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SINDACATI ITALIANI NEL MONDO - EUROPA . CAMBIAMENTO CLIMATICO : LA POSIZIONE DELLA CES PER LA COP 23

(2017-11-06)

Risoluzione follow-up dell'accordo di Parigi sul cambiamento climatico - Posizione CES per la COP 23. Adottata alla riunione del Comitato Esecutivo del 25-26 ottobre 2017

Non perdere il senso di urgenza di Parigi!
La temperatura media globale registrata finora nel 2017 (1) indica chiaramente che quest'anno seguirà le tendenze del 2015 e del 2016, che sono stati tra gli anni più caldi registrati. Le conseguenze di questo rapido riscaldamento globale sono sempre più visibili di anno in anno. Le onde di calore e gli eventi correlati (siccità, scarsità d'acqua, incendi selvaggi) sono, insieme a
molte altre sfide ambientali, minacce dirette per il nostro pianeta e le nostre comunità. Anche se differiscono da una regione all'altra, queste conseguenze colpiranno innanzitutto i più vulnerabili. I cambiamenti climatici aggraveranno anche i conflitti e amplificheranno le migrazioni, considerato che l'incertezza e l'insicurezza sono già i segni distintivi dell'attuale periodo. Tutti questi messaggi di avvertimento convergenti confermano che il ritardo o l'indebolimento dell'azione climatica costituiscono un attacco all'umanità e al suo futuro e sono contro tutti i valori universali fondamentali che il movimento sindacale supporta in Europa e nel mondo.

La UNFCCC COP 23, che si terrà a Bonn, ma sotto la presidenza delle Fiji, un piccolo paese in via di sviluppo particolarmente vulnerabile alle conseguenze dei cambiamenti climatici, deve spianare la strada verso la piena attuazione dell'accordo di Parigi. La CES ha fatto una valutazione critica di questo accordo (2). È lontano dall’essere perfetto, ma è il principale strumento di
politica multilaterale che abbiamo per affrontare per il cambiamento climatico. Tentare di riaprire i negoziati per indebolirne l’architettura dal basso basata sui contributi nazionali volontari è insano. Facciamolo funzionare!
Il quadro di regole di Parigi deve essere un driver per una maggiore ambizione

A tal fine, le parti dovranno accelerare i negoziati del quadro di regole e garantire che le modalità di lavoro che conterrà permettano la piena trasparenza delle azioni concrete delle parti per rispettare i loro impegni (sulla mitigazione, ull'adattamento e sulla fornitura di sostegno ai paesi più vulnerabili ). Il Global Stocktake (GST) deve fornire valutazioni collettive che aiutino le
parti a individuare le lacune e le prossime fasi, a livello globale, regionale e nazionale. Il GST deve creare spazio per le Parti per scambiare opinioni sulla futura collaborazione e cooperazione, ma soprattutto deve inviare un segnale forte ai governi per aumentare l'ambizione.

Il contenuto dei Contributi Nazionalmente Determinati (NDC), in termini aggregati, comporterà livelli di emissioni nel 2025 e nel 2030 superiori a quelli necessari a limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2° C o 1,5° C (3). Senza un forte aumento dell'ambizione, il carbon budget di uno scenario di 2° C sarà quasi esaurito nel 2030. Gli anni a venire sono quindi ssolutamente cruciali per colmare il divario tra il punto in cui ci stiamo attualmente dirigendo  un aumento di 2,7-3,7 ° C) e quello da raggiungere per essere conformi all'accordo di Parigi.

Entro il 2020, le parti sono invitate a comunicare nuovi NDC o a ricomunicare o aggiornare i propri attuali NDC. Il Dialogo Facilitativo del 2018 è un'opportunità vitale per le Parti per migliorare la loro ambizione entro il 2020. È anche una buona opportunità per mostrare i molti benefici dell'azione sul clima in termini di creazione di posti di lavoro di qualità, di riduzione della
povertà e di miglioramento della qualità dell'aria, tanto per citarne alcuni.

In questo contesto, la CES sostiene la richiesta del Parlamento europeo di "iniziare immediatamente l'attività di allineamento dei suoi obiettivi climatici e energetici con l'obiettivo internazionale concordato di limitare l'aumento della temperatura media globale a meno di 2° C, facendo ogni sforzo per limitare l’aumento a 1,5° C (4). Il MFF post 2020 deve essere progettato
in tale prospettiva (5). La ETUC inoltre chiede che l'UE utilizzi il Dialogo Facilitativo del 2018 come un forum per discutere su come rendere operative le azioni climatiche in modo da rispettare i diritti umani, l’equità di genere e da tenere conto "degli imperativi di una giusta transizione della forza lavoro e la creazione di un lavoro dignitoso e di posti di lavoro di qualità"
come prescritto dall'accordo di Parigi.

