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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FRANCIA - A PARIGI CON L'"AUTORITRATTO" MANIFESTO ARTISTICO DI TINTORETTO UNA MAGNIFICA RASSEGNA SVELATA DALLE RICERCHE DI ROLAND KRISCHEL

(2018-03-06)

  Il Musée du Luxembourg a Parigi rende omaggio al Tintoretto (1518-1519/1594) in occasione del 500' anniversario della sua nascita, con una grande mostra intitolata ‘Tintoretto. Nascita di un genio’. Una rassegna incentrata sui primi quindici anni della sua carriera che propone le opere piu’ significative eseguite tra il 1537 e il 1555: da 'L’Adorazione dei Magi' del Prado, dipinta dal maestro veneziano a venti anni, sino alle più importanti commesse realizzate verso il 1550 che contribuirono a dare grande fama a questo artista di origini modeste. Un’esposizione che e’ stata preceduta da diverse ricerche volte ad acquisire maggiori informazioni sugli anni della sua formazione, un periodo sinora piuttosto oscuro.

“La mostra - che si inaugura il 7 marzo - e’ il risultato di un lavoro approfondito svolto da Roland Krischel, grande conoscitore del Tintoretto e Direttore della Sezione Medievale del Wallraf-Richartz-Museum & Fondation Corboud di Colonia, che in questa occasione ha fatto il punto su un periodo ancora poco conosciuto e controverso della vita dell’artista. Un capitolo problematico su cui non si hanno dati certi che ha suscitato molti dibattiti tra gli studiosi. Krischel ha analizzato il percorso iniziale del maestro soffermandosi sulla datazione delle sue opere, sulle committenze, sui suoi metodi di lavoro e sulle collaborazioni con altri artisti. Ed il risultato di queste sue ricerche ha permesso di definire delle attribuzioni e di conoscere meglio la personalita’ di questo giovane artista estremamente ambizioso, deciso ad imporsi sulla scena artistica veneziana e a rinnovarla,” afferma in un'intervista ad Italian Network Cécile Maisonneuve, curatrice associata della mostra.

Del Tintoretto, impregnato di tradizione veneziana ma aperto alle diverse idee e forme artistiche provenienti dal resto d’Italia, che si misuro’ con la pittura religiosa e profana, con la decorazione dei soffitti, con i ritratti, il disegno e gli schizzi, la mostra propone una quarantina di opere, a cui si aggiungono una decina di dipinti eseguiti da artisti che collaborarono con lui. Un ricco nucleo di lavori che permette di apprezzare la sua carica innovativa e la sua forte immaginazione capace di dare vita a scorci arditi e a forti contrasti luminosi che evidenziano i personaggi staccandoli dal contesto reale per proiettarli in uno spazio scenografico che precorre la sensibilità barocca.

“Tintoretto e’ un artista versatile, eclettico la cui tecnica pittorica si distingue per uno strato sottile di colore in cui le pennellate libere e rapide restano molto visibili. 'L’Autoritratto’ di Filadelfia che abbiamo scelto come locandina della mostra e' un vero e proprio manifesto di questa maniera originale di dipingere. Allo stesso tempo, i suoi lavori si impongono per la ricchezza dei suoi riferimenti visivi, per le insolite prospettive e per la sintesi delle sue composizioni,” precisa la curatrice.

Ordinata tematicamente, la mostra si suddivide in sette sezioni che esplorano i suoi metodi di lavoro, il suo processo creativo, il suo rapporto emulativo con le altre arti, in mondo particolare con l’architettura, e la sua collaborazione con l' artista Giovanni Galizzi.

Apre il percorso la sezione “Prendere il volo” con le sue prime opere che testimoniano il suo guardare ai grandi maestri del suo tempo come Raffaello e Michelangelo e l’influenza che esercitano su di lui le invenzioni di Tiziano, il piu’ stimato pittore di Venezia, che Tintoretto vuole uguagliare se non sorpassare. Opere che rivelano subito il suo spirito indipendente e il suo gusto per la sperimentazione che lo portano ad elaborare visioni originali.

A seguire ’Ornare i saloni’ che comprende piccoli dipinti decorativi, a carattere terrificante o erotico ispirati alla mitologia antica o all’Antico Testamento, contraddistinti da pennellate molto veloci. In mostra anche i due grandi pannelli realizzati per un palazzo della famiglia Pisani, una commissione che riusci' ad accaparrarsi abbassando considerevolmente i suoi compensi, un ‘tattica' vincente che gli valse pero’ l’ostilita’ dei suoi colleghi.

Il percorso continua con ‘Catturare lo sguardo’ una serie di ritratti, virtuosi nella tecnica e intensi nell’espressione, che tradiscono ancora una volta l’influenza di Tiziano.

Segue ‘Condividere l’atelier’ che pone a confronto delle opere di Tintoretto con alcune eseguite da Giovanni Galizzi, un artista bergamasco che lavoro’ nella bottega del maestro veneziano presumibilmente dal 1544 al 1554. Da segnalare qui il 'San Marco tra due santi’ firmato Galizzi, il cui stile ricorda molto quello del giovane Tintoretto, e alcune Vergini che sembrano quasi dei plagi dei lavori del Tintoretto.

