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PATRONATI ITALIANI NEL MONDO - APE SOCIAL...E NON SOLO - COLOMBINI (PREVIDENZA INCA):"APE SOCIAL POTREBBE INTERESSARE ANCHE ITALIANI ALL'ESTERO CHE RIENTRANO ? ARGOMENTO CHE STIAMO APPROFONDENDO"

(2017-07-26)

    "APE SOCIAL E PENSIONE ANTICIPATA per i LAVORATORI PRECOCI  sono le due misure fortemente sostenute da CGIL, CISL e UIL al tavolo del Governo, che hanno preso l'avvio un mese fa e di cui la prima fase si è conclusa il 15 luglio. Ora, l' INPS ci dice che sono state presentate quasi 66.500 domande in totale, nello specifico quasi 40.000 di APE e 26.000 di Pensione anticipata per i precoci, quindi un totale molto elevato."  A riassumere lo statu quo è Fulvia Colombini, esponente del Collegio di Presidenza del Patronato INCA CGIL e responsabile della Pevidenza, alla quale Italialavorotv/Italiannetwork ha chiesto un commento sul quadro emerso e le possibilità future per quanti potrebbero non rientrare nella prima fase dell'Ape social. Uno strumento dal quale potrebbero emergere, nonostante le affermazioni del Presidente Boeri, delle opportunità anche per gli italiani all'estero.

  " Dai dati INPS sembra che le risorse destinate dalla legge di bilancio del 2017 potranno accontentare circa 60.000 persone, quindi -
teoricamente -  le domande presentate sono 66.000. Dunque saremmo già fuori budget. Teoricamente, però,  aggiunge l'esponente del Patronato INCA perché perché molto probabilmente ci sarà una quota che non è facilissimo valutare, tra il 10 e il 20% di domande che hanno dei requisiti mancanti. Come si sa, per avere l'APE sociale il requisito di base sono i 63 anni di età compiuti. Mentre per i lavoratori precoci è  avere 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni di età. Però accanto a questi due requisiti che sembrano facili da raggiungere ci sono molti altri
requisiti richiesti di tipo contributivo, previdenziale, riguardo al tipo di lavoro, se disoccupati, se invalidi. In sostanza, si tratta di misure non destinate a tutti, ma destinate ad una categoria di lavoratori e di lavoratrici più disagiati. Quindi probabilmente una quota di domande non riuscirà a superare il vaglio dei requisiti. Però lo sapremo a ottobre, perché ora si è aperta una fase abbastanza delicata della valutazione da parte dell'INPS di tutte le domande. che dirà chi è dentro e chi rimane fuori."

E' più o meno ipotizzabile quante domande potrebbero non avere i requisiti come richiesti dalla legge.

" Secondo  le mie previsioni, tra un 10 ed un 15% di domande potrebbero non avere i requisiti e, dunque,  se queste previsioni saranno veritiere, potrebbe esserci un altro spazio  per circa 10.000 persone, che potrebbero accedere al riconoscimento nella seconda fase.
Infatti, se è vero che il 15 luglio si è chiusa la possibilità di chiedere queste misure per la prima fascia, dal 16 luglio fino al 30 novembre è ancora possibile avanzare la domanda ma queste domande saranno prese in considerazione solo se rimarranno delle risorse disponibili. Altrimenti si passerà al 2018  nell'ambito di unl nuovo stanziamento,  e così via per gli  anni successivi. Quindi, misure importanti ed i cui benefici sono  molto apprezzati dai lavoratori - più disagiati, che hanno un lavoro gravoso, disoccupati, con lavori di cura di persone non autosufficienti, invalidi -
ma  non destinati a tutti".

"Naturalmente - prosegue Colombini  - ci auguriamo che l'INPS  nel valutare le domande guardi alla sostanza, e non  solo dal  punto di vista formale. L'INPS, purtroppo, stigmatizza Colombini, ci ha abituato negli ultimi anni a tenere più in considerazione le proprie procedure informatiche ( per cui respinge domande magari solo perché c'è un flag sbagliato ed hai allegato un documento nella posizione non esattamente prevista.
Noi Patronati, tenuto conto dei tempi ristrettissimi , quattro settimane in tutto per presentare le domande e del fatto che la procedura dell'INPS  è stata anche modificata più volte  per problemi di funzionamento nel corso delle quattro settimane, ci auspichiamo che l'INPS faccia per bene il proprio lavoro come abbiamo fatto noi e che cominci a dare le risposte nel periodo post feriale. Vedremo come si comporterà !"

In questa secondo fase possono presentare domanda anche coloro che non erano in precedenza in possesso dei requisiti richiesti ?.

"Si, alla luce della considerazione che potrebbe esserci ulteriori spazio" afferma l'esponente del Patronato INCA, esemplificando:  i disoccupati  possono presentare la domanda per APE social  nel momento in cui terminano di fruire dell'ammortizzatore sociale, mentre lo stanno ancora percependo non possono farla. Se non percepisce più entro il termine di novembre ha la possibilità di fare la domanda, anche se non vuol dire che potrà avere l'Ape  subito, molto probabilmente potrà averla nel 2018."

