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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - WEKEEND ITALIA - FAUSTA SQUATRITI PRESENTA "LA PASSEGGIATA DI BUSTER KEATON 1964-66" CICLO INEDITO DI OPERE DELL'ARTISTA ALLA GALLERIA DI RENATA BIANCONI

(2019-01-16)

  Mercoledì 23 gennaio la galleria di Renata Bianconi, a Milano, inaugura la programmazione annuale con La passeggiata di Buster Keaton 1964-66, un ciclo inedito di opere di Fausta Squatriti ispirato all’opera teatrale di Garcia Lorca scritto nel 1928 dopo l’incontro con Dalì. La mostra, che si chiuderà il 15 marzo prossimo,  è a cura di Martina Corgnati

La contraddizione tra la leggerezza della passeggiata e l’enigmatica malinconia di Buster Keaton, per la giovanissima artista è stato lo spunto per una raffigurazione giocosa di spazi entro i quali si dibattono figurine dagli acidi  colori ammiccanti che si narrano come diverse da quello che sono. Aggregate sulla soglia di una nuvola,  si gettano nel nulla mentre la tromba del giudizio annuncia l’allegra, inconsapevole disfatta.

Grandi tele, ma anche piccolissime, come quella che arricchisce l’esemplare n°1 del suo primo libro d’artista ispirato a “Tatane” del patafisico Alfred Jarry, anch’esso esposto in mostra.

In quei primi anni ‘60 la borghesia milanese, desiderosa di rinnovarsi, si andava liberando delle cornici intagliate, o decorate a stucco, che ornavano i quadri di famiglia, per sostituirle con il listello bianco suggerito dagli architetti. La giovane artista ne trova, e se ne innamora, parecchie, presso il corniciaio Viganò, e fa preparare i telai in funzione delle cornici. La sofisticata, quanto incompresa, operazione, anticipa la messa in opera del Kitsch, la cui popolarità inizierà qualche anno dopo, in massima parte per lo studio che ne ha fatto Gillo Dorfles.   

Le cornici si mettono in antagonismo con la dilagante spazialità rosa, celeste, ma anche nera, mettendone in crisi la contagiosa allegria. Al tempo non capita, si convince di avere sbagliato, si libera momentaneamente di quasi tutte le cornici, per riproporle in mostra oggi, ricongiunte alle tele su cui sono parte integrante.

Come sottolinea la curatrice, Martina Corgnati, "Il primo esegeta di questi mondi lillipuziani fu Gillo Dorfles…” al quale però la giovane Fausta Squatriti non mostrò mail le cornici che facevano parte dell’opera. Ed è un vero peccato perché Dorfles "le avrebbe anticipato qualcosa in merito al Kitsch, a quel mondo che, di lì a qualche anno,[1] avrebbe trasformato in un vero e proprio parametro del gusto contemporaneo. E l’avrebbe fatto per dimostrarle che il suo lavoro Kitsch non è; le cornici, da sole, sì che avrebbero potuto esserlo, ma insieme a quei quadri avevano cambiato significato, diventando un ammiccamento, una strizzata d’occhio

In mostra sono presenti anche sei maschere realizzate da Fausta Squatriti nel 2012 per un breve spettacolo teatrale intitolato “Ora d’Aria” ideato e realizzato prendendo frammenti di testi a lei inviati da amici poeti, assemblati secondo la surrealista regola del caso. Attraverso di esse, cinquant’anni più tardi, è possibile rileggere la linea poetica de “La Passeggiata di Buster Keaton”, un mondo mai rinnegato. Le maschere, che raffigurano sei stati d’animo importanti nell’umana psicologia, Malinconia, Morte, Arroganza, Paura, Lussuria, Follia, diventeranno protagoniste di una performance la cui regia è curata da Associazione A, che si occupa di teatro e performing arts, diretta da Irina Galli.

Il testo polifonico e dalla tagliente ironia ci propone non tanto dei personaggi, quanto una sorta di canto corale di esseri fatti di parola più che di carne, cui le maschere raffigurano, dando loro vita, alla perfezione.
La messa in scena si concentra sul rapporto tra attore e maschera facendo sì che l'attore incarni pienamente la stilizzazione che la maschera rappresenta. Il corpo vivo si annulla, lasciando pieno spazio all'Identità della parola nella sua rappresentazione più pura.

