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FINANZA - DEF 2017 - "BENESSERE EQUO E SOSTENIBILE NEL PROCESSO DECISIONALE": PRIMO ESERCIZIO SPERIMENTALE: 130 GLI "INDICATORI": E' WORK IN PROGRESS

(2017-04-12)

  Lo studio della natura multidimensionale del benessere si è oramai affermato come uno dei filoni più prolifici della moderna scienza economica, con lo spostamento al più ampio concetto di well-being, un’idea di benessere individuale e sociale onnicomprensiva, che racchiude in sé dimensioni monetarie (messa in discussione fin dagli anni '60) e non monetarie (qualità della vita).

Molteplici esperienze nazionali ed internazionali sono state sviluppate in questo senso, in particolare a partire dagli anni ‘902.
Dopo alcune iniziative pioneristiche dell’OCSE nei primi anni 2000, diverse istituzioni internazionali hanno promosso studi con l’obiettivo di avviare una concreta misurazione del progresso sociale, andando oltre le misure economiche convenzionali come il PIL pro capite.
Nel 2009 gli stessi temi sono stati affrontati anche nel corso del G20 di Pittsburgh.
La Commissione Europea ha adottato un framework composto da otto dimensioni oggettive (condizioni di vita materiali, attività lavorativa principale, salute, istruzione, relazioni sociali e tempo libero, sicurezza economica e personale, governance e diritti di base, ambiente) cui si affianca una nona dimensione soggettiva, la soddisfazione per la vita (life satisfaction). Ed il primo rapporto sulla qualità della vita in Europa basato su questa impostazione è stato pubblicato da Eurostat nel 2015, utilizzando anche i dati raccolti da Eurostat attraverso il modulo ad hoc sul subjectvie well-being
inserito nel 2013 all’interno dell’indagine sulle condizioni di vita nell’Unione europea.

Infine, nel 2011 l’OCSE ha proposto un proprio approccio per la misurazione del benessere articolato su undici dimensioni (salute, conciliazione vita-lavoro, istruzione e skills, relazioni sociali, partecipazione civica e governance, qualità dell’ambiente, sicurezza personale, benessere soggettivo, reddito e ricchezza, lavoro e salari, situazione abitativa) e quattro tipi di risorse che contribuiscono a rendere il benessere sostenibile nel tempo (capitale naturale, capitale economico, capitale umano e capitale sociale). Sicchè sulla base di tale framework, ogni due anni l’OCSE pubblica il rapporto “How is life?" , che fornisce una valutazione del benessere nei Paesi OCSE, analizzando come variano le diverse dimensioni nel tempo, tra Paesi e tra specifici gruppi della popolazione (ad esempio per età, per livelli di istruzione...).

.1 IL PROGETTO BES IN ITALIA
Il progetto “Benessere equo e sostenibile in Italia” (BES) nasce nel 2010 su iniziativa dell’Istat e del CNEL e ha visto il coinvolgimento di esperti e di ampi settori della società civile. L’obiettivo è misurare il livello di benessere dei cittadini italiani nelle sue diverse dimensioni, tenendo conto della distribuzione delle risorse che lo determinano (equità) e della possibilità di garantire il mantenimento degli stessi livelli di benessere alle generazioni future (sostenibilità). Il riferimento metodologico per la costruzione del BES è costituito dal framework indicato in una pubblicazione dell’OCSE del 2010: il progresso della società è misurato sulla base di domini e dimensioni del benessere, distinguendo due macro-dimensioni, il benessere umano e il benessere dell’ecosistema.

Il benessere umano è determinato dal benessere individuale (cui sono legati attributi come la salute, il livello di istruzione, ecc.) e dal benessere sociale (cui corrispondono attributi condivisi con altre persone, ovvero con la famiglia, gli amici, la società nel suo complesso). Inoltre, il benessere umano necessita di alcuni “pilastri di supporto” (la cultura, la governance, l’economia). In questo quadro teorico sono poi rilevanti gli scambi tra la sfera del benessere umano e il benessere dell’ecosistema.