  APE social è uno strumento a carattere territoriale. Quindi  è esclusa l'esportabilità, ma gli italiani all'estero che rientrano potrebbero avere qualche chances ?

" E' un argomento che stiamo approfondendo" afferma Fulvia Colombini  "perché l'INPS  nella sua circolare ha affermato  che per quanto
riguarda l' APE sociale non si tengono in considerazione i contributi versati all'estero nel computo dei 30 e 36 anni di contribuzione.
L' INPS  esclude i contributi all'estero sottolineando il fatto che l'APE sociale non è una pensione, ma una indennità  ti accompagnamento alla pensione. Quindi vengono applicati restrittivamente gli accordi internazionali.  Noi su questo punto, però,  stiamo facendo un approfondimento con i nostri legali ritenendo  che l'interpretazione dell'INPS sia eccessivamente restrittiva, perché se è pur vero che si tratta di una misura sociale di accompagnamento alla pensione, tuttavia il criterio previdenziale  - la richiesta dei 30 o 36 anni di contributi versati - è il criterio- guida . Quindi  riteniamo a buona ragione di poter mettere in discussione la posizione dell'INPS.  Sappiamo che alcune domande sono state presentate in questo senso, e probabilmente i lavoratori riceveranno una risposta di respingimento entro il mese di ottobre. A quel punto  apriremo un contenzioso".

Vi aspettavate la composizione territoriale delle domande per l'APE Social ed i precoci così come è risultata dai dati INPS:  poche al Sud,  molte al Nord ?

"I precoci vengono tutti dal Centro Nord Italia, nonostante anche al Sud siano andati a lavorare da giovani, ma per lo più  non gli sono stati pagati i contributi;  mentre al Centro Nord con le fabbriche ed  il sistema dell'apprendistato  è stato più facile avere pagati  i contributi. E di fatto, di precoci al Sud non ce n' è uno ".

Quindi, laddove il disagio e' maggiore , tali strumenti non riescono ad incidere ?

"Il disagio maggiore difficilmente viene alleviato" conferma amaramente Colombini, che stigmatizza "e questo è in linea con i dati generali delle pensioni, perché, in particolare, le pensioni anticipate quelle di anzianità con il requisito contributivo, sono in stragrande maggioranza al Nord. Al Sud ci sono le pensioni di vecchiaia. Il Paese, purtroppo,  è questo".

  Previsioni per l'APE VOLONTARIA ?

"Approvato il decreto dalla Corte dei Conti, non è sufficiente, sottolinea Colombini :  per  APE sociale precoce c'è voluto il decreto attuativo, la circolare attuativa dell'INPS, il rilascio della procedura. Per l'APE  VOLONTARIA ci vorrà il decreto, dopo il decreto verrà  la stipula di un accordo tra il  Ministero e l'ABI e l'ANIA, perché essendo un prestito, il prestito viene erogato dalle banche e garantito da una assicurazione sulla vita, e le assicurazioni stipulano il contratto.  La cosa richiederà ancora del tempo!.

Presso le sedi di Patronato sono state già avanzate richieste di informazioni sull'APE Volontaria ?

" Le richieste di informazioni già ci sono state, perchè  quando sono stati pubblicati i decreti per l' APE sociale e precoci  i telegiornali avevano dato una notizia poco chiara;  sembrava  fosse stata varata anche l'Ape volontaria. Le richieste di informazioni continuano ad esserci , certo, però quando sentono quali, in linea teorica,  sono le condizioni, molti ci ripensano !. Però  mi aspetto che varato il decreto, la procedura, la circolare, e quindi l'INPS metterà un simulatore sul proprio sito a disposizione dei patronati ed anche dei lavoratori, cioè di  quanto prestito avrò
necessità, quanto dovrò restituire quando andrò in pensione e di quanto la pensione sarà  decurtata, mi  aspetto che le persone verranno  a chiederci di fare la simulazione e poi magari da su dieci uno sceglierà di farla e gli altri nove attenderanno l'età della pensione di vecchiaia.
Comunque, è prevedibile un lavoro consulenziale, informativo, perché le persone sono interessate da tutte le possibilità che permettano di andare prima in pensione".

Una delle questioni al centro dell'attenzione è l'automatismo dell'allungamento dell'età per l'accesso alla pensione, stante la mancata modifica della Cosiddeta Legge Fornero, che prevede l'allungamento di altri 7 mesi....

