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ITALIANI ALL'ESTERO - VENEZUELA - MIN.ALFANO (ESTERI):"MANCA VOLONTA' POLITICA SUPERARE SCONTRO. INFORMATIVA CONSIGLIO SICUREZZA ONU.RESPINTO MIO APPELLO...SOSTEGNO DIPLOMAZIA VATICANA".

(2017-05-17)

  "Il Venezuela è un Paese a cui teniamo molto, per i profondi legami storici - oserei dire di sangue - con l'Italia. Lo stesso presidente della Repubblica Mattarella, che ho accompagnato in una visita di Stato in America Latina la scorsa settimana, ha fatto stato dei suoi sentimenti di profonda e partecipata preoccupazione per le sorti del Paese. " Così il Ministro degli Affari Esteri Angelino Alfano è intervenuto nell'Aula di Palazzo Madama per una complessiva informativa al Parlamento sulla situazione in Venezuela e sul'intervento diretto dell'Italia (http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=46429) nei confronti del Paese sud Americano che nell'ambito della UE, come di altri organismi internazionali.

A fronte di una situazione che desta una grande preoccupazione, anche per i rischi che coinvolgono, tra l'altro, quasi 150.000 cittadini italiani residenti nel Paese, abbiamo continuato a cercare di favorire soluzioni politiche per fare fronte al gravissimo stallo istituzionale e alla situazione di crisi economica, sociale, di sicurezza e sanitaria in atto.
Purtroppo continua a mancare, in Venezuela, la volontà politica di superare lo scontro e di avviare un dialogo genuino.

Ognuna delle parti dello scontro istituzionale ha le sue responsabilità per tale situazione. Ma, a prescindere da quelle che possono essere le legittime convinzioni politiche di ognuno di noi, appare chiaro che il Governo venezuelano non ha compiuto nessuno degli atti necessari a creare le condizioni minime per un dialogo sostanziale. Non è stata messa mano seriamente al calendario elettorale: le elezioni amministrative si sarebbero dovute svolgere nel 2016 e sono state rimandate sine die.

Non sono stati liberati i principali prigionieri politici e Leopoldo López, leader dell'opposizione, continua a essere detenuto in isolamento. Nei giorni scorsi si è temuto anche per la sua vita, ma l'allarme è fortunatamente rientrato.

Non si è cessato di assumere provvedimenti discriminatori nei confronti dei leader dell'opposizione, in spregio alla necessità di creare condizioni di dialogo e di garantire un regolare confronto elettorale, basti pensare all'interdizione dall'elezione, per i prossimi quindici anni, di Henrique Capriles, il contendente di Maduro alle ultime elezioni.

L'insieme di tali atti sembra aver rafforzato la determinazione e l'unità dell'opposizione parlamentare. E lo si è visto nelle ampie manifestazioni che, da quasi un mese, si succedono di giorno in giorno a Caracas e nelle altre città, che sono purtroppo represse con crescente violenza e con un bilancio di vittime che si accresce in maniera intollerabile. La protesta popolare chiede di potersi esprimere attraverso elezioni da indirsi senza indugio, la liberazione dei prigionieri politici, il riconoscimento delle prerogative del Parlamento eletto e l'accettazione degli aiuti della comunità internazionale. Di fronte a queste richieste, il Governo Maduro ha risposto annunciando la costituzione di un'assemblea costituente, secondo modalità considerate dall'opposizione in conflitto con gli strumenti di democrazia rappresentativa previsti dall'attuale Costituzione del 1999.

Nel pieno rispetto delle prerogative di uno Stato sovrano, non è certo mio compito valutare la legittimità costituzionale di tale decisione. Ciò non toglie che vi sia la fondata preoccupazione che si tratti di una iniziativa tesa a sottrarre prerogative al potere legislativo e a rinviare - anche in questo caso sine die - la indizione di nuove elezioni.

Nella comunità internazionale è ormai maturata la consapevolezza che siamo di fronte a una situazione in drammatica evoluzione, nella quale i rischi di una potenziale guerra civile sono concreti. Un fronte ampio di Paesi preoccupati per la stabilità della regione, oltre che per le condizioni di vita delle popolazioni, ivi comprese le numerose comunità straniere residenti, ha inviato al presidente Maduro messaggi convergenti. Le decisioni assunte dal gruppo Mercosur e da altri Paesi non membri sono inequivocabili: ben otto Stati della regione, la cui popolazione totale rappresenta la stragrande maggioranza dei cittadini sudamericani, hanno espresso un forte appello al Governo di Caracas e una condanna per le sue azioni. L'organizzazione degli Stati americani, che riunirà il 31 maggio una ministeriale dedicata alla crisi in Venezuela, sta discutendo una deliberazione che riconosca «la rottura dell'ordine costituzionale in base alla Corte interamericana dei diritti umani».