Fausta Squatriti, nata a Milano nel 1941, è attiva dagli anni ’60 negli ambiti di pittura, scultura, narrativa, poesia e critica d’arte. Dopo il diploma all’Accademia di Brera di Milano, nel 1960, Fausta Squatriti espone alla Galleria del Disegno di Milano, la collettiva è curata da Roberto Sanesi. Nel 1964 Gillo Dorfles presenta la sua prima personale alla galleria L’Indiano a Milano, è proprio Dorfles in questa occasione a definire le opere su carta di quegli anni “Urformen”, sottolineando il valore primigenio e fondante delle stesse.

Il mercante d’arte svedese Pierre Lundholm, nel 1968 si interessa alla sua ricerca e espone nella sua galleria di Stoccolma le “Sculture colorate” , una delle quali viene acquisita dal Moderna Museet. Questo costituirà il punto di partenza della carriera internazionale di Fausta Squatriti che si sviluppa inizialmente fra gli Stati Uniti (Kozmopolitan Gallery, New York, presentata da Gillo Dorfles), Israele (Mabat Art Gallery, Tel Aviv), e il Sudamerica (due personali a Caracas, nelle gallerie Estudio Actual , e Artecontacto, con un testo di Arturo Carlo Quintavalle, e personali al Museo di Arte Contemporanea “Jesus Soto” di Ciudad Bolivar, e alla Jack Mizrachi Gallery di Città del Messico).

Un altro incontro cruciale è quello con il gallerista Alexander Iolas, uno dei più importanti mercanti d’arte degli anni Settanta, che espone il lavoro di Fausta Squatriti nella sua galleria di Ginevra, nel 1972 . Era stato Lucio Fontana a introdurre i giovani Fausta Squatriti e Sergio Tosi presso Iolas, che subito aveva loro affidato la creazione di cataloghi, manifesti, libri per le sue gallerie di Parigi, New York, Milano, Ginevra, Roma, Madrid e Atene.

In quegli anni di grande fervore e di notevoli successi, Squatriti e Tosi, dal 1964 al 1974, realizzano per le loro edizioni libri d’artista e multipli del tutto nuovi nel loro genere, con grandi maestri e artisti allora emergenti sulla scena internazionale, fra i quali Lucio Fontana, Man Ray, Jean Tinguely, Niki de Saint Phalle, Cy Twombly, Louise Nevelson, Martial Raysse, e parecchi altri, instaurando con questi artisti un durevole rapporto di amicizia e collaborazione. Dal 1980 Fausta Squatriti riprende l'attività editoriale a proprio nome, realizzando il portfolio "Exacta", dedicato a ventisette protagonisti della ricerca costruttivista internazionale. In quel periodo realizza edizioni numerate anche con Anni Albers, Man Ray, Pavel Mansouroff, Arman, Niki de Saint Phalle.

Fausta Squatriti espone sculture di ferro nero a Milano nel 1979 alla Galleria del Naviglio e nel 1980 allo Studio Marconi. A Pordenone, “Le sculture nere” sono accompagnate da una particolarissima pubblicazione curata da Umbro Appollonio, con foto di Nino Lo Duca rielaborate da Getulio Alviani. Nel 1981 questi lavori di grandi dimensioni sono protagonisti anche a Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Molto apprezzate da Denise René, tanto che nel 1982 verranno presentate nella sua galleria parigina da Giulio Carlo Argan e in seguito, anche in alcune mostre di tendenza. Nel 1987 le sculture nere, e i primi lavori del ciclo “Fisiologia del quadrato”, con testo critico di Giulio Carlo Argan, sono a Düsseldorf, da Karin Fesel, galleria con cui Fausta Squatriti collaborerà per più di un decennio.

Fra gli anni ’70 e ‘80 partecipa a numerose Biennali internazionali di grafica, vincendo due premi alla International Print Biennial di San Francisco.
Le opere geometriche e gli “Studi cromatici”, esposte in una mostra itinerante presentata da Giulio Carlo Argan, tra 1983 e il 1984, sono a Zagreb, Beograd, Rijeka, Ljubjana, Osijeck e, nel 1988, a Honolulu, presso The Art Building Commons Gallery che organizzerà un’altra personale di Fausta Squatriti nel 1994. In entrambi i casi, Squatriti era stata invitata come visiting professor, presso la University at Manoa.