"La legge Fornero - ricorda l'esponente del INCA -  ha reso strutturale  l'incremento periodico sia per il requisito contributivo sia  per l'età per la pensione di vecchiaia alla la cosiddetta speranza di vita.  Ricordo che il requisito attuale è di 66 anni e 7 mesi per la pensione di vecchiaia, 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne  e  42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini. Ma dal primo gennaio 2019 è previsto che si aggiungano a questi numeri altri cinque mesi. Quindi l'età della pensione di vecchiaia salirà a 67 anni. E ogni due anni, ovvero nel 2019, poi nel 2021, quindi nel 2023 e così via,  verranno aggiunti  ulteriori mesi. Una rincorsa che non finisce mai.

Con la fase due del  Tavolo di lavoro, che si sta per aprire, fra CGIL, CISL e UIL e il governo,  tra le richieste avanzate c'è quella di bloccare l'aspettativa di vita. Anche perché alla fine  lavorano contro la loro volontà le persone anziane, perché non riescono mai a raggiungere il requisito e e dall'altra i giovani che sono destinatari di contratti precari, non lavorano, sono disoccupati, sono demotivati, vanno all'estero. E questo non è un bene per lo sviluppo del paese e per le sue prospettive. Quindi, precisa Colombini,  la richiesta che facciamo è quella di bloccare l'aspettativa di vita."

La domanda che sorge spontanea è :  i giovani arriveranno mai alla pensione...ora si parla di una "pensione di garanzia" ?

"Dobbiamo confrontarci con un fenomeno che abbiamo sotto gli occhi da 10, 15 anni, ovvero  da quando il lavoro è diventato discontinuo ed in questo contesto,  possiamo fare due ragionamenti: da un lato ormai i giovani sono destinatari esclusivamente del sistema contributivo, tanti contributi versi e questi contributi ti daranno una rendita. Però il sistema contributivo- introdotto dal primo gennaio 1996 - non prevede elementi di tipo solidaristico, non c'è un'integrazione al minimo, non c'è una pensione minima, tanto versi, tanto hai.  Quindi, in particolare  i giovani che si sono affacciati al mercato del lavoro, ed oggi hanno intorno ai 35 anni, hanno davanti a loro un bel problema:  non si sa quando potranno ricevere la pensione ed a quanto ammonterà.

Per questo motivo nella fase due del confronto con il governo le organizzazioni sindacali hanno proposto di correggere il sistema contributivo attraverso una "pensione di garanzia" per i giovani" sottolinea Colombini, puntualizzando i termini della proposta:
"A fronte dei contributi che i giovani versano, hanno versato e verseranno, viene tenuta in considerazione anche la continuità del loro impegno nel mercato del lavoro, e quindi dovrebbero essere coperti i buchi contributivi in modo tale da stimare l'arrivo alla pensione con importi  un po' più
alti di quelli che avrebbero esclusivamente con il sistema contributivo.
Una proposta che può sembrare costosa ma in realtà la pensione di garanzia per i giovani comincerebbe ad essere pagata in un periodo molto lungo, attraverso una spesa preordinata che accantoni degli importi. Esborsi che potrebbero essere accantonati alla luce di una ripresa del l mercato del lavoro. Allo stato attuale pero', purtroppo,  i dati economici ci dicono che sì il PIL  è in aumento e per la prima volta da molti anni significativamente nel nostro paese, tuttavia sembra che a questa ripresa economica non corrisponda un aumento in termini di occupati.
Quindi una ripresa senza lavoro è molto preoccupante, anche da questo punto di vista. Noi, però, il tema dei giovani lo vogliamo trattare ora, per non ritrovarci impreparati quando questi giovani comincieranno ad avere il diritto alla pensione.

  Come Patronato INCA avete assunto un ruolo attivo, alla luce della riforma , sul fronte consulenziale. Come è stato accolta questa innovazione

  "I pacchetti consulenziali sono frutto di un attento lavoro di analisi  sul come  "prendere in carico" le persone. Un impegno  che abbiamo approfondito nel corso del 2016 ed è stato varato nella primavera di quest'anno. Quindi siamo ancora nella fase di sperimentazione. Quattro i pacchetti consulenziali sulla previdenza, sulla genitorialità, sulla tutela della salute, sull'immigrazione, alla cui base sta un ragionamento di " presa in carico delle persone" in questi ambiti. Noi ci siamo accorti che districarsi nel mondo complesso, a volte anacronistico, dei diritti individuali, per le persone è molto difficile: soesso non conoscono i diritti, le possibilità e le opportunità ed hanno necessità  che qualcuno che li affianchi nella scoperta delle opportunità sulla strategia lavorativa, di conciliazione del lavoro di cura con il lavoro fuori casa, nella strategia per continuare a lavorare prima, durante e anche dopo la pensione... Nella società dell'informazione diffusa, di internet, non c'è infatti nessuno strumento che metta insieme in modo organico le informazioni. I consulenti dell'INCA questo lo sanno fare. E questo potrebbe fare veramente  la differenza nell'affiancare ed aiutare le persone." conclude l'esponente del Collegio di Presidenza del Patronato INCA CGIL.(26/07/2017-ITL/ITNET)

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