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IMMIGRAZIONE - XXX EDIZIONE DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE: LAVORO NEL 2020 DIVENTANO "LAVORATORI INDISPENSABILI" 2.505.000 LAVORATORI REGOLARI MA SOTTOCCUPATO IL 6,8%

(2020-10-28)

Nel 2019, prima dell’avvento della pandemia, il tasso generale di occupazione degli immigrati risultava in crescita: per gli stranieri +2,0%, per gli italiani +0,5%. Ad affermarlo la XXX edizione deL DOSSIER STATISTICO IMMIGRAZIONE dall'IDOS (vedi anche http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=63697 )

I 2.505.000 stranieri che hanno lavorato regolarmente in Italia nel 2019 (per il 43,7% donne) rappresentano il 10,7% di tutti gli occupati a livello nazionale, a fronte di 402.000 stranieri disoccupati.

Il fatto che gli stranieri abbiano più alto, rispetto agli italiani, sia il tasso di occupazione (61,0% contro 58,8%) sia quello di disoccupazione (13,8% contro 9,5%) attesta, al di là dell’apparente contraddizione, la maggiore labilità e temporaneità degli impieghi, spesso a singhiozzo, loro riservati (sono sottoccupati per il 6,8%, contro il 3,3% dei lavoratori italiani).
In effetti, il mercato del lavoro italiano appare ancora rigidamente scisso su base “etnica”, con le occupazioni più rischiose, di fatica e sottopagate per lo piu’ riservate agli stranieri, che vi restano inchiodati anche dopo anni di servizio e di permanenza nel paese.

Circa 2 su 3 di essi svolgono lavori non qualificati (63,3%, contro il 29,6% degli italiani), mentre ha un impiego qualificato solo il 7,6% (tra gli italiani il 38,7%). Una situazione che migliora solo parzialmente tra chi detiene un titolo elevato di studio: se laureati, infatti, gli stranieri svolgono professioni a bassa qualificazione “solo” nel 28,8% dei casi (a fronte di appena l’1,9% degli italiani).

L’emergenza sanitaria ed economica causata dal Covid-19 nel 2020, già dai primi mesi ha determinato per molti immigrati un peggioramento delle condizioni occupazionali.

Nel settore agricolo, ha indebolito fortemente i loro diritti, sia sul lavoro sia in termini di tutela della salute. E la recente regolarizzazione non ha posto rimedio a questa situazione.

Anche nel comparto domestico, da marzo a giugno 2020, si sono persi circa 12.950 rapporti di lavoro regolari. Tuttavia, i lavoratori domestici non comunitari, molto più di quelli agricoli, hanno potuto beneficiare della procedura di emersione introdotta dal Decreto Rilancio, grazie a un numero di richieste di regolarizzazione pari a 176.848 su un totale di 207.542 per emersione lavorativa (85%).

Quanto al lavoro autonomo ha conosciuto, nel primo semestre del 2020, un forte calo dovuto al Covid-19 (-40,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente). Tuttavia, nel 2019 le imprese gestite da immigrati hanno continuato a rappresentare un importante attore economico, raggiungendo a fine anno le 616.000 unità (+2,3% rispetto al 2018), il 10,1% del totale delle attività autonome. Per oltre il 50% dei casi, le imprese degli immigrati si concentrano nel commercio e nell’edilizia.

Gli immigrati sono anche beneficiari del sistema di sicurezza sociale rappresentando lo 0,4% dei percettori di pensioni contributive con importi annui intorno ai 7.407 euro rispetto a una media di 15.502 euro. (28/10/2020-ITL/ITNET)

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