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IMMIGRAZIONE - CITTADINANZA - PICCININI (IMMIGR.INCA-CGIL): BUON LAVORO MA EVIDENTI CRITICITA' " RUSSO (ACLI):"FINALMENTE MA ELEMENTI DA CORREGGERE". LOY E SERA(UIL E ITAL):"RISVEGLIO, C'E' ANCORA DA FARE". FURLAN(CISL):"FATTORE DI CIVILTA'"
(2015-10-13)
"Un buon lavoro - afferma il responsabile dell'Area Immigrazione del Patronato INCA CGIL, Claudio Piccinini - il provvedimento sulla cittadinanza approvato oggi alla Camera, ma fa anche presente gli effetti che ne depotenziano la portata rispetto alla proposta originaria presentata dalla CGIL: "L'Italia sono anch'io" , la campagna per i diritti di cittadinanza del Sindacato confederale che ha raccolto e depositato in Parlamento 200.000 firme.
Piccinini segnala " la realtà di un provvedimento che emerge da una "mediazione" evidente nei diversi elementi di criticità per il responsabile dell'Area Immigrazione dell'INCA. Ma, soprattutto, lascia trasparire la difficoltà a concepire una normativa che si distacchi da un quadro di "sicurezze" in materia di ordine pubblico. Il genitore che presenta la richiesta deve, infatti, essere in possesso di un permesso di soggiorno per lungosoggiornanti, "ma tale titolo viene ultimamente rilasciato con molta, troppa attenzione da parte delle autorità di polizia, con criteri non omogenei sul territorio nazionale e a volte improntati da eccessiva discrezionalità." Il che, sottolinea l'esponente del Patronato, finisce con il depotenziare il diritto del minore nato in Italia al riconoscimento della cittadinanza" Tant'è che in Italia solo la metà degli immigrati ha una "carta di soggiorno" (lungo soggiorno). Dunque, l'altra metà dei bambini, pur nati in Italia, dovrà attendere - così come gli altri bambini non nati in Itali e giunti in Italia prima dei 12 anni - di aver frequentato uno o più cicli scolastici per almeno 5 anni e concluderli positivamente (Jus culturae). Un dato, quest'ultimo, che inficia il diritto e pone le condizioni perchè il risultato del ciclo di studi sia sottoposto ad elementi estranei alla preparazione scolastica. Meglio sarebbe stato allora considerare la sola frequenza.
Quanto al riconoscimento relativo agli adulti, Piccinini sottolinea come non vi sia nessuna novità, ma ricorda come già nella Repubblica Romana del 1849 la cittadinanza fosse riconosciuta a chi era domiciliato nei territori della Repubblica. Il che, stigmatizza:"era plausibile a quell'epoca" ma "sono passati 150 anni e non è plausibile oggi dal momento in cui abbiamo fatto notevoli passi avanti sul piano della conoscenza, dell'informazione. Imporre un decennio di attesa per potervi accedere è semplicemente "anacronistico". Tanto più che anche altre nazioni europee hanno allargato il diritto. Insomma, "il provvedimento finora è il risultato indubbiamente di molta buona volontà ma anche di troppa conciliazione per trovare consenso nelle componenti della maggioranza". Una strategia parlamentare sempre più ampia che impone limiti, però, sul piano delle riforme. L'auspicio è "che in seconda lettura al Senato certe criticità siano risolte".
Positivo per le ACLI il fatto che dopo più di venti anni si sia finalmente arrivati al voto dell’Aula su una materia così importante e, purtroppo, così poco adeguata alla mutata realtà sociale del Paese. " Benché si tratti di un passo avanti, per le Acli la normativa appena approvata non disegna la riforma che la campagna auspicava e per la quale, nel 2012, il movimento aclista ha raccolto e depositato in Parlamento oltre 200mila firme" essendo parte integrante dell'iniziativa "L'Italia sono anch'io".
Gli elementi critici che dovrebbero essere corretti nel passaggio al Senato sono per il Movimento " l’assenza di una norma che consenta la semplificazione delle procedure relative alla naturalizzazione degli adulti, con un trasferimento di competenze dal Ministero dell’Interno ai sindaci e il superamento, attraverso norme certe di riferimento, della discrezionalità che oggi caratterizza le decisioni in materia. L’altra questione riguarda la previsione di uno ius soli temperato che condiziona il futuro di bambine e bambini alla situazione economica della famiglia, introducendo, col requisito del permesso Ue per lungo soggiornanti di uno dei genitori, una discriminazione che viola l’articolo 3 della Costituzione.".
Soddisfazione anche per il Vice Presidente del Patronati ITAL UIL, Alberto Sera, attento osservatore dei temi afferenti all'immigrazione in Italia. "Si tratta di un primo importante passo avanti". E dichiara "finalmente un "risveglio" su una questione da tempo sollecitata dal sindacato della UIL. Tuttavia c'è ancora da fare per predisporre una normativa che risponda alle reali esigenze degli immigrati in Italia.
" Si tratta comunque di un cambiamento storico, anche se il nostro giudizio sulla legge rimane, per alcuni aspetti, critico" per il Segretario confederale della UIL Guglielmo Loy che critica anche lui "la scelta della condizione del possesso della ex carta di soggiorno: limita il numero di aventi diritto e pone discriminanti basate sul reddito. Discutibile, inoltre, la scelta di aver stralciato la naturalizzazione dalla riforma". Malgrado ciò, il giudizio della UIL "non può che essere positivo, per una legge che – se passerà al Senato senza grandi modifiche – rappresenta la porta d’ingresso alla cittadinanza italiana per almeno mezzo milione di minori, oggi, stranieri".
Nel frattempo, Sera, sottolinea le difficoltà che gli immigrati incontrano oggi con le domande on line dell'attivazione della procedura per la richiesta di cittadinanza e le persistenti richieste al Patronato di intervento. "Iniziativa che portiamo avanti su basi di puro volontariato, sottolinea Sera, perchè stiamo ancora aspettando la convenzione con il Ministero. Ovviamente ci siamo attrezzati per far fronte a questa esigenza ma con la nuova normativa ci aspettiamo che i numeri divengano ben piu' alti ed allora è lecito domandarsi come faremo. Attendiamo, dunque, di essere convocati per prepararci adeguatamente".
Per la Segretaria generale della CISL Annamaria Furlan invece " Il testo approvato oggi in prima lettura alla Camera accoglie le richieste che da tanti anni la Cisl, insieme a tutto il movimento sindacale, porta avanti per il riconoscimento dello ius soli temperato e lo ius culturae ai minori nati in Italia da genitori stranieri”. “Speriamo che ora anche il Senato vari rapidamente il testo della legge approvata dalla Camera" e aggiunge Sono tanti anni che ci battiamo per modificare la legislazione attuale che impedisce a tanti giovani di seconda generazione, figli di genitori stranieri, ma nati e cresciuti in Italia, di avere gli stessi diritti di cittadinanza di tutti gli italiani. E’ una grande conquista di civiltà che ci mette sullo stesso piano di tanti altri Paesi che riconoscono anche il ruolo della scuola come fattore di integrazione culturale e di solidarietà. Si tratta di un segnale concreto che servirà a sanare centinaia di migliaia di situazione assurde e inaccettabili, restituendo dignità e diritti imprescindibili a tante persone che con la loro attività contribuiscono alla crescita economica e sociale del nostro paese”. (13/10/2015-ITL/ITNET)
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