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SINDACATI ITALIANI ALL'ESTERO - SERVIZI CONSOLARI - CONFSAL UNSA ESTERI : "SERVONO NUOVI POSTI DI LAVORO ALL’ESTERO NELLE SEDI DA RIAPRIRE ALL'ESTERO"

(2019-01-08)

  "È ora di chiedere ai nuovi responsabili politici e amministratori al vertice del MAECI, e senza mezzi termini, la semplice riapertura – a costo zero - delle postazioni consolari già soppresse in nome di un risparmio perpetrato sulle spalle dei più deboli, e cioè degli italiani che per lavorare, hanno dovuto lasciare il Paese." Così Iris Lauriola, Segretario generale della Confsal UNSA Esteri in una nota diffusa in giornata reclama la riapertura delle sedi all'estero chiuse negli anni scorsi.

"La nuova legge finanziaria 2019 - fa presente la rappresentante della Confsal Unsa Coordinamento Esteri -  garantisce altre assunzioni per la rete consolare ma non bastano. Diciamo grazie e ricordiamo però che ora è giunto il momento di collocare le nuove assunzioni nelle sedi già soppresse e che queste vanno finanlmente riaperte " !

Ed aggiunge " Usciamo dal buio del medioevo, in cui la politica per gli italiani all’estero ha collocato in passato la ramificazione dei servizi consolari, con la perversione del principio di sussidiarietà e con la creazione di nuovi centri d’interessi, talvolta materiali, talvolta politici, attorno ai cosiddetti “servizi ai connazionali”.

Poi sostiene "I Vassalli: i Consoli Onorari privi di deleghe adeguate, spesso completamente sopraffatti nell’affrontare le esigenze di comunità italiane che in taluni casi superano le trentamila unità.
Poche ore di apertura mensili, per fungere spesso solo da passacarte e che in certi casi addirittura allungano i tempi di elaborazione delle pratiche consolari."

Ed ancora: "I Valvassori: Centri italiani di assistenza sociale come i Patronati ed Enti gestori di analoga natura alla disperata ricerca di una legittimazione sempre più scarsa all’estero, dove gli italiani ormai non hanno più bisogno di chi “gli fa la pratica di pensione”.

infine "I Valvassini: la solita cerchia di persone che ruota attorno ai consolati con interessi di varia natura. Soprattutto in Europa, dove vige il diritto al voto comunale attivo e passivo per i cittadini comunitari, l’uno o l’altro connazionale ha ben pensato di “mettersi a disposizione”, raccogliendo una domanda di passaporto o consegnando una carta d’identità. I conti
potrebbero tornare con l’equazione “Una carta d’identità uguale ad un voto alle prossime elezioni comunali”.

E, dunque, conclude " La Confsal Unsa Esteri fa appello alla coerenza e non chiede altro:

- che sia ripristinata la dignita' nell'erogazione dei servizi all'estero;
- che i servizi consolaro siano sottratti alla strisciante privatizzazione evidentemente in atto;
- che si realizzi una seria decentralizzazione dei servizi resi da paersonale MAECI ben addestrato e ben attrezzato;
- che lo Stato rioccupi gli spazi lasciati vuoti nell'erogazione dei servizi statali all'estero, mettendo fuori gioco tutti quegli "strascinafaccende" che cercano vantaggi dalla tragedia delle chiusure consolari. (08/01/2019-ITL/ITNET)

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