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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - STORIOGRAFIA - LA GUERRA DEI DUE FRONTI: MILITARE E INDUSTRIALE . PRESENTATO IN CONFINDUSTRIA: "INDUSTRIARSI PER VINCERE. LE IMPRESE E LA GRANDE GUERRA"

(2019-01-17)

  Presentato oggi a Roma il volume ‘Industriarsi per vincere. Le imprese e la Grande Guerra’

Il primo conflitto di dimensioni intercontinentali che coinvolse ventotto paesi e vide contrapposte le forze dell’Intesa e gli Imperi Centrali. Una guerra che si combatté, oltre che in Europa, nell’Impero Ottomano, in Asia e in Africa. Uno dei conflitti più sanguinosi dell’umanità in cui morirono circa 10 milioni di persone di cui 700.000 italiani. E i civili non furono risparmiati: circa 950.000 morirono a causa delle operazioni militari e circa 5.893.000 perirono per cause collaterali, in particolare carestie, malattie, epidemie.
Sono i dati della Prima Guerra Mondiale, anni di ostilita' che comportarono anche la caduta dell’impero austro-ungarico, tedesco, russo e ottomano e distrussero equilibri politici consolidati da decenni.
Ma cosa significo’ questa guerra per l’Italia, un paese dalla debolissima economia che riusciva a produrre una quantita’ molto limitata di acciaio rispetto agli altri paesi europei? Che impatto ebbe sul tessuto imprenditoriale e quali i settori imprenditoriali che ne furono maggiormente influenzati? Che ruolo ebbe la tecnologia industriale?

Domande insolite che permettono di osservare la Prima Guerra Mondiale da un’insolita prospettiva. Domande a cui fornisce puntuali risposte il testo ‘Industriarsi per vincere. Le imprese e la Grande Guerra’ presentato oggi presso la sede della Confindustria a Roma.
Un volume che nel ricordare il recente centenario della vittoria italiana, novembre 1918, indaga dietro le quinte del fronte ufficiale sottolineando come in Italia in quegli anni ci furono due eserciti: il primo mobilitato in prima linea a difendere le frontiere e per la prima volta alla prese con macchine da guerra molto sofisticate, e il secondo impegnato sul fronte interno delle industrie e dei rifornimenti bellici.

Nei 42 mesi di guerra, infatti, tutta la popolazione italiana e’ coinvolta: bisogna produrre molto e in fretta e questo comporta l' ampliamento degli impianti e una trasformazione dei processi produttivi. E per fare fronte ai crescenti fabbisogni di manodopera entrano nelle fabbriche, per la prima volta, 200.000 donne, 60.000 minori e i primi operai coloniali ovvero  5.480 libici reclutati in Tripolitania dal Ministero delle Colonie.

La produzione, che diviene oggetto di pianificazione da parte della classe politica, cresce considerevolmente: aeronautica, automobilismo, metallurgia, siderurgia ma non solo. In espansione anche l' industria tessile che deve fornire il tessuto per confezionare le divise e quella alimentare che produce cibo in scatola per i soldati al fronte. Senza dimenticare la farmaceutica, le cartiere, le manifatture del legno.
Solo un dato estremamente esemplificativo: alla fine del 1915 gli stabilimenti ausiliari sono 221, nel 1916 salgono a 998, aumentando in modo esponenziale fino al termine del conflitto quando le imprese mobilitate dallo Stato sono 1.976. E la Fiat passa in quegli anni da 4.000 a 40.000 operai e dai 4.644 veicoli a motore prodotti nel 1914 ai 19.184 del 1917, l'anno del massimo sforzo produttivo.

Chiaramente, come viene sottolineato nel testo, la crescita fu apprezzabile solo in alcuni ambiti e la fine della guerra rappresento’ un duro contraccolpo: la produzione di acciaio passata dalle 911 tonnellate del 1914 alle 1.332 del 1917, nel 1919 ripiombo’a 732.

“Il testo rappresenta la prima mappatura della nascente industria italiana, proprio in quegli anni infatti il paese passa da una dimensione agricola ad una industriale. Un’industria stimolata dall’alto in cui ricerca e sviluppo diventano elementi fondamentali,” ha affermato Andrea Pozzetta, curatore del volume edito dalla casa editrice Interlinea.

“E' un libro che nasce da approfondite ricerche ed e' corredato da circa 200 immagini d’epoca.  Sono foto che mostravano la realtà produttiva italiana ma, allo stesso tempo, avevano una funzione celebrativa. Erano una prova di come tutto il paese fosse mobilitato. E proprio da queste immagini nasce un’epica, un nazionalismo industriale,”  ha puntualizzato il curatore evidenziando come proprio in quel periodo le rappresentanze sindacali ottennero un riconoscimento formale da parte del Governo e degli organismi industriali, divenendo l’effettiva controparte nei rapporti di mediazione contrattuale.

“Il testo e' organizzato per tipologia di oggetti: si comincia con il 'grigioverde', il famoso panno usato per le divise, prodotto da industrie localizzate per lo piu’ nel distretto biellese. A seguire il cibo in scatola, da considerarsi una vera novita’: precedentemente destinato al mercato estero - il nostro paese era ancora agricolo e la cucina domestica - comincia ad essere consumato al fronte. La Cirio all’avanguardia nel settore delle conserve conosce una crescita  importantissima.Tra l'altro la tecnologia d'inscatolamento dell’azienda e’ cosi sicura che le scatole diventano corpi cavi per granate e proiettili. E questo non e’ davvero l’unico caso di riconversione: la Lagostina dalla produzione di pentole passa a quella di proiettili e gavette,”  ha precisato Pozzetta.

“Ci sono poi i capitoli dedicati ai materiali bellici come cannoni, granate, proiettili prodotti per lo piu’ dalle Acciaierie di Terni. E poi quelli sulle gavette, le borracce, le munizioni. Un ruolo fondamentale gioco’ la Fiat a cui si deve la produzione di veicoli necessari per il trasporto delle truppe, e l’Ansaldo che si distinse per la realizzazione di mezzi corazzati a supporto delle operazioni di artiglieria, di aeroplani e di navi,”  ha concluso il curatore.

Tra i relatori intervenuti alla presentazione del testo, Vincenzo Boccia, Presidente  di Confindustria, che ha sottolineato come questo testo sia un omaggio alla memoria del nostro Paese, un libro che permette di riscoprire un senso di comunita’.
“Vi era un fronte interno ed esterno che remava nella stessa direzione, dal sud al nord ci si compattava. Questo volume richiama dunque al senso di identita’ Paese,” ha affermato Boccia ricordando gli esordi della nostra realta' imprenditoriale.
“In quegli anni l’Italia da paese agricolo si sposta verso l’industria e comincia a muovere i primi passi che la porteranno a diventare il secondo paese manifatturiero in Europa. E questa percentuale la conosce solo il 30% degli italiani,” ha dichiarato Boccia sottolineando la delicatezza dell’attuale momento economico. (17/01/2019-L.G.-ITL/ITNET)

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