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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - POLITICA - CON 'HAMMAMET' - DI GIANNI AMELIO - CRAXI E LA POLITICA ITALIANA VENT'ANNI DOPO

(2020-01-13)

Con il film 'Hammamet' di Gianni Amelio, in Italia  si riapre, a venti anni dalla morte di Bettino Craxi, il dibattito sulla politica di quegli anni precedenti alle vicende di "mani pulite" e susseguenti i processi che portarono l'ex Presidente del Consiglio dei Ministri a lasciare l'Italia  per una Tunisia che lo accolse nella sua villa di Hammamet  con amicizia e deferenza, dove morì il 19 gennaio 2000.
Una pellicola in cui l'attore Pierfrancesco Favino ha sapientemente interpretato il leader socialista, di cui Amelio ha raccontato  gli ultimi sei mesi di vita, stigmatizzando l'umanita' del leader socialista in esilio alle prese con la sofferenza fisica. Un uomo "pieno di rabbia, rimorsi e desideri, macerato dalla sofferenza fino all'autodistruzione".

Quanto all'indubitabile  Favino  “In un solo caso ho aspettato un attore per sei mesi, ed è successo per il mio ultimo film, Hammamet, non l’avrei mai fatto senza Favino”, ha rivelato Gianni Amelio. “Il film l’ho scritto per lui e l’ho aspettato tutto il tempo necessario".  Girato  nella casa di Craxi ad Hammamet,  racconta, tra l'altro, del forte rapporto con la figlia Anita, devota al padre malato e ormai perso nella boria del potere.

Il Craxi, raccontato da Amelio, vive di fatto la certezza di essere stato il solo a pagare per le colpe di tutti, per mano di una magistratura ' politicizzata'.

Un periodo che Claudio Martelli, il 'delfino' del leader socialista rivive nei suoi libri il destino di un uomo e di un politico che fu un 'innovatore' ritrovando in Garibaldi le radici del socialismo e con cui il Paese non ha ancora fatto i conti fino in fondo.  Anzi, per Martelli, a distanza di vent'anni, è 'necessario'  ripensare Craxi e recuperare il suo lascito, per colmare il vuoto lasciato dal riformismo socialista e dal socialismo liberale.

" La sua figura - dichiara in una intervista, rilasciata nei giorni scorsi all'ANSA, suscita ancora tante domande e comprenderla può fornire tracce importanti per capire la crisi della sinistra, della democrazia liberale e l'irruzione del populismo e del nazionalismo in Italia e nel mondo".

Bettino Craxi "non ha mai smesso di considerare le cose da una prospettiva di sinistra, guardando alla parte più bassa della società. Ha sempre sposato un punto di vista che non era quello dell'establishment". Claudio Martelli a 20 anni dalla morte fa un ritratto che può suonare sorprendente di chi fu presidente del Consiglio - il primo socialista - decisionista e accesamente anticomunista. L'attualità di Craxi, secondo l'allora numero due del Psi, è in una sorta di sovranismo ante-litteram, ben diverso però dall'attuale. "Che non ci siano più frontiere la considerava un'avventura pericolosa, perché l'ordine del mondo si fonda sulle nazioni, ripeteva - dice Martelli all'ANSA -. L'idea di affidare tutto a delle tecnocrazie gli ripugnava".

E non solo. "Il socialismo liberale pensa che il meccanismo di sviluppo capitalistico va conservato, ma corretto a favore dei lavoratori - dice l'ex ministro della Giustizia e vicepremier a cavallo tra gli anni '80 e '90 -, non più sfrenato, selvaggio e distruttivo come nella fase nascente". "Questo socialismo manca nella politica italiana - aggiunge Martelli, 76 anni - e anche per questo l'Italia è diventata la culla dei populismi e dei sovranismi, in reazione agli eccessi dell'establishment.
Secondo Craxi il mercato unico europeo e le regole di Maastricht dovevano essere accompagnati da misure di eguaglianza, a tutela del mondo del lavoro e dell'intera società". La memoria, in vista del ventennale della fine in Tunisia nel 2000, fa i conti con il macigno delle due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito dei partiti (per quest'ultimo reato anche Martelli ha avuto 8 mesi). L''esilio politico' era considerato dalla giustizia e da buona parte dell'opinione pubblica la latitanza di un leader, fino ad allora molto potente, che si era sottratto ai processi.

"La Corte dei diritti umani Ue ha bocciato due condanne per mancato rispetto del diritto alla difesa - ribatte a quelle voci  Martelli - e per violazione della privacy con intercettazioni e perquisizioni non autorizzate. Gran parte di Mani Pulite oggi andrebbe censurata". Ma, aggiunge, "L'ascesa di Craxi è stata accompagnata quasi subito da una massacrante campagna di denigrazione - sostiene Martelli -. Diventa Craxi-Mussolini con il fez e gli stivaloni nelle vignette di Forattini, che poi forse si è pentito". Erano gli anni di 'Bottino Craxi' e di titoli del settimanale satirico Cuore come 'Scatta l'ora legale, panico tra i socialisti'. Ma lo stesso ministro Psi Rino Formica parlò di "nani e ballerine" che si affollavano nel partito più glamour, con la 'Milano da bere'.

"Tutti i partiti si sono finanziati illegalmente - ricorda Martelli -: chi dall'Urss, chi con la Cia, chi con le strutture anche ecclesiastiche e c'è chi si è dovuto arrangiare come i socialisti, rischiando di più. Craxi ha avuto un trattamento speciale non perché fosse più corrotto, ma perché era divenuto il perno del sistema politico". (13/01/2020-ITL/ITNET)

 

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