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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - SPAGNA - ANCORA UN MESE PER AMMIRARE LA RETROSPETTIVA DELLE OPERE DI MARIO MERZ AL REINA SOFIA DI MADRID

(2020-08-06)

La retrospettiva dedicata a Mario Merz (Milano, Italia, 1925-Milano, Italia, 2003) al museo Reina Sofia di Madrid  ripercorre fino alla fine del mese di agosto  le derive di un'opera sospesa in una sorta di epoca preistorica, estranea al discorso della storia in epoca moderna.

Questa prospettiva anacronistica, evidente nella scelta dei materiali e dell'iconografia, è il risultato della posizione ideologica e impegnata dell'artista rispetto al contesto politico e intellettuale italiano degli anni Sessanta e Settanta, nonché del suo rifiuto la penetrazione del capitalismo e dello stile di vita americano nel mondo del dopoguerra.

Legata all'arte povera, la pratica artistica di Merz incorpora alcune delle caratteristiche fondamentali che il critico d'arte contemporanea Germano Celant ha identificato con questa tendenza: oltre alla sua opposizione alla società dei consumi postindustriali, troviamo un uso consapevole di materiali organici come l'argilla, rami, cera o carbone. Dal suo utilizzo emergono alcune associazioni ricorrenti nell'immaginario premoderno dell'artista, come quella del fuoco, del fulmine e della freccia; figure con significati mitici e geologici come, ad esempio, l'igloo, la tavola, la spirale o il fiume; o animali ancestrali come il rinoceronte o il coccodrillo. Questi motivi, insieme all'idea del nomade, attraversano tutta la sua poetica, con la quale rivendica modelli di vita in collusione con la natura che resistono al progetto predatore della modernità capitalista. In questo senso, la ricerca del mitico distingue il lavoro di Merz da quello dei suoi contemporanei affini, dal momento che il suo arcaismo non ha nulla a che fare con il desiderio malinconico del passato, ma con una incisiva critica della modernità industriale e dei consumatori.

Un'aspirazione che lo stesso artista sintetizzava molto bene con una metafora a cui ricorreva quando ha parlato del suo lavoro: invocare "il vento preistorico delle montagne ghiacciate".
Quell'invocazione, lungi dall'essere un mero espediente retorico o un appello malinconico verso un passato idealizzato, ha una profonda carica critica: serve a articolare il suo rifiuto della deriva consumistica della società contemporanea e mettere manifestare la necessità di riconnettersi alle esperienze umane essenziali come quelli di costruire e vivere, di instaurare rapporti con la natura.

Sebbene avesse iniziato la sua carriera nel decennio precedente, fu negli ultimi anni anni sessanta, in un contesto di grandi sconvolgimenti politici e artistici in Italia e al in tutto il mondo, quando Mario Merz pose le basi per il suo particolare vocabolario visivo. In quegli anni realizza le sue prime installazioni con igloo, motivo per cui  concepito come metafora capace di confrontarci con il significato primario e ontologico da abitare. Un'idea a cui alludono anche le opere Noi giriamo intré alle case o le case girano intorno a noi? o Casa sulla foresta forest, 1989], e quello - come denunciavano i situazionisti, con i quali Merz mantenuto una relazione stretta - aveva trasformato la modernità distorta l'abitazione in un'estensione dello spazio della fabbrica.

Un altro elemento che gioca un ruolo fondamentale nel suo lavoro è il tavolo, che è interessato al suo carattere polisemico: il tavolo è un oggetto quotidiano e un altare, uno spazio lavoro e intimità, luogo di incontro e celebrazione. Un semplice tavolo al che le gambe vengono aggiunte e diventa una tabella riassume la metodologia povera nel
Il lavoro di Merz, dove i materiali più semplici diventano arte attraverso uno sguardo che li poetizza e dà loro valore estetico.
I dipinti e le installazioni che realizza con tavoli disposti o rappresentati sotto forma di spirale sono una delle variazioni del prolifico lavoro di creazione e indagine artistica che Mario Merz ha svolto intorno alla cosiddetta successione da Fibonacci . Introdotto dal matematico italiano Leonardo de Pisa (1170-1241) è
una serie infinita di numeri naturali in cui ognuno di essi è la somma di due che lo precedono: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34 ... Questa formula matematica descrive un modello di crescita ricorrente nel mondo biologico (conchiglie, rami e foglie di alberi, piante, ecc.) e dalla loro scoperta nel XIII secolo è stata ampiamente utilizzato nei campi della scienza e dell'arte. Fascino quasi ossessivo che Merz provava  per la formula  risiedette nella possibilità che offre di spiegare e rappresentare i fenomeni biologici, fisici, politici e sociali di grande complessità. Trascendendo i limiti della matematica cartesiana, questa sequenza mostra che esiste una connessione organica tra i numeri e l'ordine naturale, che il mondo umano e naturale fanno parte di un continuum.
Quella progressione numerica passando dall' individuo al collettivo in un contesto il social è visibile nella Fabbrica a San Giovanni a Teduccio del 1971, con la quale  contribuisce a situare la dimensione politica del discorso di Merz, che non era ignaro delle urgenze del contesto storico che doveva vivere nell'industrializzata Torino e nell'Italia settentrionale tra gli anni '60 e '70. In quella transizione dal fordismo
al post-fordismo dove si consolidano le lotte del movimento operaio, l'artista manifesta il suo rifiuto viscerale del mondo dei consumi, principale strumento di dominio e alienazione nelle società capitaliste avanzate.

La sua biografia spiega questa implicazione politica oltre che poetica. Militante del gruppo di resistenza antifascista Giustizia e Libertà, fu incarcerato per il suo attivismo nel 1945, momento in cui iniziò a ricorrere a materiali precari come lettere e involucri di cibo. Fin da subito, ha sviluppato le sue preoccupazioni politiche e sociali in termini estetici, mettendo in evidenza opere emblematiche come Igloo di Giap o Che fare?, Emerse nel calore degli eventi del 68 maggio e delle idee politiche e filosofiche che, specialmente in Italia, hanno modificato la concezione classica del marxismo sul ruolo dell'intellettuale come soggetto rivoluzionario.

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Nel corso degli anni moltissime rassegne sono state dedicate a Merz dai più prestigiosi musei del mondo. Fra questi si possono ricordare il Walker Art Center di Minneapolis nel 1972, la Kunsthalle di Basilea nel 1981, il Moderna Museet di Stoccolma nel 1983, il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York nel 1989, la Fundació Antoni Tàpies di Barcellona nel 1993, il Castello di Rivoli e il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 1990, la Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Trento nel 1995, la Fundação de Serralves di Porto nel 1999, il Carré d'Art di Nîmes nel 2000, la Fundación Proa di Buenos Aires nel 2002. Nel 2003 gli è stato conferito il Praemium Imperiale dall'Imperatore del Giappone. (06/08/2020-ITL/ITNET)

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