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ITALIANI ALL'ESTERO - PENSIONI - PARLAMENTARI PD /ESTERO - GARAVINI, SCHIRO', UNGARO: BOZZA DECRETO "SPERIMENTALE TRIENNALE" UNA DELUSIONE PER ITALIANI ALL'ESTERO

(2019-01-08)

  "Aspettative deluse per gli italiani all'estero che speravano in un aumento del minimo pensionistico o in un anticipo della pensione con il sistema "Quota 100".  La bozza del Decreto sul reddito di cittadinanza e sulla previdenza infatti vincola il diritto alla cosiddetta  pensione di  cittadinanza di 780 euro a 10 anni di residenza in Italia (proprio come per il reddito di cittadinanza) immediatamente antecedenti la presentazione della domanda. Requisito che non possono far valere i nostri connazionali residenti nei Paesi extracomunitari (dove il trattamento minimo è ancora esportabile) già titolari di una pensione integrata al minimo, o in via di pensionamento". Ad affermarlo i parlamentari del Partito Democratico Sen. Garavini, ed on.li Schiro' ed Ungaro.

Per i tre parlamentari eletti dalla Circoscrizione Estero in Europa ""Le sbandierate promesse da parte del Governo gialloverde di un aumento della pensione minima non si applicheranno quindi agli italiani all'estero titolari di una pensione in convenzione o futuri pensionati, che dovranno accontentarsi della pensione attualmente erogata. (Tra l'altro giova ricordare che la media degli importi pensionistici delle pensioni Inps erogate all'estero è di 245 euro, ben al di sotto dei 780 euro palesati dal Governo)".

I  tre parlamentari del Partito Democratico fanno, inoltre, presente un' "Ulteriore beffa per i nostri connazionali all'estero riguarda il tanto decantato anticipo pensionistico con "Quota 100". Cioè la possibilità prevista dal Decreto di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contribuzione. Teoricamente i 38 anni di anzianità contributiva potrebbero essere perfezionati con il meccanismo della totalizzazione previsto da tutte le convenzioni internazionali di sicurezza sociale. Di fatto però questo risulterà praticamente impossibile. Il Decreto infatti prevede l'incumulabilità tra il pensionamento con "Quota 100" e il reddito di lavoro dipendente ed autonomo: questo divieto limiterà di molto la platea degli aventi diritto all'estero i quali dovrebbero lasciare il lavoro all'estero per ottenere una modesta pensione anticipata italiana che non consentirebbe loro di sopravvivere". 

"Non è invece chiaro, da quanto si legge nell'attuale formulazione del  Decreto, se coloro i quali sono già titolari di pensione estera potranno usufruire della Quota 100 anche se  possessori di un reddito, ancorché da pensione. Sarà nostra premura, nei mesi a venire, cercare di fare chiarezza in merito"."Unica nota positiva del provvedimento è la proroga di "Opzione donna", una misura che consentirà alle lavoratrici dipendenti, si presume anche se residenti all'estero (sebbene il Decreto non lo specifichi), di andare in pensione anticipatamente, ma con il penalizzante calcolo contributivo -  se nate entro il 30 dicembre 1959 (1958 se autonome) e con 35 anni di anzianità contributiva ottenuta anche con la totalizzazione in convenzione internazionale".

"Va tuttavia sottolineato che "Opzione donna" potrebbe non essere conveniente per le lavoratrici residenti all'estero le quali hanno maturato in Italia pochi contributi. Il calcolo con il metodo contributivo darebbe senz'altro origine a pensioni di importo irrisorio. Nei prossimi mesi il nostro impegno sarà volto a fare sì che gli importi delle pensioni in convenzione raggiungano livelli più dignitosi". concludono nella nota  i parlamentari PD eletti in Europa:  Laura Garavini, Angela Schirò e Massimo Ungaro
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Come fatto presente dagli stessi parlamentari del Partito Democratico va sottolineato che la concretezza applicativa delle norme impone di considerare i paletti inseriti nel decreto che restringono enormemente la platea dei beneficiari sia italiani in Italia (come l'incumulabilita' per le pensioni quota 100 ) che italiani all'estero (permanenza di 10 anni in Italia, micro pensioni, e raggiungimento dei 32 anni di contribuzione).
Ma va anche detto che  la norma è considerata "sperimentale", prevedendo una durata triennale della sua applicazione, fino al 2021 e qualora, l'attuazione non dovesse dare esito positivo verrebbe ripristinato lo statu quo precedente,  - come denunciato dai sindacati, in primo piano la CGIL- ovvero la normativa Fornero, che potrebbe dispiegare ancora una volta le sue negative peculiarita'  in termini pensionistici.(08/01/2019-ITL/ITNET)

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