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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - ITALIA/FRANCIA - A MILANO E VIAREGGIO I NUOVI ARCHIVI DE LES ITALIANS DE PARIS BOLDINI, DE NITTIS E ZANDOMENEGHI

(2017-04-21)

  Su solide basi, fondendo le rispettive esperienze, l'Istituto Matteucci e la Fondazione Enrico Piceni hanno congiuntamente dato vita agli Archivi Boldini-De Nittis-Zandomeneghi che, da oggi, con le sedi di Milano e Viareggio, rappresentano un punto di riferimento per quanti - studiosi, musei, collezionisti, amatori, cultori, mercanti e case d?asta - abbiano necessità di attestare, documentare, archiviare dipinti e pastelli dei tre 'Italiens de Paris', ovviamente anche relativi al periodo italiano.

Il patrimonio di conoscenza che le due Istituzioni mettono in campo è enorme e certamente tra i più accreditati. La nuova collaborazione sorge nel segno del rigore, della scientificità e della competenza, imprescindibili in un settore tanto complesso e ricco di insidie.
L?'accordo s?i inquadra nel progetto più ampio d'intesa tra l?'Istituto Matteucci (info@istitutomatteucci.it) e la Fondazione Enrico Piceni (info@fondazionepiceni.it) concretizzatosi nel giugno 2016 con il comodato dell'Importante nucleo di dipinti del noto critico milanese.

Frutto della collaborazione è anche la mostra Il tempo di Signorini e De Nittis. L'Ottocento aperto al mondo nelle collezioni Borgiotti e Piceni ancora in corso a Torino negli Spazi Ersel sino al 28 aprile. L'evento rappresenta l?occasione per ammirare le straordinarie e preziose opere degli 'Italiens de Paris' raccolte da Piceni a partire dagli anni Trenta, anche grazie ai ripetuti soggiorni nella capitale francese dove ebbe modo di frequentare la leggendaria Galleria Durand-Ruel, per la quale Zandomeneghi realizzò molta parte della produzione matura.
Tra i tanti capolavori visibili spicca Le Moulin de la Galette (1878 ca.), quadro capitale del percorso di 'Zandò' - come gli Impressionisti chiamavano il collega - nella Ville lumière.
Ed è proprio all'artista veneziano, legato al movimento di Degas e Pissarro, dei quali divenne amico nei ripetuti incontri al Caffè La Nouvelle Athènes, che Piceni nel 1932 dedicò il primo saggio critico all?interno della collana 'I Maestri Italiani dell'800' diretta con Arnoldo Mondadori.

L'Istituto Matteucci e la Fondazione Enrico Piceni nascono, quasi contemporaneamente, alla fine del secolo scorso. L'uno per volere di Giuliano Matteucci, che facendovi confluire la documentazione e i fondi archivistici costituiti in oltre cinquant'anni di attività di mercato, studio e ricerca ha inteso dare vita ad un centro specialistico sulla pittura italiana del XIX secolo. L'altra su iniziativa di Maria Grazia Piceni, figlia di Enrico Piceni (1901-1986), con l'obiettivo di valorizzare il lavoro del collezionista e critico-conoscitore. Dopo la scomparsa di Maria Grazia, il testimone è passato a Camilla Testi, nipote di Piceni, che ha proseguito sulla strada imboccata, anche attraverso il riordino dell?'epistolario, dell'archivio e della biblioteca.(21/04/2017-ITL/ITNET)

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