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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FESTIVAL DELL'ETNOGRAFIA - CORALITÀ ALPINA DEL TRENTINO CANDIDATA NELLA LISTA PATRIMONIO CULTURALE IMMATERIALE UMANITÀ

(2017-04-20)

    In occasione della candidatura della Coralità alpina del Trentino per l’iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, la Commissione nazionale italiana per l’UNESCO ha chiesto la collaborazione del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige.

  Nel 2017 il Museo, in collaborazione con la Federazione Cori del Trentino, ha continuato il lavoro di ricerca sul campo iniziato nel 2016 e finalizzato alla documentazione e alla schedatura di alcuni canti popolari eseguiti appositamente da diversi cori del Trentino: il Coro della SAT, il Coro della SOSAT, il Coro Valsella, il Coro Cima Tosa, il Coro Città di Ala, il Coro del Gruppo Tradizioni Cembrane, il Coro San Romedio e il Coro Roen.

Le registrazioni sonore e il lavoro di schedatura sono confluiti nel database etnomusicologico dell’Archivio Provinciale della Tradizione Orale (APTO), consultabile su internet all’indirizzo: www.museosanmichele.it/apto

Sabato 22 aprile, alle ore 16.00, alla coralità alpina del Trentino il Festival dell’etnografia del Trentino dedica il concerto del Coro Alpino Trentino di Gardolo, diretto dal Maestro Franco Tommasi. Mentre domenica, per tutto il giorno, il Coro San Osvaldo di Roncegno, diretto dal Maestro Salvatore La Rosa, gestisce il Museo degli Strumenti Musicali Popolari e presenta il laboratorio: La musica dei popoli.

Sabato gli agronomi della Fondazione Edmund Mach ci spiegano quali sono le viti e gli olivi del Trentino rurale del passato che sono giunti fino ai giorni nostri. Dalle mappe storiche sulle quali sono segnate con dovizia varietà e nomenclature, alla sistemazione del terreno, che rende caratteristico il paesaggio, fino al prodotto che mettiamo sulle nostre tavole, il percorso storico e di filiera viene illustrato al pubblico attraverso documenti e degustazioni, per un approfondimento sull’agricoltura di ieri e dei giorni nostri.

Le vecchie varietà di vite dalla Carta viticola del Trentino (1950-1962) a oggi, a cura diFrancesco Penner, Unità Viticoltura; Tiziano Tomasi, Unità Genetica e miglioramento varietale della vite; Alessandra Lucianer, Biblioteca – Fondazione Edmund Mach & Proposta vini

Nell’ultimo secolo in Trentino si è assistito a più di un cambiamento del quadro viti-enologico: l’assetto varietale si è modificato ampiamente passando dalla coltivazione di vitigni a bacca rossa, spesso autoctoni, a vitigni bianchi più internazionali. La Carta viticola del Trentino, a cura di Rebo Rigotti, nata alla metà del Novecento come documento di indirizzo per la viticoltura provinciale, in tempi più recenti è stata un importante strumento con il quale ricercare, ritrovare, classificare le vecchie varietà di uva da vino recuperando così un importante patrimonio genetico e culturale. Ponte ideale tra modernità e tradizione la Carta viticola è la base da cui estrarre mappe storiche del territorio, che forniscono un punto di partenza imprescindibile per disegnare l’evoluzione avvenuta in questo secolo. I vini prodotti dalle vecchie varietà di vite del Trentino vengono presentati nell’occasione, anche con assaggi guidati.

L’olio extravergine di oliva monovarietale di Casaliva dell’Altogarda trentino e il pan di molche: assaggio guidato, a cura di Franco Michelotti, Unità Viticoltura, Fondazione Edmund Mach & Amici della Rizola & Comitato culturale Cologna Gavazzo Foci
La presenza dell’olivo nell’Alto Garda supera i 2.000 anni, in questo lasso di tempo un esercito di anonimi olivicoltori ha bonificato e modellato un angusto territorio per renderlo atto a ricevere oltre 100.000 piante di olivo, formando quelle che noi ora chiamiamo “olivaie tradizionali”. L’olio che viene presentato è l’estrema sintesi nutrizionale e organolettica di questo lungo lavoro.
La cucina tradizionale valorizza spesso prodotti poveri o anche sottoprodotti dell’attività agricola, è il caso del pan de mólche, tipico della gastronomia alto gardesana, dove il prodotto da forno viene reso più saporito e nutriente mescolandovi un pesto di olive appassite in pianta, oppure di parti di polpa o di buccia residue della spremitura.

MOSTRA “Tratti di matita... raccontano i Mòcheni”
Luogo di atmosfere assorte, di grandi lontananze, di ineffabili alterità, la val dei Mòcheni è anche e soprattutto, per chi la visiti, un luogo dell’anima. Lo sapeva bene Robert Musil, tra gli scrittori, e lo sapeva soprattutto il nostro Giuseppe Šebesta, fondatore del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, che alla val de Mòcheni e alla sua “età del legno” ha dedicato la parte più cospicua della sua opera di narratore e di etnografo.  Una fascinazione elementare con la valle, con i suoi paesaggi, le sue case, i suoi abitanti, che viene raccolta oggi da Katia Moser, con la sua mostra “Tratti di matita... raccontano i Mòcheni. Der lapesch as kontart de geschicht van Bersntoler. Valle del Fersina - Bersntol”, che si inaugura al Museo di San Michele il 22 aprile, nel contesto del 5° Festival dell’Etnografia del Trentino. La mostra propone una raccolta importante di disegni a matita dell’artista, disegni di ottima mano, pieni di stile e di sensibilità soffusa, nella semplice verità del bianco e nero. Molto suggestiva l’ambientazione delle opere, collocate in un contesto tridimensionale curato direttamente dall’artista, che ripropone in un solo colpo d’occhio gli elementi salienti dell’architettura rurale della valle e del suo paesaggio: il bosco, i masi, i rustici... 
Katia Moser, pinetana, è una giovane diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Frequenta da anni la val dei Mòcheni, trasferendo nella sua arte gli elementi e la sensibilità della sua visione. Ha già al suo attivo un certo numero di esposizioni e interventi artistici.....(20/04/2017-ITL/ITNET)

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