Tatiana Kustodieva, curatrice della mostra e responsabile della Sezione di Arte Europea Occidentale dell’Ermitage. Ma l'appassionata studiosa dell'arte italiana potrà finalmente far scoprire, nei prossimi giorni, ai visitatori dell'Ermitage, uno dei più grandi  artisti del Primo Rinascimento. Il museo russo gli dedica, infatti, a partire dal 6 dicembre, una grande mostra dal titolo “Piero della Francesca. Monarca della pittura”. Molti i motivi di soddisfazione per la curatrice della mostra, che li illustra personalmente ai lettori di Italiannetwork/Italialavorotv nel corso di un' approfondita intervista  rilasciata in anteprima internazionale.

“La mostra su Piero della Francesca (Sansepolcro 1412 – Sansepolcro1492), che coincide con i festeggiamenti per il compleanno del museo fondato da Caterina II,  è  l'evento clou di tutta la stagione ed è sicuramente uno dei progetti espositivi piu’ importanti mai realizzati. Per l’occasione  siamo riusciti a riunire undici lavori di Piero, mai nessun museo al mondo aveva presentato cosi' tante sue opere insieme"  fa presente Tatiana Kustodieva.
Un vero e proprio record, anche in considerazione del numero limitato di dipinti realizzati dal maestro, del numero ancora piu’ esiguo di lavori che sono giunti a noi e del numero limitatissimo di opere trasportabili. Numerose sue creazioni sono, infatti,  affreschi e, quindi, inamovibili,”  afferma la curatrice della mostra.

“Abbiamo avuto prestiti dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Gran Bretagna e chiaramente anche dall’Italia, ben sei opere su undici arrivano da istituzioni museali italiane. In effetti, fa presente Tatiana Kustodieva  la maggior parte delle opere del maestro sono in Italia, per lo piu’ pero’ si trovano in piccoli centri come Perugia, Monterchi, Arezzo, Urbino e Sansepolcro, luoghi spesso fuori dai grandi circuiti turistici”  e sottolinea come questa sia "un’occasione unica per apprezzare le caratteristiche distintive della sua produzione come la struttura prospettica rigorosissima, la perfezione dei volumi, una pittura al contempo austera e lirica, la rappresentazione di figure quasi immobili, come sospese nel tempo, e una luminosità diffusa, sottile, quasi astratta".

La mostra si inserisce appieno nel clima di riscoperta e rivalutazione del 'Monarca della pittura' come lo definì il suo concittadino Luca Pacioli nel 1494. A parte le note che gli dedicò Giorgio Vasari nelle due edizioni delle sue ‘Vite’ pubblicate nel 1550 e nel 1568, Piero della Francesca fu, infatti, ben presto dimenticato dopo la sua morte, offuscato dalla pittura ‘moderna’ di Leonardo, Raffaello e Michelangelo che fece d'un tratto apparire superati i capolavori dei grandi maestri del Quattrocento. Solo nell'Ottocento i pre-raffaelliti tornarono ad interessarsi alle opere del maestro, anche se bisognera’ attendere il Novecento per far si’ che a Piero venisse restituito quel ruolo di primo piano che gli compete nello sviluppo della pittura italiana moderna.

“Solo dopo la meta’ del Novecento ci fu una vera riscoperta di questo grande maestro. In precedenza, le sue opere furono spesso attribuite ad altri artisti e sparse come erano in piccoli borghi o in citta’ di provincia non suscitavano grande interesse. Eppure, Piero fu tra i primi a scoprire le regole della prospettiva sia lineare che atmosferica, a cui Leonardo da Vinci prestò poi puntuale e fattiva attenzione, e la sua arte ebbe un ruolo chiave nello sviluppo del ritratto rinascimentale” ha spiegato Tatiana Kustodieva.

Tanti i capolavori lungo il percorso che si apre con 'La Madonna con il Bambino’, un'opera gia’ in Collezione Contini Bonacossi, ora in Collezione Alana a Newark (Delaware), riproposta al pubblico e alla critica solo nel 2007, dopo anni in cui se n'erano perdute le tracce. Questo lavoro fu attribuito per la prima volta a Piero nel 1942 da Roberto Longhi che lo fa risalire agli anni 1435-1440, durante i quali l’artista era ancora collaboratore di Domenico Veneziano.

Arriva, invece,  dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia l'altra tempera 'San Girolamo e il donatore Girolamo Amadi', che ci presenta il penitente nel deserto vestito di stracci ma con dei libri, un ‘dettaglio’ che ricorda la sua attività erudita di traduttore della Bibbia dall'ebraico e dal greco in latino. E’ una delle poche opere firmate dall’artista, ricca di suggestioni fiamminghe, in cui Piero pone grande attenzione all’uso del colore.