La situazione in Venezuela, per la prima volta dall'inizio della crisi, dovrebbe essere oggetto, proprio in queste ore, di una informativa in Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Nonostante tali pressioni, il Governo venezuelano ha scelto, purtroppo, la strada dell'isolamento e del rifiuto del dialogo. L'annuncio del Paese di voler uscire dall'Organizzazione degli Stati americani è una decisione politicamente molto significativa.

Onorevoli senatori, in questo scenario abbiamo innanzitutto voluto esprimere in chiari termini la posizione italiana a seguito delle ultime evoluzioni della crisi in Venezuela; una posizione, la nostra, in linea con gli impegni assunti proprio in quest'Aula con la mozione del presidente Casini dello scorso gennaio.

Nei giorni scorsi, ho reiterato la forte preoccupazione e condanna del Governo italiano per la crescente violenza con la quale vengono represse le dimostrazioni popolari di protesta in corso a Caracas e nel resto del Paese. La violenza non è la soluzione e la manifestazione del dissenso è un diritto inalienabile dei cittadini. Questo lo abbiamo già fatto presente alle autorità di Caracas e continueremo a farlo usando tutti gli strumenti diplomatici in nostro possesso.

In secondo luogo, ho esortato il Governo venezuelano a prestare ascolto alle istanze della popolazione e dei suoi rappresentanti eletti. Per riprendere le parole del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, «vediamo un'esigenza, che non può essere disattesa, di rispetto della volontà popolare, di rispetto della separazione dei poteri, di rispetto della democrazia autenticamente, tutte cose che sono messe fortemente in discussione».

Ho infine invitato il Governo di Caracas a non alimentare la contrapposizione interna, suscettibile di provocare ulteriori violenze, e a garantire che il popolo sia chiamato a esprimersi esclusivamente con suffragio universale, libero, diretto e segreto. Questo mio appello, peraltro in linea con la posizione espressa dalla comunità internazionale, è stato purtroppo respinto dalle autorità venezuelane, che hanno definito le mie dichiarazioni «perniciose e caratterizzate da finalità interventistiche», e il Governo lo ha ribadito con una comunicazione pubblica nei confronti delle mie dichiarazioni rese anche in quest'Aula.

Tutto ciò mi impone di ribadire nuovamente che non è nostra intenzione interferire negli affari interni del Paese e che l'Italia ha sempre collaborato in maniera costruttiva con ogni Governo legittimo, senza mai entrare sul piano di un dibattito politico e ideologico. Non possiamo, però, rimanere inerti dinanzi alla grave crisi che colpisce il popolo venezuelano. Per questo continueremo a essere in stretto contatto con la Santa Sede e a scambiare valutazioni e analisi. Il Santo Padre ha chiaramente detto che i gravi problemi del Venezuela si possono risolvere se c'è la volontà di costruire ponti, di dialogare seriamente e di portare a termine gli accordi raggiunti. Alla diplomazia vaticana continua ad andare tutto il nostro sostegno, nella speranza che possa contribuire a riaprire spiragli di soluzione.

Ci siamo attivati anche perché da Bruxelles possa essere indirizzato un messaggio chiaro, forte e autorevole. In Europa, ho promosso un coordinamento con Spagna e Portogallo, due dei Paesi, cioè, maggiormente interessati alla crisi, e su nostra proposta, sostenuta dai Paesi che condividono le nostre preoccupazioni, il Consiglio affari esteri dell'altro ieri ha provato un testo di conclusioni sul Venezuela.

Dimostrando unità di intenti dell'Unione europea su tale crisi, le conclusioni chiedono la cessazione delle violenze e la ripresa di un dialogo urgente, costruttivo ed efficace tra il Governo e il Parlamento. Il Consiglio si attende che tutti gli attori politici in Venezuela lavorino in modo costruttivo per una soluzione della crisi nel Paese, chiedendo anche la scarcerazione degli oppositori politici.

Infine, nelle conclusioni del Consiglio vengono ricordati gli oltre 600.000 cittadini europei residenti in Venezuela e viene ribadito che l'Unione europea è pronta a cooperare con le autorità per assicurare assistenza, protezione e sicurezza a tutti i cittadini europei in Venezuela. Stiamo anche lavorando con i Paesi della regione.

Ho parlato di Venezuela con il ministro degli esteri argentino Susana Malcorra in occasione della sua recente visita a Roma. Il tema è stato affrontato anche la scorsa settimana accompagnando il presidente Mattarella nella sua visita in Argentina e in Uruguay.

Gli uruguaiani, non pregiudizialmente ostili al chavismo, hanno condiviso le nostre preoccupazioni e il nostro impegno e abbiamo convenuto di continuare a coordinarci su tale dossier. Lo stesso ex presidente Mujica, sincero amico del presidente Chavez, ha riconosciuto nei giorni scorsi che esiste oggi un problema di deficit democratico nel Paese.
Il Governo Maduro deve convincersi che nella comunità internazionale c'è una genuina preoccupazione per le sorti del Venezuela, legata all'assenza di progressi nel dialogo tra Governo e opposizioni e alla mancanza di una nuova legittimazione popolare nei confronti di coloro che governano il Paese.(17/05/2017-ITL/ITNET)

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