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IMPRESE ITALIANE NEL MONDO - PRES. CAMERA BOLDRINI: "DISUGUAGLIANZA PROBLEMA CENTRALE PER ITALIA ED EUROPA". "GIGANTI DIGITALE DI FRONTE LORO RESPONSABILITA' "

(2017-05-16)

  "Sono profondamente convinta che la crescita delle disuguaglianze sia la questione numero uno con la quale le istituzioni e la politica devono confrontarsi. E invece il tema fatica ad imporsi, rimane sempre un po’ sfocato, all’angolo, come se tutto il resto avesse la precedenza.  Sono di appena pochi mesi fa i significativi dati del rapporto Oxfam: per arrivare alla ricchezza della metà povera del pianeta, l’anno scorso ci volevano i 62 più ricchi del mondo. Ora bastano i primi 8. Una grande concentrazione in pochissime mani". Così la Presidente della Camera Laura Boldrini  alla presentazione della Relazione annuale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sull’attività svolta nel 2016

"Torna alla mente il richiamo di Adriano Olivetti al rapporto che sempre dovrebbe esserci tra i compensi dei vertici aziendali e la retribuzione dei dipendenti: “Nessun dirigente, neanche il più alto in grado - diceva - deve guadagnare più di 10 volte l'ammontare del salario minimo”.

"E invece  la retribuzione odierna dei top manager negli Usa e in Europa ormai vale 500 volte il salario medio degli operai: 10 milioni di euro l’anno contro 20mila. Oggi Olivetti farebbe la figura di un sognatore fuori dal tempo. E invece aveva visto lungo: aveva capito, molto prima di altri, quali rischi fossero inclusi in un modello capitalistico privo di freni. Perché questo rapporto fa bene a poche persone, ma fa male alla società".

"Ma le stesse cose del rapporto Oxfam, sorprendentemente, le ha dette anche il rapporto del World Economic Forum. Una convergenza di questo genere non c’era mai stata prima. Non un’organizzazione umanitaria, come Oxfam, ma un soggetto che è in relazione con le più grandi imprese del mondo sottolinea che la disuguaglianza è uno dei principali ostacoli alla crescita, alla ripresa. Non è più soltanto un problema etico, che già sarebbe abbastanza. E’ diventato un problema economico: perché se la ricchezza si concentra in poche mani chi consumerà? Chi stimolerà la produzione delle aziende?"

  "E, aggiungo io, la disuguaglianza è un problema squisitamente politico. Anzi, è IL problema della politica.
La disuguaglianza chiama in causa la politica, perché è alla politica che spettava accorgersi della sua crescita e porre rimedio all’allargamento della forbice. E invece non lo ha fatto. Cosa ci aspettavamo, che fosse il mercato a rimediare? Che lo facesse la grande finanza? Ma loro hanno altre agende. Era la politica che doveva pensarci, e invece si è distratta".

  "La globalizzazione, che aveva fatto sperare in una crescita economica e sociale generalizzata, ha tradito le sue promesse, perché la politica non ha fatto il suo mestiere: non ha dato alla globalizzazione le regole e la guida di cui ci sarebbe stato bisogno. Sono sicura che tutti, in questa sala, abbiamo tirato un sospiro dopo il voto francese di 9 giorni fa: siamo tutti contenti, da convinti europeisti, che sia stata la scelta più importante per il futuro dell’Europa. Ma bisogna stare attenti a non pensare che il problema del populismo si sia risolto con queste elezioni".

  "Certo, la Francia dimostra che il populismo nazionalista si può battere, ma sarà veramente battuto quando saranno rimosse le cause che sono alla base del populismo; e la disuguaglianza è una di quelle cause. Il problema della disuguaglianza è centrale per l’Europa, ma lo è non meno per il nostro Paese.

L’approvazione dell’importante provvedimento sul reddito di inclusione, in questo Parlamento,  è un primo positivo segnale di attenzione, ma certo non arriva a coprire tutta l’area della povertà assoluta.  Se la disuguaglianza è un acido che corrode la coesione sociale, che genera risentimento, molto di più deve essere fatto.

