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LAVORO - RAPPORTO BES: CONDIZIONI MIGLIORI LAVORATORI A BASSA PAGA E LAVORI INSTABILI. AUMENTANO SODDISFATTI PROPRIO LAVORO MA CONCILIAZIONE VITA LAVORO E' LONTANA..

(2017-12-15)

  Nel 2016 è proseguito il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro italiano, ma la distanza con la media europea riguardo al tasso di occupazione e di mancata partecipazione non si è ridotta. E' quanto emerge dal capitolo su "Lavoro e Conciliazione dei tempi di vita" del Rapporto Bes, diffuso oggi dall'Istat, che offre come ogni anno un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali che caratterizzano il nostro Paese.

Secondo il Rapporto continua, inoltre,  a peggiorare il divario rispetto alla quota di occupati in part time involontario, particolarmente accentuato per la componente femminile anche se alcuni indicatori di qualità del lavoro evidenziano un miglioramento, soprattutto con riferimento all’incidenza dei lavoratori con bassa paga, alla permanenza in lavori instabili e ad aspetti soggettivi, legati all’insicurezza per il proprio posto di lavoro.
 
  Anche la quota di coloro che si ritengono molto soddisfatti del proprio lavoro è in aumento. Gli indicatori riferiti agli aspetti di conciliazione lavoro-famiglia e alla valorizzazione del capitale umano mantengono una intonazione negativa. Dopo cinque anni di aumento, il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne con figli piccoli rispetto a quello delle donne senza figli torna a diminuire, a seguito di una riduzione del tasso per le prime e di un aumento per le seconde.

  La quota dei lavoratori sovraistruiti è ancora in aumento, soprattutto tra le donne. La percentuale di occupati sovraistruiti, cioè con un titolo di studio superiore a quello più frequentemente posseduto da quanti svolgono una determinata professione, non evidenzia riduzioni: nel 2016 si tratta di 5 milioni 408 mila occupati, il 23,8% del totale (era il 23,6% nel 2015).

I più recenti dati disponibili sugli infortuni e inabilità permanenti confermano la tendenza alla riduzione. Nel 2015, il tasso di infortuni mortali e inabilità permanente è pari a 12 ogni 10.000 occupati, in riduzione rispetto al 2014 quando era 12,6. Sebbene le riduzioni più significative si registrino per i lavoratori con età compresa tra 50 e 64 anni, il cui tasso è 17,3 (-1,1 punti), sono i lavoratori più anziani quelli per i quali la quota di infortuni resta significativamente elevata (34,4) e costante rispetto all’anno precedente. Non si riducono neanche i divari territoriali: nel Mezzogiorno il tasso è pari a 14,5 (-0,8 punti) contro 12,4 (-0,8 punti) al Centro e 10,5 al Nord (-0,5 punti).

 
Il confronto internazionale
Nel 2016 rimane sostanzialmente stabile la distanza dell’Italia dall’Unione europea in relazione ai principali indicatori del mercato del lavoro. Per il tasso di occupazione 20-64 anni il divario con l’Ue rimane ancora superiore a 9 punti, in presenza di un aumento di 1 punto dell’indicatore sia in Italia sia in Europa. A livello europeo il tasso di occupazione ha superato il valore pre-crisi mentre in Italia è ancora inferiore di 1,3 punti rispetto al 2008.
Il divario con la media europea rimane più accentuato per la componente femminile che, a differenza di quella maschile, ha comunque recuperato i livelli pre-crisi.

La distanza con la media europea rimane invariata anche per il tasso di mancata partecipazione al lavoro, ridottosi con una intensità simile. Nel complesso, l’Italia è nelle ultime posizioni della graduatoria europea sia per il livello del tasso di occupazione (seguita solo da Croazia e Grecia) sia per quello di mancata partecipazione (preceduta solo da Spagna e Grecia).

Se la diffusione del lavoro a tempo parziale in Italia si è negli anni avvicinata a quella europea, la quota di lavoratori in part time involontario sul totale degli occupati è in costante aumento rispetto alla media europea (da 1,3 punti del 2008 a 6,5 del 2016). In particolare, la quota di lavoratrici che avrebbero preferito un impiego a tempo pieno è superiore di circa
11 punti rispetto alla media europea.  Continua a crescere l’occupazione ma l’Italia rimane distante dall’Europa

La situazione nazionale
Nel 2016, prosegue a ritmi più sostenuti il miglioramento delle condizioni del mercat del lavoro italiano. Il tasso di occupazione 20-64 anni cresce per il terzo anno consecutivo, con maggiore intensità (+1,1 punto percentuale), attestandosi al 61,6%.

L’aumento riguarda entrambi i generi ma, se per le donne l’indicatore supera per la prima volta il livello del 2008, per gli uomini è ancora 3,6 punti inferiore al periodo pre-crisi. Prosegue, inoltre, la riduzione del tasso di mancata partecipazione iniziata nel 2015, che scende al 21,6% (-0,9 punti rispetto al 2015). Il miglioramento nei livelli di partecipazione non riguarda, tuttavia, le donne con figli piccoli mentre interessa quelle senza figli: dopo cinque anni di aumento, il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e il tasso di quelle senza figli diminuisce (-1,8 punti); su 100 occupate senza figli le madri lavoratrici con bambini piccoli sono circa 76 (erano 78 nel 2015).
Segnali positivi arrivano anche dagli indicatori sulla qualità del lavoro, in particolare da quelli relativi alla permanenza in lavori instabili e alla quota di occupazioni poco remunerate.

La percentuale di lavoratori occupati in impieghi a termine da almeno cinque anni continua a diminuire attestandosi al 18,6% (-0,9 punto percentuale rispetto al 2015). Il calo coinvolge soprattutto i giovani, gli over 55 e gli occupati con i titoli di studio più elevati. A livello settoriale la variazione della percentuale di dipendenti a termine da almeno 5 anni mostra andamenti eterogenei. Nella pubblica amministrazione, dopo la diminuzione registrata nel 2015, il livello dell’indicatore torna a superare il 40%.

Allo stesso tempo, si registra l’incremento delle transizioni da un lavoro instabile (dipendente a termine o collaboratore) verso uno alle dipendenze a tempo indeterminato (+2,9 punti nei periodi 2014-2015 e 2015-2016). L’aumento delle stabilizzazioni dei rapporti di lavoro è più accentuato nel Centro-Nord, tra gli uomini e per gli occupati con elevato livello
di istruzione: circa un quarto degli occupati laureati che nel 2015 avevano un lavoro atipico l’anno successivo avevano ottenuto un lavoro stabile (16,5% tra chi ha conseguito al massimo la licenza media).

Maggiore stabilizzazione dei rapporti di lavoro nel Nord La percentuale di dipendenti con bassa paga, ossia con una retribuzione inferiore ai due terzi del valore mediano, si riduce attestandosi al 10,2% (-0,3 punti). Il miglioramento coinvolge gli occupati al Centro-Nord e, in misura maggiore, le donne e i giovani per i quali si manifesta una inversione di tendenza rispetto alla crescita iniziata nel 2012. Il calo più forte riguarda i settori in cui il fenomeno è più concentrato (agricoltura e servizi alle famiglie; -1,6 punti), determinando una riduzione della polarizzazione tra settori.
Anche l’incidenza del part time involontario sul totale degli occupati mostra segnali positivi:
dopo nove anni di crescita ininterrotta, nel 2016 l’indicatore si riduce leggermente soltanto nella componente femminile (-0,3 punti). (15/12/2017-ITL/ITNET)

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