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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - REGNO UNITO - OMAGGIO AD ARTEMISIA GENTILESCHI ALLA NATIONAL GALLERY DI LONDRA - ITALIANNETWORK INTERVISTA IN ANTEPRIMA LETIZIA TREVES CURATRICE DELLA MOSTRA

(2020-05-01)

  Grande omaggio, presso la prestigiosa National Gallery di Londra, ad Artemisia Gentileschi (1593 Roma - 1654 Napoli), talentuosa artista barocca la cui vita e la cui produzione artistica continuano ad ispirare romanzi, film, documentari e spettacoli teatrali.

“La mostra, la prima mai realizzata in Gran Bretagna su Artemisia, si sarebbe dovuta aprire in questi giorni, ma, a  causa dell’epidemia e’ stata rimandata e nelle prossime settimane annunceremo le nuove date. D'altra parte gli spazi delle sale sono pronti e i prestiti definiti” afferma la piemontese Letizia Treves,  curatrice  della sezione di pittura italiana e spagnola del' 600 e del ‘700 e di quella francese del ‘600 alla National Gallery di Londra,  nonche’ curatrice della mostra su Artemisia Gentileschi, in un’intervista esclusiva, in anteprima, ad ITALIANNETWORK.

“E’ un progetto espositivo che nasce nel 2018 ovvero quando il museo ha acquistato l' "Autoritratto come Santa Caterina".  E’ il primo quadro di questa pittrice entrato in una collezione pubblica britannica ed abbiamo sentito il desiderio di contestualizzare questo lavoro esponendolo accanto ad altre creazioni di Artemisia, attraverso importanti  prestiti” puntualizza la curatrice, sottolineando le straordinarie doti di narratrice di questa artista, autrice di lavori incentrati su temi piuttosto comuni in quell'epoca, tratti da episodi della Bibbia e della storia antica, riuscendone però ad interpretarli con grande originalita’.

“Artemisia raffigura per lo piu’ figure femminili e temi sino ad allora appannaggio di artisti di sesso maschile che tratta pero’ con una sensibilità e da un punto di vista tutto femminile. Lei si mette veramente nei panni delle sue eroine. Da questo deriva la potenza del suo tratto ed i collezionisti si dimostrarono sensibili al fatto che tali temi fossero dipinti da una donna. Fattore che sicuramente aumentava il fascino delle sue opere. Un vantaggio di cui Artemisia era consapevole e che ha, in un certo modo, sfruttato,” osserva Letizia Treves, evidenziando come negli ultimi decenni l’artista sia stata al centro di una grande riscoperta e di un nuovo e meritato apprezzamento.

Articolata in modo cronologico, la rassegna propone trenta dipinti di Artemisia, lettere autografe e alcuni oggetti provenienti da diversi musei italiani e internazionali e da raccolte private.

Lungo il percorso il meglio del meglio di Artemisia tra cui le due versioni simili ed al tempo stesso diverse di "Giuditta ed Oloferne", una dal Museo degli Uffizi e l’altra da Capodimonte; ‘Susanna al bagno’, il suo primo quadro datato 1610 che rivela l’influenza di suo padre Orazio e gia’ attesta la sua abilita’ di narratrice; e ancora ‘Autoritratto come allegoria della pittura’ della Royal Collection.

Non mancano lavori meno noti ma altrettanto significativi come ‘Maria Maddalena in estasi’ da una collezione privata, scoperto nel 2015 e esposto solo una volta in precedenza; e il gia’ citato ‘Autoritratto come Santa Caterina’, restaurato dopo l’acquisto e esposto sinora per brevi periodi in un tour in Gran Bretagna.

“E’ una mostra molto selettiva che propone solo lavori firmati e documentati. Un'esposizione che racconta al pubblico in modo molto chiaro la sua vita e la sua evoluzione artistica e restituisce l’immagine dell’artista a 360 gradi valorizzandola anche come donna, come madre, come moglie e come amante. Una mostra che permette di apprezzare la sua forza, il suo impegno nel volere essere considerata alla pari dei pittori maschili del suo tempo. Se vogliamo, possiamo considerarla una femminista del Seicento,” spiega Letizia Treves.

Il percorso inizia a Roma nella bottega del padre, Orazio, dove impara a dipingere. In questa prima sezione viene menzionato anche lo stupro subito, a 17 anni, da parte di Agostino Tassi, anche lui pittore, un episodio noto della sua vita, perche' volle fosse denunciato, ci fu un pubblico processo che le costò non poche sofferenze, venendo sottoposta - lei vittima- a sevizie e maltrattamenti "per appurare la verita'.  “E’ un fatto traumatico che ho cercato, pero’, di inserire in un contesto piu’ ampio, un fatto a cui si deve tra l’altro la sua riscoperta, negli anni Settanta, da parte di alcune femministe storiche” sottolinea la curatrice.

