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ITALIANI ALL'ESTERO - ITALIA/GERMANIA - GARIPPO (SEGR. PD GERMANIA): "L'ITALIA CHE VORREI: UNA VISIONE DI FUTURO SLEGATA DALLA RICERCA DEL CONSENSO IMMEDIATO"

(2021-02-24)

"Gli ultimi venticinque anni della storia d’Italia sono stati caratterizzati da mancate riforme e ristagno economico. In particolare, l’ultimo decennio è stato il peggiore per l’economia italiana dal 1948. Il nostro Paese non si è ripreso del tutto dalla grande crisi finanziaria del 2008. Ma i problemi dell’Italia partono da molto lontano ed hanno un insieme di cause. La nostra economia va più lentamente degli altri Paesi del mondo: addirittura nel 2019 la crescita è stata zero.

Il deficit annuale e il debito pubblico aumentano, i consumi si contraggono, le banche prestano sempre meno e le imprese diminuiscono gli investimenti.
Questo scenario è definito dagli economisti stagnazione e tutti ci chiediamo perché l’Italia sia scivolata in questa situazione." Ad affrontare un dibattito che va ben oltre l'attualita' è FraNcesco Garippo, Segretario del Partito Democratico in Germania. 

"I problemi dell’Italia vengono da lontano: mercato del lavoro, sistema educativo, funzionamento della giustizia, investimenti infrastrutturali". Ma "Nel dibattito politico in questi anni si è cercata spesso la ricetta facile. Una classe politica seria dovrebbe aver chiaro che senza Europa, crescita economica inclusiva e risanamento fiscale non si possa andare da nessuna parte. Bisognerebbe partire, pero’, prima di tutto, dal capitale umano." afferma l'esponente del PD in Germania.

"Tutti sappiamo che il livello di conoscenza e di competenza della popolazione italiana è basso. Il problema non è solo la quantità ma la qualità della formazione, soprattutto nel settore dello sviluppo tecnologico e dell’innovazione" afferma Garippo, che offre all'attenzione dei lettori una riflessione decisamente concreta dello statu quo italiano.

Ciò che, invece, renderebbe davvero competitivo il nostro Paese.
Per quanto concerne il rapporto con l’Europa, dovremmo tutti partire dal presupposto, che, essendo l’Italia un Paese relativamente piccolo all’interno dell’Unione, e , per storia, cultura , economia e finanza interconnessa con il Vecchio Continente, sarebbe assurdo immaginare un’eventuale uscita.

Altro tema è, come dicevo, la crescita economica inclusiva ed il risanamento fiscale. I governi di qualsiasi colore hanno investito poco o nulla nell’integrazione perché non sono stati in grado di guardare al lungo termine.

Per esempio, come avviene in Germania, sarebbe stato opportuno guardare con più interesse alle seconde generazioni che ormai sono il dieci per cento degli studenti italiani. Servirebbe una gestione ragionata dell’immigrazione che ci faccia trarre il meglio dai flussi: un’integrazione corretta dei migranti vecchi e nuovi avrebbe il merito di risolvere il problema del calo delle nascite.
Per quanto attiene al risanamento fiscale, fermo restando il principio costituzionalmente garantito per fortuna della progressività fiscale, a mio avviso, per favorire la crescita bisognerebbe tassare di più i consumi ed il patrimonio e meno i redditi da lavoro e da impresa. Ciò stimolerebbe l’iniziativa imprenditoriale e l’offerta di lavoro."

Certamente le politiche fiscali non possono prescindere dall’equilibrio dei conti.
Purtroppo non si può pensare di dare una spinta alla domanda, riducendo tutte le imposte. Non c’è spazio per farlo. Il realismo in questo caso dovrebbe prevalere. Almeno per un periodo il risanamento dei conti dovrebbe essere a carico dei più abbienti con quella che tutti hanno difficoltà a chiamare col suo giusto nome: patrimoniale.

Queste riforme, naturalmente, bisognano di una classe politica seria e responsabile, ma anche di un nuovo assetto della macchina burocratica e amministrativa. Snellezza, efficienza nei centri di costo, digitalizzazione e responsabilizzazione dei vertici. Non posso trascurare in questa analisi il problema della concorrenza. Sappiamo tutti che le imprese italiane con la globalizzazione sono state schiacciate dalla competitività verso i nuovi ed i vecchi concorrenti stranieri a causa del loro deficit in innovazione nonché a causa della loro dimensione piccola e quasi sempre a conduzione familiare.

Occorrerebbe aiutare le imprese con incentivi che le spingono ad indebitarsi meno e ad aumentare invece la loro capitalizzazione .
Come? Anziché consentire la detrazione degli interessi sul debito dal reddito imponibile incentivare con detrazioni fiscali l’aumento del capitale.

Per cominciare a fare tutto ciò, vista l’attuale Legge Elettorale che lascia grande spazio ai Leaders dei Partiti nella composizione delle liste elettorali, disegnando prima che avvengano le Elezioni, la geografia del Parlamento, occorre che si guardi di più alle competenze e che si lavori con uno spirito di cooperazione nell’interesse del Paese e non di una sola parte e che si proceda con una visione verso il futuro slegata dalla ricerca del consenso immediato." conclude il Segretario del PD in Germania.(24/02/2021-ITL/ITNET)

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