La giusta transizione merita un quadro politico e finanziamenti garantiti
Facendo riferimento agli imperativi della giusta transizione e del lavoro dignitoso nel preambolo dell'accordo di Parigi, le parti hanno approvato un impegno politico importante. Politicamente, obbliga i governi ad attuare una giusta transizione per i lavoratori e promuovere un lavoro dignitoso nelle loro politiche per combattere il cambiamento climatico.

  La CES invita pertanto le parti a incorporare la giusta transizione nei loro contributi determinati a livello nazionale (NDC) e
negli strumenti di politica interna che i paesi adottano. L'adozione, nel 2015, delle "Linee guida per una giusta transizione verso economie e società ecologicamente sostenibili per tutti" da parte dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro fornisce un riferimento riconosciuto a livello internazionale per i governi e le parti sociali disposte a realizzare una giusta transizione nel loro paese.

La CES invita la Commissione e gli Stati membri dell'UE ad apprendere da questo documento affinché adeguate misure sociali possano accompagnare le politiche contro i cambiamenti climatici. La CES osserva con maggiore preoccupazione l'assenza di riferimenti ai principi della giusta transizione nella posizione del Consiglio sul progetto di regolamento per la governance dell'Unione dell'energia.

La CES ribadisce che un capitolo dedicato al lavoro è fondamentale per rendere la decarbonizzazione socialmente giusta e per raggiungere gli obiettivi climatici. La CES ribadisce che la partecipazione delle parti sociali allo sviluppo e all'attuazione di strategie a basse emissioni di carbonio è una condizione necessaria per il loro successo. Avere modelli per piani nazionali per il clima e l'energia, o strategie di sviluppo a basse emissioni di carbonio, senza un capitolo sull'occupazione e sui problemi del lavoro, costituirebbero un grande errore per il quadro politico dell'UE sul clima.

La CES sottolinea che una giusta transizione presuppone il sostegno attivo ai lavoratori dei settori che subiranno la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio.

La CES ribadisce la sua richiesta di istituire un fondo per la giusta transizione alimentato in primo luogo dai ricavi delle aste delle quote di emissioni di carbonio (EU ETS) e sottolinea che le conseguenze sociali della decarbonizzazione devono essere all'ordine del giorno della discussione sul prossimo Quadro finanziario pluriennale.

  Inoltre, la CES ribadisce la sua richiesta di una tabella di marcia per la giusta transizione al 2050 che renda strutturato e concreto il modo in cui l'UE affronterà la dimensione sociale della decarbonizzazione. Il contenuto di una tale tabella di marcia richiede un ulteriore lavoro, in stretta collaborazione con le parti sociali, ma i seguenti elementi dovrebbero essere considerati elementi cruciali: un forte sostegno all'innovazione e agli investimenti a basse emissioni di carbonio per mantenere e creare posti di lavoro di qualità nell'industria dell'UE e nelle filiere correlate, iniziative di formazione su larga scala per assicurare l'esistenza di una forza lavoro qualificata e per garantire la transizione professionale, forti sistemi di protezione sociale, partecipazione sistematica dei lavoratori.

Inoltre, la CES evidenzia che i settori industriali (e in particolare le industrie a forte intensità energetica) devono fronteggiare
sfide specifiche che dovrebbero essere affrontate con il coinvolgimento delle parti sociali.
Una giusta transizione richiede anche che le cause fondamentali della povertà energetica siano affrontate con determinazione. Nell'ambito della coalizione "Diritto all'energia", la CES punterà per raggiungere obiettivi di efficienza energetica più ambiziosi e un'accelerazione della transizione energetica.

Occorre rafforzare misure specifiche volte a combattere la povertà energetica in tutti i pacchetti legislativi della Commissione europea "Energia Pulita per tutti gli europei", ed è fondamentale che le famiglie a basso reddito siano prioritarie nelle iniziative di ristrutturazione, senza costi aggiuntivi per abitazioni o bollette per assicurare l'equità, l'efficacia e il sostegno del pacchetto
legislativo. Vietare il distacco della corrente e garantire una fornitura a prezzi accessibili per una quantità minima di elettricità per coprire i bisogni fondamentali dei consumatori vulnerabili rappresentano priorità evidenti per affrontare la povertà energetica.

Il finanziamento è ancora necessario!
La CES prende atto della tabella di marcia a 100 miliardi di dollari per raggiungere l'obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari entro il 2020 per l'azione sul clima nei paesi in via di sviluppo.
Basandosi sul costante aumento dei finanziamenti per il clima, l'UE deve continuare gli sforzi per aumentare il suo sostegno finanziario a questi paesi oltre il 2020 in conformità con la decisione che accompagna l'accordo di Parigi.

La CES si unisce al movimento sindacale internazionale nel chiedere che il Fondo verde per il clima sostenga finanziariamente progetti di giusta transizione, quali programmi di riqualificazione o indennità di mobilità per i lavoratori che potrebbero essere negativamente colpiti dalla decarbonizzazione nei paesi in via di sviluppo. (07/11/2017-ITL/ITNET)

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