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FORMAZIONE ITALIANA NEL MONDO -"ITALIANO 2020 ?" PROF. VEDOVELLI: "RICERCA : GIOIELLO INNOVATIVO SOCIO-LINGUISTICO" DA CUI EMERGE "UN NESSO TRA LINGUA, CULTURA, SOCIETA', ECONOMIA" DA COGLIERE

(2022-05-05)

Tra i relatori presenti al convegno  su "l'ITALIANO 2020: lingua nel mondo globale ? Le rose che non colsi...", promosso dalle parlamentari del PD Angela Schiro' eletta dalla Circoscrizione Estero-Europa e Lucia Ciampi (Italia) (vedi:  https://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=70466)  Monica Barni, già Rettore dell'Università per stranieri di Siena, che ha ricordato come la ricerca - decisamente innovativa - si debba al Professor Tullio De Mauro e all’attenzione verso i suoi studi.
“E’ una ricerca che nasce dall’ascolto dei professionisti della lingua italiana nel mondo che ogni giorno lavorano in trincea. Non ci sono classifiche ma proposte e suggerimenti da chi tutti i giorni deve affrontare le questioni della nostra lingua”

Paolo De Nardis, Presidente dell’Istituto di Studi Politici S. Pio V, ha sottolineato come lo studio sia un "gioiello innovativo nel campo socio-linguistico."
“La linguistica e’ come un sottosistema che interagisce con la societa’, la cultura, l’economia e la politica perché il linguaggio puo’ essere unione, identificazione e processo identitario ma puo’ essere anche conflitto, un conflitto quanto mai importante e salutare nel modo di comporsi della societa’,” ha affermato De Nardis sottolineando il carattere empirico di questa ricerca che ha dato la parola agli operatori.

"I dati infatti non parlano da soli, vanno spiegati e hanno bisogno di una interpretazione/spiegazione. Questo tipo di rapporto in cui il linguaggio, l’economia, la distribuzione, la produzione e le societa’ si vengono ad incontrare o a scontrare e’ un ragionamento che pone le basi per un discorso che intendiamo sviluppare in una prospettiva che arricchisca noi stessi come studiosi ma soprattutto puo' contrassegnare la vita del nostro istituto,” ha dichiarato De Nardis.

A dare conto della Ricerca  Massimo Vedovelli -  già  Rettore dell'Università per stranieri di Siena; dal 2013 al 2016, ed ex assessore alla cultura del Comune di Siena- che l' ha definita "un nuovo percorso di conoscenza" .
“Alcuni dati, positivi, emersi dalla ricerca di De Mauro, 'Italiano 2000’, mettevano in luce che  il 24%  degli studenti dei corsi di  italiano si iscriveva  per interessi legati al mondo di lavoro. Il che contrastava con i dati precedenti che motivavano l'accesso allo studio dell'italiano ad un interesse culturale.  Inoltre, dall’Universita’ per gli Stranieri di Siena e dall’Associazione Americana degli Insegnanti di Lingue cominciano ad arrivare dati: relativi ad un rallentamento dell'attenzione verso l’italiano.
La spiegazione che fu data asseriva  'Sicuramente, la crisi del 2008-2010, riducendo le disponibilita’ finanziare delle persone: inducono a concentrare  su lingue ad alta spendibilita’  come l’inglese. La globalizzazione, che aveva comportato una curiosita’ verso lingue e culture diverse,  diminui tale attenzione verso tutte le lingue. Dopo qualche anno pero' le altre lingue si ripresero ma non l’italiano" ha spiegato il Prof. Vedovelli.

“Ne parlammo con Tullio De Mauro e nel 2016 si decise  di fare un'altra ricerca di natura 'qualitativa', questa volta, per capire quello che stava accadendo. Questo ha significato parlare con i professionisti che operano in questo campo. L’analisi di tipo percettivo, pero’, globale, generale non parla di numeri o classifiche,” ha aggiunto Vedovelli, precisando, tuttavia, come nella ricerca si siano analizzati elementi poco tematizzati come percorsi formativi della docenza, qualita’ della metodologia e motivazione.

"Abbiamo poi preso in considerazione il mondo dell’emigrazione. Avevamo gia’ visto nel precedente rapporto come  alla seconda generazione l’italiano fosse considerato una lingua straniera. Una serie di studi, inoltre, ha messo in evidenza come l’idea stessa di "comunita’ italiana emigrata" abbia perso di senso.

Inoltre, oggi coesiste una elevata neo emigrazione: un fenomeno complesso, il cui panorama va investigato.

Ed, infine, è emerso che vi è ormai un' interazione tra cultura ed economia. Per cui ci si è domandati : c’é davvero un’interazione tra chi insegna italiano e i prodotti del made in Italy ?
Ci siamo allora  concentrati sulle motivazioni,  che girano intorno ad un’idea: il mondo non si e’ dato una lingua ma un nesso: lingua, cultura, societa’, economia,” ha affermato Vedovelli, precisando che:  a rispondere sono stati 153  testimoni privilegiati, come insegnanti, intellettuali, imprenditori.