Vorrei che fosse su questo, sui rimedi possibili alle crescenti disuguaglianze, che le forze politiche discutessero: anche scontrandosi, se necessario. Ma farlo su un tema così cruciale per i cittadini avrebbe un senso, si capirebbe il perché del confronto.
L’altra parola-chiave è digitale. Parola-chiave sotto il profilo della crescita economica.
Ma la parola è decisiva anche sotto il profilo dei diritti, perché è sempre più chiaro che si gioca su questa frontiera una parte cospicua del nostro essere cittadini".

  "La relazione del Presidente Pitruzzella darà conto degli interventi fatti su qualcuno dei 'giganti' digitali per metterli di fronte alle loro responsabilità in materia di trasferimento dei dati personali. E con altrettanto favore abbiamo visto come al G7 dei Ministri delle Finanze che si è tenuto a Bari, si sia finalmente convenuto sull’adozione della web tax.

  "Mi soffermo sul digitale perché è stata una delle linee di azione principali anche di questi quattro anni di Presidenza della Camera.
L’obiettivo è stato quello di promuovere consapevolezza. In primo luogo in questa Camera che, tra le sue numerose Commissioni permanenti, non ne aveva nessuna che si occupasse della Rete e dell'importanza cruciale che essa ha assunto nella nostra società.
Da qui, come sapete, la decisione di istituire una Commissione per i Diritti e i Doveri in Internet, composta da deputati e da esperti, che ha prodotto una Dichiarazione: 14 punti, una sorta di “Carta costituzionale” per la Rete, che poi sono diventati una mozione, che l’Aula della Camera ha votato all’unanimità.

Ed ora siamo impegnati in un nuovo, importante sviluppo: la Commissione - ed è la prima volta che accade, per una Commissione parlamentare - sta compiendo un tour nelle scuole italiane: perché la consapevolezza delle potenzialità e dei rischi dell'era digitale devono averla in primo luogo i ragazzi, che nella rete vivono in full immersion.
Dall’altro, abbiamo voluto incalzare i social media, chiamarli ad una assunzione di responsabilità, all'altezza dell'influenza capillare che esse esercitano nelle nostre vite. Non sono semplici autostrade su cui tutto passa: in un tempo in cui l’odio dilaga ed è diventato una cifra interpersonale, le piattaforme digitali non possono chiamarsi fuori.
Da qui l’altra Commissione che abbiamo voluto istituire qui alla Camera, intitolata alla deputata inglese Jo Cox, e centrata proprio sul discorso d’odio e sui fenomeni di razzismo e intolleranza.

Abbiamo voluto coinvolgere i cittadini sul tema della disinformazione, che inquina il confronto pubblico e rischia di alterare gli assetti democratici. Da qui anche la campagna #BastaBufale, sul diritto ad essere informati correttamente.
Da qui, anche, la richiesta ai giganti digitali di incrementare la presenza in Italia: perché non è ammissibile che a numeri stratosferici di utenti - Facebook nel nostro Paese ne conta 28 milioni - corrisponda un numero irrisorio di dipendenti  destinati all’assistenza degli utenti. Con tutto ciò che ne consegue in termini di mancata attenzione alle pagine postate in lingua italiana."

  "Nei giorni scorsi l’azienda ha fatto sapere che ci saranno 3mila persone in più nel team che si occupa di revisione dei contenuti, oltre le 4500 che ne fanno già parte. A noi fa piacere, ma attendiamo di sapere quante di queste persone lavoreranno in Italia e sulle pagine prodotte dall’Italia. Di tutte le segnalazioni che i cittadini fanno, solo una minima parte fin qui viene presa in considerazione dall’azienda americana. Mi auguro che questo cambiamento sia vero, e che questo aiuti chi cerca di dare risposte in un periodo di grandi cambiamenti”. (16/05/2017-ITL/ITNET)

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