A seguire lungo il percorso, i due affreschi prestati dal Museo Civico di Sansepolcro: 'San Giuliano' (1451-1454), rinvenuto nel 1954 nell’antica chiesa di Sant’Agostino, in cui il maestro si rifa' al mondo classico e alle sculture romane; e 'San Ludovico’ (1460), rinvenuto a metà Ottocento a Palazzo Pretorio.

Giunge, invece, dal Louvre il 'Ritratto di Sigismondo Malatesta’, un dipinto realizzato in tutta probabilità durante il suo soggiorno a Rimini del 1451 che rappresenta di profilo il signore di Rimini in carica dal 1432 al 1468.

Da non perdere l' 'Annunciazione della Vergine Maria’ (1470), mai prestata sinora. Un’imponente cimasa del Polittico di Sant’Antonio, proveniente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia.
"La bellissima Annunciazione è  un inno cantato da Piero in onore della prospettiva per mezzo della pittura”  sottolinea Tatiana Kustodieva.

Di eccezionale rilevanza, la possibilità di vedere riunite all’Ermitage tre delle quattro ante dell’altare di Sant’Agostino, precocemente smembrato e in parte disperso: una delle opere magistrali della maturità eseguita da Piero per il monastero omonimo di Borgo San Sepolcro e conclusa nel 1470.
La parte centrale del polittico non si è conservata e dei quattro pannelli laterali ora in diversi Paesi (di cui uno a New York) sono giunti per l’occasione a San Pietroburgo il ‘Sant’Agostino’ (132 ? 56 cm) da Lisbona, 'L’Arcangelo Michele' (133 ? 59 cm) da Londra e il 'Nicola da Tolentino' (136 ? 59 cm) da Milano.

“Nel rappresentare Sant’Agostino, rileva Tatiana Kustodieva, Piero da' prova del suo talento anche come miniaturista: la mitra e la dalmatica del santo, decorate con le storie del Vangelo, sono riprodotte in modo cosi' accurato che Piero rivela la stessa perizia dei pittori fiamminghi.
Quanto a San Nicola da Tolentino, con l’ abito nero monastico, colpisce la sua espressivita’ e la sua figura vigorosa mentre San Michele, raffigurato come un elegante cavaliere ingioiellato, incarna l’idea di perfezione e di bellezza maschile”  afferma la curatrice, sottolineando come Piero sia, con questo lavoro, al culmine della sua arte.

Al periodo estremo della sua creatività appartiene, invece, il  'Ritratto di giovane’ (presumibilmente Guidobaldo da Montefeltro) eseguito nel 1478-1480, prestato dal Museo Thyssen Bornemisza di Madrid.

Altro prestito eccellente 'La Madonna di Senigallia' (1470-1485): uno dei maggiori capolavori di Piero in arrivo dalla Galleria Nazionale delle Marche.
Eseguita nella parte finale della sua carriera e commissionata probabilmente da Federico da Montefeltro in occasione del matrimonio della figlia con Giovanni della Rovere (nipote di Papa Sisto V), è una delle poche opere di Piero realizzate con la tecnica ad olio.
“Questo dipinto rappresenta la quintessenza creativa dell’opera di Piero" afferma Tatiana Kustodieva. "Un lavoro che permette di apprezzare la rappresentazione matematica e proporzionata delle forme nello spazio e la sua palette cromatica raffinata con una predilezione per le sfumature delicate. Il principio cardine del Rinascimento è chiaramente evidente: l’uomo pieno di bellezza e dignità è il centro dell’universo, e il mondo intorno a lui è armonioso ed estraneo a qualsiasi sconvolgimento”  precisa la curatrice.

Accanto ai dipinti, la mostra propone anche quattro manoscritti di Piero, testi in cui codifica le sue tesi matematiche e le sue idee sulla prospettiva in pittura: il 'Trattato d’Abaco’, proposto nella versione autografa, dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze; ‘Archimede di spiralibus’, raccolta di trattati del matematico greco in cui è stata riconosciuta nel 2004 la mano dell’artista toscano, prestata dalla Biblioteca Riccardiana; e il 'De prospectiva pingendi' presentato attraverso le uniche due testimonianze quattrocentesche in volgare esistenti al mondo ovvero quella interamente autografa nel testo e nei disegni, prestata della Biblioteca Palatina del Complesso Monumentale della Pilotta a Parma. Infine,  il manoscritto Reggiano della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, con correzioni e annotazioni di Piero.
"Negli ultimi anni della sua vita, Piero della Francesca perse la vista. Non potendo piu’ dipingere, elaboro’ le sue teorie artistiche, matematiche e geometriche in alcuni trattati che possono essere considerati pari a quelli scritti su questi argomenti da Leon Battista Alberti, Luca Pacioli e Leonardo da Vinci.