I dipinti presenti nella sezione ‘Mettere in scena’ testimoniano invece i contatti del maestro con il vivace mondo del teatro veneziano che conta in quegli anni piu’ di cinquanta compagnie. Notevole in questi lavori, in parte ispirati alle incisioni presenti nel trattato di Sebastiano Serlio, un architetto che soggiorno’a Venezia tra il 1526 e il 1541, la componente architettonica con profonde prospettive, colonne e monumenti antichi: elementi che hanno la meglio sul resto della composizione.

La sezione successiva, ‘Osservare la scultura’, presenta una serie di disegni di vigorosa plasticità che testimoniano quanto Tintoretto guardasse a questo mezzo espressivo e quanto profonda fosse la sua ammirazione per la scultura, a quell’epoca considerata un'arte opposta alla pittura.

Chiude il percorso ’Dipingere la donna’ che propone una serie di nudi femminili, un genere che occupa un posto centrale nella sua produzione negli anni che vanno dal 1551 al 1556. Seduttrici o vittime di violenze sessuali, serve o muse, principesse o prostitute, sante o benefattrici, le donne, ritratte molto spesso a grandezza naturale, hanno infatti un ruolo molto particolare nella produzione del Tintoretto che sonda con empatia e intensità, ed in modo eterogeneo, i momenti salienti dell’esistenza femminile. Nell'esplorare questo filone, il maestro si mette in concorrenza con Tiziano che lavora su delle scene mitologiche piene di nudi femminili per Filippo II, Re di Spagna.

Lungo il percorso che allinea opere provenienti dai piu’ prestigiosi musei internazionali, diverse delle quali prestate da istituzioni museali italiani come gli Uffizi, Galleria Palatina, Palazzo Pitti a Firenze, la Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini a Roma e le Gallerie dell’Accademia a Venezia, molti i capolavori.

“Tante le opere in mostra da segnalare, come ‘Gesu’ tra i dottori’ dal Museo del Duomo di Milano e ‘La Conversione di San Pietro’ dalla National Gallery di Washington, realizzate da un Tintoretto appena ventenne: dipinti che danno prova del suo precoce talento e della sua volonta’ di misurarsi con i piu’ grandi. Da non perdere per la loro audace composizione, con figure riprese dal basso e compresse, i due elementi del soffitto di Palazzo Pisani a Venezia sul tema delle Metamorfosi di Ovidio. E ancora due schizzi brillanti dal diverso stile che ci mostrano l’artista al lavoro: 'La Santa Famiglia’ da New Haven dove una figura completata affianca un'altra appena abbozzata, e ‘La rimozione del corpo di San Marco’ dal Museo Reale di Belle Arti del Belgio, probabilmente una prima idea della composizione de ‘Il Miracolo della Schiava’ che realizzera' per la Scuola Grande di San Marco nel 1548. Ci tengo inoltre a ricordare un’altra opera straordinaria che si iscrive in un rapporto dialettico tra la scultura antica e contemporanea: 'La principessa, San Giorgio e San Luigi’ dalle Gallerie dell’Accademia. Ed infine un’opera di una collezione privata, raramente esposta, 'La Santa Conversazione Molin’ ” sottolinea Cécile Maisonneuve.

La mostra e’ in programma dal 7 marzo al 1 luglio 2018. (05/03/2018-Letizia Guadagno-ITL/ITNET))
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MEMO: Jacopo Robusti detto il Tintoretto, figlio di un tintore di tessuti, da qui il suo soprannome, si appassiona presto di pittura aiutando il padre a miscelare i colori. A parte un possibile viaggio a Roma nel 1545 e una visita a Mantova nel 1580, l’artista trascorre tutta la sua vita a Venezia. Giovanissimo, frequenta la bottega di Tiziano. Presto tuttavia si allontana dal classicismo veneto, di cui Tiziano è uno dei maggiori rappresentanti, e si avvicina al plasticismo della pittura tosco-romana. Risente della pittura del Parmigianino e dell’arrivo sulla scena veneziana di Paolo Veronese nel 1553.
Nonostante l’iniziale fatica per affermarsi, il suo carattere determinato alla lunga lo premia. Lavora molto per le scuole, le confraternite di laici legati ad un Santo o ad un Dogma, per gli ordini religiosi, per i privati e successivamente anche per il Governo della Repubblica Veneta.
Usa ogni mezzo per ottenere commissioni, creandosi anche diversi nemici a causa di pratiche poco corrette. I suoi tempi di ideazione e realizzazione delle opere sono estremamente rapidi e nel corso degli anni l'attività dell'artista aumenta considerevolmente tanto che, sempre di piu' , si avvale della collaborazione dei figli e degli allievi.
La bottega di Tintoretto ricava le maggiori fonti di entrata dai ritratti, ambito in cui si rivela determinante l’aiuto della figlia Marietta, detta la Tintoretta, e del figlio Domenico. Tintoretto non ritrae solo i nobili ed i politici, ma anche le più famose cortigiane dell’epoca. (05/03/2018-ITL/ITNET)

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