Sulla base di tale approccio metodologico e tenendo conto di una consultazione pubblica , il Comitato di indirizzo del BES (Istat, CNEL e società civile) ha definito il contesto di riferimento per la misurazione del benessere in Italia individuando  un totale di 130 indicatori. Sta di fatto, però, che il progetto BES si caratterizza, comunque, per la natura di work in progress.
Parallelamente l’Istat svolge un lavoro di ricerca e affinamento metodologico in modo da poter disporre in futuro di un quadro sempre più completo e aggiornato della qualità della vita dei cittadini italiani. In particolare, la ricerca in corso è volta ad una revisione degli indicatori che porti a rispecchiare in pieno gli aspetti di equità (selezione di indicatori di distribuzione rispetto agli indicatori di benessere ripartiti per le variabili strutturali) e di sostenibilità (selezione di indicatori in grado di cogliere vulnerabilità e resilienza rispetto alla perdita /mantenimento del livello di benessere raggiunto).

Il riconoscimento normativo del collegamento tra indicatori di benessere equo e sostenibile e programmazione economica e di bilancio è stato operato con la legge n. 163/201610 di riforma del bilancio dello Stato. La valutazione degli effetti
delle politiche pubbliche sulle grandezze economiche, sociali e ambientali che concorrono a definire il concetto di benessere equo e sostenibile, ha richiesto alcune modifiche al Documento di economia e finanza.
In particolare, il DEF è ora composto – oltre che dalle tre sezioni e dagli allegati precedentemente previsti – anche dal presente allegato, predisposto dal MEF, nel quale sono riportati partendo dai dati forniti dall’Istat:

a) l’andamento, nell’ultimo triennio, degli indicatori di benessere equo e sostenibile;
b) le previsioni sulla loro evoluzione nel periodo di riferimento del DEF, anche sulla base delle misure previste per il
raggiungimento degli obiettivi di politica economica e dei contenuti del Programma Nazionale di Riforma.

  Inoltre, entro il 15 febbraio di ogni anno, il MEF deve presentare alle Camere (per la trasmissione alle competenti Commissioni parlamentari) una Relazione in cui si evidenzia l’evoluzione degli indicatori, sulla base degli effetti determinati dalla legge di bilancio per il triennio in corso.

A completamento del nuovo quadro normativo, la stessa legge ha previsto l’istituzione, presso l’ISTAT, del “Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile”. Tale Comitato è presieduto dal Ministro dell’Economia (o suo delegato) e composto dal Presidente dell’ISTAT (o suo delegato), dal Governatore della Banca d’Italia (o suo delegato) e da due esperti della materia di comprovata esperienza scientifica e ha il compito di selezionare e definire gli indicatori di benessere equo e sostenibile da collegare al ciclo di programmazione economicofinanziaria.

La riforma della legge di Bilancio pone l’Italia all’avanguardia nell’introduzione degli aspetti del benessere dei cittadini che vanno “oltre il PIL” nei processi decisionali pubblici....per dare modo di effettuare in via sperimentale, come richiesto dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, gli esercizi di previsione in linea con le finalità previste dalla legge già nel DEF dell’anno in corso, il Comitato ha selezionato in via provvisoria un ristretto numero di indicatori.

I.3. UN PRIMO ESERCIZIO SPERIMENTALE
  Nel DEF 2017 si è condotto un primo esercizio sperimentale su un sottoinsieme di indicatori di benessere equo e sostenibile.

Per gli aspetti che riguardano il benessere economico, l’esercizio sperimentale si concentra su due indicatori che consentono di evidenziare più compiutamente nell’ambito del DEF gli aspetti distributivi: il REDDITO MEDIO DISPONIBILE  (Il reddito medio disponibile aggiustato pro capite è dato dal rapporto tra il reddito disponibile delle famiglie aggiustato (ovvero inclusivo del valore dei servizi in natura forniti dalle istituzioni pubbliche e senza fini di lucro) e il numero totale di persone residenti (in euro) aggiustato pro capite e un INDICE DI DISUGUAGLIANZA DEL REDDITO DISPONIBILE (dato dal rapporto ‘interquintilico’ tra il reddito equivalentE  totale percepito dal venti per cento della popolazione con più alto reddito e quello percepito dal venti per cento della popolazione con più basso reddito).

  Per rappresentare gli aspetti del LAVORO E CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA si è scelto il tasso di mancata artecipazione al lavoro corrispondente al rapporto tra il totale di disoccupati e le forze di lavoro potenziali tra i 15 e i 74 anni e la forza lavoro effettiva e potenziale. Rispetto al tasso di disoccupazione usualmente considerato nel DEF tale indicatore consente di tener conto anche del fenomeno dello scoraggiamento.

