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DONNE - FAMIGLIA - CONSULTA, RETE PARITA’-SOROPTIMIST: DOPO L’ORDINANZA SERVE RIFORMA DOPPIO COGNOME

(2021-02-15)

“Lascia ben sperare la recente ordinanza della Corte costituzionale sul doppio cognome, relatore il vicepresidente Giuliano Amato come nella sentenza n. 286/2016, che sarà oggetto di un esame dell’intera normativa sull’attribuzione del cognome da parte della stessa Consulta, senza farsi condizionare dal rispetto delle cosiddette rime obbligate. Quanto prima, invieremo al nuovo Governo e al Parlamento una pressante richiesta di mettere mano a una riforma basata sui criteri che si ricavano dalla 286/2016 e da questa ordinanza, confidando nella sensibilità della neo-ministra della Giustizia Marta Cartabia”.

Ad affermarlo è Rosanna Oliva de Conciliis, presidente della Rete per la Parità, l’associazione fondata 10 anni fa in occasione delle celebrazioni del 50esimo anniversario della sentenza n. 33/1960 che aprì alle donne le principali carriere pubbliche, impegnata fino al 13 maggio 2021 per le manifestazioni del 60esimo.

“Si tratta di una ‘prima volta’ analoga a quella dell’esercizio da parte del Governo dei poteri sostitutivi sulle leggi regionali per la doppia preferenza di genere - aggiunge la presidente - L’inerzia del Legislatore non è giustificabile perché contrasta con il secondo comma dell’art. 3 della Costituzione che impone alla Repubblica di farsi carico dei provvedimenti per rendere effettiva l’uguaglianza sancita nel primo comma dello stesso articolo”.

“La richiesta del doppio cognome per legge non si limita a ottenere, com'è giusto, il rispetto della parità e la tutela del diritto all’identità personale ma fa anche parte di quell’indispensabile cambiamento culturale più volte evocato, che deve basarsi sulla lotta agli stereotipi, il primo dei quali ancora danneggia oggi in Italia bambine e bambini piccolissimi ed è inculcato quando apprendono il loro nome e cognome. La madre ‘scompare’”, sottolinea Mariolina Coppola, presidente nazionale Soroptimist, tra le associazioni fondatrici della Rete per la Parità.

“Stiamo preparando una memoria come amici curiae, pienamente allineata alla prospettiva che si ricava dall’ordinanza della Consulta. E’ un atto reso possibile dalle modifiche apportate sotto la presidenza Cartabia per ascoltare le formazioni sociali senza scopo di lucro e i soggetti istituzionali, portatori di interessi collettivi o diffusi attinenti alla questione di costituzionalità oggetto di uno specifico giudizio - conclude Antonella Anselmo, l’avvocata che presentò l’atto di intervento della Rete per la Parità all’interno del procedimento che portò alla sentenza n. 286/2016 citata nell’attuale ordinanza - L’attribuzione del doppio cognome non può essere subordinata alla comune volontà dei genitori poiché uno tra questi, come chiarito dall’ordinanza della Corte, non ha bisogno dell’accordo per far prevalere il proprio cognome”.
(15/02/2021-ITL/ITNET)

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