A seguire la parte dedicata al suo periodo fiorentino, la città dove si trasferisce appena sposata e dove trova la sua indipendenza personale e professionale. “E’ a Firenze, dove rimane per sette anni, che Artemisia impara a leggere e a scrivere, accede, prima donna in assoluto, all’Accademia; frequenta i Medici e incrocia personaggi importanti come Galileo Galilei. Insomma, in quegli anni diventa l’artista che conosciamo. E proprio a questa fase risale il nostro " "Autoritratto come Santa Caterina’” continua Treves.

Il percorso si sofferma poi sul ritorno di Artemisia, ormai celebre a Roma e propone qui, tra l’altro, una serie di oggetti ed opere che la raffigurano e attestano la sua fama. "Anni in cui Artemisia e’  famosa sia come personaggio che come artista. Viene spesso invitata nei massimi consessi,  viene commissionata addirittura una medaglia con una sua immagine e compare in diversi lavori realizzati da artisti coevi” precisa la curatrice.

Chiude la mostra il focus sul periodo napoletano, citta’ in cui trascorre gli ultimi venticinque anni della sua vita, a parte un breve soggiorno a Venezia e un altro a Londra, dove anche il padre sta lavorando. “La città partenopea, in quel periodo sotto la Spagna, apre ad Artemisia una serie di opportunità incredibili: le vengono affidate le prime commissioni pubbliche, lavora su grandi pale, partecipa a progetti con altri pittori, apre una bottega. Questa sezione dunque e’ su un’altra scala e propone quadri di notevoli dimensioni.

Ed, infine, per ricordare il suo soggiorno a Londra, dove era stata invitata da Carlo I d’Inghilterra, volevo che la mostra si concludesse con uno dei suoi lavori piu’ iconici: l'autoritratto, ovvero "Autoritratto come allegoria della pittura", spiega Treves.

Da segnalare in mostra anche cinque lettere autografe, restaurate per l' occasione, scritte  da Artemisia e da suo marito, rinvenute nell’Archivio Storico Frescobaldi nel 2011 dallo studioso Francesco Solinas.

“ E presentiamo quattro lettere d'amore che Artemisia scrisse nel 1620 circa da Roma ad un nobile benestante che lei aveva incontrato a Firenze, Francesco Maria Maringhi, e con cui aveva avuto un’appassionata relazione. Sono tra le poche lettere di mano di Artemisia arrivate a noi e sono scritte in un italiano sgrammaticato da cui emerge comunque la sua grande personalita’. Rivelano i suoi pensieri piu’ intimi, la sua gelosia, il suo umorismo, la sua ambizione ma anche il suo dolore per la perdita del figlio piccolo. Sono missive che ci restituiscono un’Artemisia molto umana, forte e fragile al tempo stesso” osserva la curatrice.

In ultimo, Treves annuncia "la riapertura alla National Gallery della grande sala dedicata al Barocco Italiano del Seicento, non appena la situazione lo permettera’. Dopo diciotto mesi di chiusura per restauro, proprio a fine aprile, avremmo dovuto inaugurarla con un nuovo allestimento. E'  la piu’ grande del museo e vanta capolavori assoluti come tre dipinti del Caravaggio, dopere di Guido Reni e Luca Giordano. Senza dimenticare il grande dipinto di Orazio Gentileschi, ‘Il ritrovamento di Mose’ , il nostro primo quadro di questo artista acquistato lo scorso dicembre. Era stato lasciato in prestito per venti anni alla National Gallery ma era di proprieta’ di un collezionista privato che ha deciso di venderlo e attraverso un’ operazione di crowdfunding siamo riusciti a comprarlo. Un evento incredibile: in un anno abbiamo acquisito un quadro del padre, Orazio, e della figlia, Artemisia,” conclude la piemontese Letizia Treves, una delle eccellenti risorse nel mondo della cultura italiana...e non solo.
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Letizia Treves, piemontese doc, dopo avere frequentato l’Università di Cambridge dove si è laureata in storia dell’arte scrivendo una tesi sui disegni di Simone Cantarini. Treves ha conseguito un M.A. al Courtauld  Institute of Art, con una tesi sui disegni di Michelangelo utilizzati da Daniele da Volterra, pubblicata in seguito sulla rivista «Apollo». Dal 1996 al 2012 ha lavorato per Sotheby’s come Senior Director, esperta in dipinti italiani per le sedi di New York, Londra, Milano e Roma. Dal 2013 è Curatrice presso la National Gallery di Londra della Pittura Italiana e Spagnola del 1600-1800 e della Pittura Francese del 1600. (01/05/2020-copyright -Letizia Guadagno/ITL/ITNET)

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