  Per la DIMENSIONE AMBIENTALE il suggerimento del Comitato è stato quello di considerare l’indicatore relativo alle emissioni di CO2 e di altri gas clima alteranti. Si tratta di un indicatore già considerato dalla strategia Europa 2020 che può essere utile a tracciare più o meno indirettamente l’andamento della qualità dell’ambiente e il relativo impatto delle politiche

Gli indicatori riproducono gli scenari del quadro macroeconomico delineato nel DEF e ne garantiscono la coerenza interna. Per realizzare le previsioni si sono rese necessarie delle ipotesi tecniche al fine di non creare discontinuità con le serie storiche degli indicatori pubblicati dall’Istat nel rapporto BES.
Come si evince dai risultati  gli indicatori mostrano un miglioramento nell’orizzonte previsivo, mantenendo il trend dell’ultimo triennio.

  La ripresa del sistema economico e le misure introdotte a sostegno dei redditi e di riduzione della tassazione hanno prodotto i loro effetti in maniera ancora più marcata dal 2016.

  Negli ultimi tre anni il reddito medio disponibile segue gli andamenti macroeconomici, però, una funzione stabilizzatrice delle politiche pubbliche italiane in quanto l’indicatore subisce la crisi meno del PIL pro capite. Tale dinamica è realisticamente frutto anche delle politiche del Governo, quali gli interventi volti a ridurre la pressione fiscale e aumentare il reddito disponibile.

Tale evoluzione prosegue negli anni 2017-2020, sia per il tendenziale che per il programmatico, confermando gli effetti positivi in termini di benessere delle misure adottate anche nel medio termine, quale ad esempio il piano di lotta alla povertà.

L’andamento dell’indice di disuguaglianza evidenzia gli effetti positivi delle politiche effettuate sulle fasce più deboli di reddito. A questo risultato chiaramente si legano le misure di riduzione impositiva e decontributiva quali il “bonus 80 euro”, la detrazione Irpef da lavoro dipendente, l’abolizione della Tasi sulla prima casa, le misure per il sostegno del reddito per le fasce più povere (SIA) e le misure sulle pensioni più basse.

Questi interventi continueranno a dispiegare il loro effetto nel periodo di previsione, supportati dalla crescita economica e da una rafforzata fiducia che migliorerà la propensione al consumo. Poiché la maggior parte delle misure sul reddito disponibile sono state già incluse nel quadro macro tendenziale, che non si discosta in modo sostanziale in termini di
crescita dal programmatico, il profilo dell’indicatore rimane stabile nei due scenari.

Parallelamente, le misure a sostegno del sistema produttivo e gli incentivi per l’occupazione hanno avuto effetti positivi sul tasso di mancata partecipazione al lavoro, che appare in riduzione lungo l’intero orizzonte previsivo.
In particolare, il dettaglio per genere evidenzia come l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro stia migliorando.

Quanto allo scenario programmatico si prevede un rafforzamento di queste tendenze positive, grazie ad una maggiore partecipazione al lavoro di fasce potenziali di lavoratori che rientrano nel mercato incoraggiati dal miglioramento del contesto occupazionale e accompagnati dalle misure di politica attiva.

  Pur in presenza di una ripresa del ciclo produttivo ed industriale, le emissioni di CO2 equivalenti rimangono sostanzialmente stabili nel periodo considerato, evidenziando un progressivo processo di decarbonizzazione del sistema
economico. Sono evidenti gli effetti prodotti dalle misure introdotte negli ultimi anni tra cui la rapida crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili, le detrazioni fiscali al 65 per cento degli interventi di riqualificazione energetica
degli immobili privati (Ecobonus) e, più in generale, le numerose azioni volte a migliorare l’efficienza energetica.

  Nello scenario programmatico, in linea con gli impegni comunitari, le emissioni si ridurranno ulteriormente grazie alle misure previste dal Governo, tra cui, si segnalano la proroga ed il potenziamento dell’Ecobonus, le norme sui requisiti minimi degli edifici, nonché, la realizzazione  di una infrastruttura per i combustibili alternativi che incoraggerà il processo di diffusione dei carburanti a più basso contenuto emissivo.

Infine, il Governo italiano  fa presente  "poiché le politiche volte a migliorare le diverse dimensioni del benessere possono comportare costi per le finanze pubbliche, sarebbe opportuno tenere in considerazione almeno un indicatore di
sostenibilità delle finanze pubbliche utilizzato in sede europea.
Ad esempio si potrebbe prendere in considerazione l’indicatore “S2” che misura l'ampiezza dell'aggiustamento fiscale
permanente, in termini di saldo primario strutturale, necessario per raggiungere l'obiettivo del vincolo intertemporale su un orizzonte infinito.".(12/04/2017-ITL/ITNET)

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