In Italia nel 1992 espone a Firenze da Santo Ficara e nel 1995 a Milano alla galleria Bianca Pilat dove presenta l’installazione “Il pasto del Soliloquio”. Nel 1996-1997 realizza una “Via crucis” di grandissime dimensioni, esposta a Bergamo, nell’Ex Teatro Sociale, e in seguito esposta a Pordenone, alla Concordia 7.
Il Museum am Ostwall di Dortmund, nel 2001 dedica a Fausta Squatriti una grande antologica, a cura di Ingo Bartsch, in collaborazione con la Galerie Karin Fesel. In occasione di questa importante esposizione Claudio Cerritelli curerà la monografia, pubblicata da Mazzotta, dove si percorre l’itinerario dell’artista, dal 1957 fino al 2001, anno in cui la Fondazione Mudima di Milano dedica a Squatriti una grande mostra.

Nel 2005 espone a Bologna la serie “Beata Solitudo sola Beatitudo” presso la N.T art Gallery, con testo in catalogo di Valerio Dehò.
Per il giorno della Memoria, nel 2006, all’interno della ex Sinagoga di Monte San Savino (Arezzo) l’artista espone una grande installazione, “Zachor” che esporrà a “Le Nuove” di Torino nel 2013, e al Centro San Fedele, Milano, nel 2016.

“Ecce homo” è invece la retrospettiva dedicata a Fausta Squatriti dal Moscow Museum of Modern Art di Mosca, nel 2009, curata da Evelina Schatz. In Russia espone ripetutamente i propri libri d’artista.

Nel 2009 il Centre Georges Pompidou dedica una mostra alle artiste raccolte nella sua collezione, Fausta Squatriti è presente con una sua “Scultura nera”. Sempre a Parigi una “Scultura colorata” è stata acquisita dal Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris ed è esposta nella sala dell’arte italiana degli anni ’60.

Fausta Squatriti presenta il ciclo “Ascolta il tuo cuore città”nel 2011 a Milano da Assab One a Milano, con testi di Elisabetta Longari e Jacqueline Ceresoli, cui nel 2012 se ne aggiunge uno di Marco Meneguzzo per la ripresa della mostra “Conosci te stesso”, alla Pinacoteca Civica di Novara, curata da Stefania Nano.

A Torino, nel 2014 alla Weber&Weber si presenta “Memento mori” una serie di dittici e trittici, installazioni e disegni di cui scrive Dieter Ronte.

Nel 2017 la città di Milano dedica a Fausta Squatriti la grande mostra, “Se il Mondo fosse quadro saprei dove andare”, a cura di Elisabetta Longari e sviluppata in due grandi istituzioni: la Triennale di Milano e le Gallerie d’Italia, affiancate dalla Nuova Galleria Morone, che espone le sculture colorate degli anni ‘60/70.

Nel 2018 Fausta Squatriti espone i lavori della sua più recente ricerca alla galleria Rompone di Colonia riuniti sotto il titolo “A cuore aperto”. Lo stesso anno partecipa a Artissima, Torino, nella sezione “Back to the future” con un solo show proposto da Artesilva, che contemporaneamente le dedica anche una personale nella sua sede di Seregno. La mostra, curata da Alberto Zanchetta, è intitolata “La logica dell’Assurdo (al cubo)” e riunisce le opere geometriche degli anni ottanta. Un’opera dello stesso periodo è esposta al Museo Fico di Torino all’interno della grande mostra “100% Italia. Cent’anni di capolavori”.
Dal 2018 la Galleria Bianconi inizia ad interessarsi del lavoro di Fausta Squatriti. Durante i molti incontri nello studio dell’artista, Renata Bianconi riscopre lavori spesso inediti o semplicemente dimenticati.

Le origini della ricerca di questa polivalente artista diventano il punto di partenza di una collaborazione che si consolida agli inizi del 2019 con una mostra personale in Galleria, a cura di Martina Corgnati.(16/01/2019-ITL/ITNET)

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