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ECONOMIA ITALIANA E AMBIENTE: 11 ASSOCIAZIONI DATORIALI SOTTOSCRIVONO LA "CARTA PER L'ECONOMIA CIRCOLARE"

(2019-02-19)

Confindustria, Confartigianato Imprese, CNA, Casartigiani, CLAAI, Confcommercio, Confesercenti, Confagricoltura, Confcooperative, Legacoop e Confapi hanno sottoscritto la “CARTA PER LA SOSTENIBILITA’ E LA COMPETITIVITA’ DELLE IMPRESE NELL’ECONOMIA CIRCOLARE”.

Per affrontare le nuove sfide ambientali e cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione dei processi produttivi e di consumo, è necessario un cambio di approccio da parte di tutti gli stakeholders e il coinvolgimento del sistema economico nel suo complesso. Per questo il documento individua 10 linee di intervento e punti programmatici che, attraverso un percorso di impegni concreti, sarà la base per l’avvio di un confronto con gli interlocutori istituzionali.

I 10 punti affrontano aspetti di carattere regolatorio, normativo, economico e tecnologico, dall’abbattimento delle barriere burocratiche, alla necessità di favorire investimenti in ricerca e innovazione, fino ad arrivare ad una capacità impiantistica virtuosa. La carta per l’economia circolare è un primo impegno condiviso per lo sviluppo e la competitività delle imprese italiane in tema di economia circolare.  Con la firma di questo documento le Associazioni datoriali diventano capofila di un progetto Paese.

Le imprese sono pronte ad affrontare le nuove sfide ambientali e a cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione dei processi produttivi e di consumo, secondo un modello di economia circolare, consapevoli che ciò richiederà un cambio di approccio da parte di tutti gli stakeholders e il coinvolgimento del sistema economico nel suo complesso.

E’ per questo motivo che le organizzazioni imprenditoriali hanno ritenuto opportuno convergere su alcune linee di intervento e punti programmatici su cui intraprendere un confronto fattivo con i diversi interlocutori istituzionali, che si sviluppi attraverso un percorso di impegni concreti.

Questo documento rappresenta il primo tassello di un impegno che le organizzazioni intendono perseguire congiuntamente per portare a fattor comune proposte e azioni per cogliere le opportunità di sviluppo e competitività che le imprese italiane possono cogliere dall’economia circolare

Di seguito il testo della Carta

1. ABBATTERE LE BARRIERE NON TECNOLOGICHE, ovvero le
criticità di tipo normativo, autorizzativo e di controllo derivanti da
un approccio restrittivo del legislatore e degli enti preposti al
controllo e al rilascio delle autorizzazioni, che di fatto rendono
conveniente e preferibile, se non addirittura inevitabile, la
gestione dei residui di produzione come rifiuto anziché come
sottoprodotto o come materiale ai sensi dell’articolo 185, comma
1 lett. f) del D.lgs. 152/2006, ovvero penalizzano l’avvio di tali
residui ad operazioni di riciclo/recupero.

2. RIDURRE LA BUROCRAZIA E GLI ADEMPIMENTI
AMMINISTRATIVI per le imprese, non nell’ottica di una
deregulation ambientale ma nel senso di stimolare, in concreto,
lo sviluppo di iniziative di economia circolare.

3. SOSTENERE GLI INVESTIMENTI per la sostenibilità innalzando la
capacità impiantistica “virtuosa” del Paese, favorendo l’efficienza
degli impianti di riciclo e recupero esistenti, valutando la
necessità di costruirne di nuovi e limitando al minimo la presenza
di discariche sul territorio, in coerenza con i principi
dell’economia circolare.

4. DEFINIRE UNA STRATEGIA PLURIENNALE che contenga non
solo obiettivi ma, soprattutto, strumenti concreti in grado di
sostenere la transizione dei processi e prodotti delle imprese
secondo i principi dell’economia circolare.

5. SOSTENERE LA RICERCA E L’INNOVAZIONE per sviluppare
tecnologie, facilmente replicabili e utilizzabili anche dalle micro,
piccole e medie imprese, che, in linea con la gerarchia dei rifiuti,
consentano una sempre maggiore riduzione e prevenzione nella
produzione dei rifiuti, che abbattano i costi di produzione e di
gestione degli impatti ambientali, e, non ultimo, spostino in
avanti la frontiera tecnologica del riciclo, con la prospettiva di
lungo periodo di arrivare a minimizzare il conferimento in
discarica; definire inoltre un programma per l’accrescimento delle
competenze, anche tecnologiche, nelle imprese.

6. FAVORIRE LO SCAMBIO DI BENI prodotti in linea con i principi
dell’economia circolare, favorendo la garanzia di idonei standard
di qualità, in modo da assicurare che questi abbiano un mercato
di sbocco, anche adottando le misure necessarie a evitare che il
crollo dei prezzi di alcune materie prime rende economicamente
difficile la scelta di materie “seconde”; supportare lo sviluppo di
iniziative di simbiosi industriale.

CARTA PER LA SOSTENIBILITA’ E LA COMPETITIVITA’ DELLE
IMPRESE NELL’ECONOMIA CIRCOLARE
7. CAM E GREEN PUBLIC PROCUREMENT
È importante accompagnare e favorire il percorso del Green
Public Procurement e porre particolare attenzione alla disciplina
dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), che necessitano un percorso
di revisione dei criteri già emanati per renderli maggiormente
adeguati alle caratteristiche del sistema economico italiano. Alla
luce dell’importanza che la materia ambientale ha assunto
nell’ambito della nuova disciplina sugli appalti, sarà importante
promuovere percorsi formativi rivolti alle imprese e alle PPAA,
dedicati interamente ai CAM ,alla loro applicazione e alla loro
rilevanza strategica nella gestione dei processi di assegnazione e
realizzazione degli appalti pubblici.

8. PROMUOVERE LA CULTURA DELLA SOSTENIBILITÀ attraverso
una efficace e corretta comunicazione, per sensibilizzare le
scuole, le Business School, le Università e le comunità locali, con
l’obiettivo di far convergere l’opinione pubblica sulla visione che
l’impresa sostenibile ha un ruolo fondamentale nella mitigazione
degli impatti ambientali; sviluppare un contenitore per la
disseminazione di buone pratiche sulla prevenzione dei rifiuti per
settore economico.
Promuovere e facilitare dei percorsi di formazione tecnico-politica
ad hoc per gli imprenditori che mettono in campo risorse e
competenze per una svolta sostenibile delle loro attività.

9. CONSOLIDARE LE PARTNERSHIP pubblico-private per
consentire alle imprese di intraprendere investimenti anche a
medio lungo termine potendo contare su un contesto di
maggiore certezza e su incentivi finalizzati ad investimenti
sostenibili e ad un più fluido accesso al credito.

10. VALORIZZARE L’APPORTO DELLE PARTI SOCIALI, che possono
fornire un contributo fondamentale sui temi ambientali al fine di
conciliare interessi generali con opportunità economiche ed
occupazionali, utilizzando preferibilmente forme e strumenti
organizzativi già esistenti, come, a titolo meramente
esemplificativo, il Comitato Economico e Sociale per le Politiche
Ambientali – CESPA." (19/02/2019-ITL/ITNET)

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