In particolare, Kustodieva stigmatizza, come non sia da dimenticare che Piero della lui Francesca fu uno dei primi a scoprire ed applicare la prospettiva e la sua 'De Prospectiva Pingendi' costituisce la base per una piena comprensione della prospettiva. E’ un trattato arricchito da disegni che puo’ essere considerato una guida pratica su come eseguirla. Un testo su cui si formarono intere generazioni di pittori che non si limitarono a trarre ispirazione dai dipinti del grande maestro ma la studiarono per apprendere quello che a seguire sarebbe divenuto il linguaggio comune e condiviso dell’arte occidentale per almeno quattro secoli, sino alla rottura avvenuta nell’Ottocento” conclude la curatrice.

La mostra propone, inoltre, un documentario dedicato a ‘La Leggenda della Vera Croce’, il grandioso ciclo di affreschi eseguito da Piero della Francesca ad Arezzo nella Chiesa di San Francesco. Un video appositamente realizzato, capace di rivelare i dettagli più affascinanti del ciclo.

La mostra, in programma dal 6 dicembre 2018 al 10 marzo 2019, e’ organizzata dal Museo Statale Ermitage, Ermitage Italia e Villaggio Globale International. Sponsor generale è  Rosneft e main partner per l’Italia Intesa Sanpaolo.

La mostra è accompagnata da un catalogo Skira in edizione russa e italiana, con saggi di Carlo Bertelli, Tatiana Kustodieva, Antonio Natali, Piergiorgio Odifreddi, Antonio Paolucci, Paola Refice.

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Piero della Francesca nasce nel 1412 a Borgo San Sepolcro, nella provincia di Arezzo. La sua formazione inizia a Firenze dove collabora con Domenico Veneziano.
Quando lascia la citta’ toscana il suo patrimonio culturale è enormemente arricchito dalla conoscenza delle opere di Masaccio, dalla prospettiva di Brunelleschi, dalle teorie dell’Alberti, dalle geometriche figure di Paolo Uccello e dall’uso della luce dell’Angelico.
Successivamente, mano  mano che la sua fama si consolida, è ospite di varie Corti, : ritroviamo dei suoi interventi ed affreschi nelle corti di Urbino, Bologna e Ferrara. In quest’ultima città incontra un importante pittore fiammingo, Rogier van der Weyden, dal quale apprende tecniche e importanza della resa naturalistica dei dettagli.

Ad Ancona realizza nel 1450 il 'San Girolamo penitente' e il 'San Girolamo e il donatore Girolamo Amadi'.

Nel 1451 si sposta a Rimini, dove viene “assunto” dalla famiglia Malatesta. Qui esegue il 'Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta' e 'San Sigismondo e Sigismondo Pandolfo Malatesta'. Sempre a Rimini conosce Leon Battista Alberti.

Nel 1452 si trasferisce ad Arezzo per sostituire e completare il lavoro di Bicci di Lorenzo: ‘La Leggenda della Vera Croce'.

Nel 1458 giunge a Roma chiamato da Papa Pio II. Tra i suoi lavori più importanti di questo periodo, alcuni affreschi che effettua nel Palazzo Apostolico, eliminati alcuni anni dopo per fare spazio alle Stanze Vaticane di Raffaello Sanzio.
Proprio in questi anni, Piero della Francesca realizza 'La Flagellazione' e la 'Madonna del Parto’.

Nel 1460 ritorna a Sansepolcro dove completa il 'San Ludovico di Tolosa' e nel 1466 esegue l’affresco della ‘Maddalena' nel Duomo di Arezzo. Nel 1467 si sposta a Perugia per un commissionato dalle suore del convento di Sant’Antonio e l’anno successivo si nasconde a Bastia Umbra per sfuggire alla peste dilagante.

Circa due anni dopo conclude 'Il Polittico di Sant’Agostino', iniziato nel 1454, in cui introduce diverse novita’ che caratterizzeranno le sue produzioni future. Si sposta poi ad Urbino per circa quattro anni, presso la corte di Federico da Montefeltro, e qui crea alcune delle sue opere , più illustri tra cui il 'Doppio ritratto dei Duchi di Urbino', la 'Madonna di Senigallia' e la 'Pala di Brera'.

Concluso il periodo urbinate, ritorna a Sansepolcro dove lavora alle sue ultime opere tra cui la ‘Natività’ e la 'Madonna col Bambino e quattro angeli'. Nel 1482, si trasferisce a Rimini dove si dedica alla scrittura di alcuni trattati.
Muore il 12 Ottobre 1492 a Sansepolcro.(04/12/2018 -  copyright- Letizia Guadagno - ITL/ITNET)

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