In buona sostanza, “sono emerse poche cose nuove. Esigenze nuove e vecchie convivono. Vi e’ un grande patrimonio di cultura intellettuale che rischia di non avere piu’ presa su nuovi pubblici, sui nativi digitali. Una situazione fluttuante, diversificata, una sensazione di incapacita'  nonostante gli sforzi di fare sistema,” ha dichiarato Vedovelli denunciando come i nuovi emigrati non interagiscano o interagiscano in modo conflittuale con la vecchia emigrazione.
“Hanno altri canali di costituzione comunitaria: non frequentano le vecchie reti dell’associazionismo. Pertanto, le forme della comunita’ stanno cambiando e cambieranno sempre di piu’.
I nuovi emigrati in questo modo non permettono alla loro identità  linguistica di arricchire lo spazio linguistico dell’emigrazione tradizionale. E questa mancanza porta conseguenze non positive,” ha aggiunto Vedovelli menzionando il decreto del 2017 e la sua azione positiva.
“Va detto pero’ che una delle proposte e' quella di mettere mano al quadro normativo,non dimentichiamo infatti che per diversi decenni c’e' stata una sola Legge che ha regolato questa complessa materia. Il decreto mi sembra importante ma ora c'é bisogno di uno sforzo di sistema, anche a livello di normazione.” ha sottolineato Vedovelli .

La metodologia. "Abbiamo un punto di riferimento: la politica linguistica europea, e’ un politica plurilinguistica e lo spazio linguistico e culturale italiano e’ intrinsecamente plurale.
Dobbiamo, quindi, tenere i piedi in tante staffe che includono l’arte, la scienza, la letteratura, la filosofia. Non dobbiamo fermarci ad una visione retorica di questa presenza, e questa presenza richiede strumenti: noi per esempio non abbiamo un repertorio delle traduzioni delle opere italiane nel mondo.
Ci vogliono investimenti di sistema,” ha osservato Vedovelli, rilevando come la struttura formale della lingua italiana evochi valori positivi non alternativi ad altri valori diffusi globalmente ma complementari, valori che le persone nel mondo globale cercano e che debbono essere diffusi anche con strumenti innovativi.
“Gli strumenti sinora elaborati sono pero' troppo pochi rispetto a quelli di altre lingue.

Siamo in ritardo. I poli dell’industria culturale dell’italiano sono all’estero, non sono piu’ in Italia. Gli imprenditori devono essere responsabilizzati, debbono rendersi conto che esiste un mercato possibile e importante - studiano italiano nel mondo piu’ di un milione e mezzo di persone ogni anno - e ci vogliono strumenti moderni da un punto di vista metodologico ma anche tecnologico per quanto riguarda la formazione,” ha aggiunto Vedovelli, evidenziando l’importanza di fare dialogare i dati tra loro, esplicitando
metodologie e procedure per confrontarli.

Nel chiudere il suo intervento Vedovelli ha rilevato come la nostra lingua non abbia piu’ una presa autoevidente. “Dobbiamo accogliere la lingua degli altri. Solo cosi' gli altri saranno piu’ disponibili ad accogliere la nostra lingua. E gli immigrati sono una cinghia di trasmissione importante una volta che rientrano nel loro paese.

I sostanza " Ci sono tante potenzialità, tante rose non sono state colte, alcune se ci impegniamo riusciremo a coglierle,” ha auspicato Vedovelli.

Una visione in bianco e nero, quella del prof. Luca Serianni, Universita’ La Sapienza, Accademia dei Lincei, che ha ribadito la perdita dell’italiano per i neo emigrati all’estero spesso per non tornare piu’. Ma ha citato anche e i minori investimenti da parte dell’Italia sulla promozione dell'italiano all’estero.  il Risultato ?  “Negli Stati Uniti, l’italiano e’ al sesto posto, fuori classifica.  La Cina , al contrario, investe molto all’estero e la diffusione del cinese e' superiore a quella del giapponese.

Ci sono pero' anche elementi positivi che si evincono sia dalla ricerca che in generale: vi sono delle nicchie in cui l'italiano
sopravvive. La prima e’ la Chiesa Cattolica: la Santa Sede ha dei collegi attivi a Roma in cui in cui si insegna in italiano, nell’alto clero dunque la conoscenza dell’italiano e’ diffusa.

Vi e’ poi la musica lirica: difficile diventare un cantante lirico se non si sa la nostra lingua, anche se non tutti poi la conoscono  bene. Ci sono, inoltre, singole esperienze esemplari: a Barcellona, per esempio, c'é un programma in italiano ‘Zibaldone’ che e’ molto seguito.
In Marocco poi, emigrati di ritorno spesso insegnano la nostra lingua. E' importante, dunque, investire in Italia per la formazione linguistica degli immigrati,” ha affermato Serianni,  sottolineando come l’italiano sia in buona salute in Egitto, in Macedonia e in Senegal.
"Ci sono, inoltre, molti pensionati in Portogallo e in Romania che mantengono un buon legame con la nostra lingua,” ha aggiunto Serianni. (05/05/2022-L..G.-ITL/ITNET)

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