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IMMIGRAZIONE - MIGRAZIONI E DIVIDENDO DEMOGRAFICO. MOBILITA' DALL'AFRICA SUB SAHARIANA: TRASFORMARE SFIDA DEMOGRAFICA IN OPPORTUNITA'. "ISTRUZIONE E FORMAZIONE FANNO LA DIFFERENZA".

(2018-05-23)

L’Africa ha attualmente una popolazione di 1,2 miliardi di persone ed e’ il continente con il maggior numero di giovani nel mondo. Cifre importanti destinate ad aumentare: secondo alcune stime, infatti, nel 2030 il numero di abitanti nel continente africano arrivera’ a 1,7 miliardi e a 3 miliardi nel 2063. Come trasformare questa sfida demografica in opportunita’? Quali le conseguenze di questo boom demografico sulle migrazioni? Quali le politiche da adottare per migliorare la pianificazione familiare? Che impatto positivo puo' avere l'introduzione di nuove politiche di genere? In che modo questi paesi possono assorbire la nuova forza lavoro?

Sono questi alcuni dei temi che sono stati affrontati nel convegno 'Migrazione e dividendo demografico: Mobilita’ dell'Africa Sub-Sahariana’' che si e’ svolto presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).

Organizzato dallo stesso Ministero e dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), in collaborazione con l'Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (AIDOS) e con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), il seminario si inquadra nel Festival dello sviluppo Sostenibile, promosso annualmente dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) per diffondere una cultura della sostenibilità nella società italiana.

Molti i relatori del seminario, tra cui studiosi, professori universitari e rappresentanti di istituzioni internazionali. Per il Maeci e’ intervenuto Giorgio Marrapodi, Direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ha subito rilevato come i temi in agenda riguardino non solo l'Italia ma tutta la comunita’ internazionale.

“Nell'attuale contesto globale le dinamiche geopolitiche, socio-economiche e demografiche si intrecciano tra loro, ponendo sfide a cui siamo chiamati a far fronte. Per questo motivo, abbiamo deciso di organizzare questa giornata cercando di scomporre ed analizzare le direttrici chiave per sbloccare il dividendo demografico e trasformare le attuali dinamiche da una sfida o un rischio a un'opportunita’ per lo sviluppo dell’Africa e per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile a livello globale. Il concetto di dividendo demografico e’ un concetto dinamico e l’obiettivo e’ sbloccare, a beneficio loro e delle loro comunita’, il potenziale socio economico della piu’ grande percentuale di popolazione giovanile mai esistita prima d’ora nella storia,” ha affermato Marrapodi sottolineando come in Africa il 75% della popolazione e’ sotto i 35 anni.

"Innescare tale dinamica permette di raggiungere altri due obiettivi: avviare il circolo virtuoso dello sviluppo facendo dei giovani il motore della crescita sostenibile e minimizzare i rischi di fenomeni come le migrazioni forzate, la radicalizzazione, l’estremismo violento, l’instabilita’ che possono derivare dallo squilibrio tra popolazione e capacita’ di generare prosperità dalla mancanza di sviluppo, diritti e prospettive per i giovani. Proprio questo genere di interconnessioni rende la sfida del dividendo demografico da affrontare insieme e in modo strutturato,” ha dichiarato Marrapodi.

Arthur Erken, Direttore della Divisione Comunicazione e Partenariato Strategico di UNFPA, si e’ invece soffermato sull’importanza dell’empowernment femminile in Africa, fondamentale per raggiungere il dividendo demografico.
"Solo un calo della fertitilita’, che presuppone una maggiore consapevolezza da parte delle donne, può portare ad un dividendo demografico. D'altra parte le donne in Africa hanno troppi figli rispetto a quanti ne vorrebbero. La questione della fertilità e’ dunque alla base di tutto. Servono pero’ misure anticoncezionali e una corretta pianificazione familiare. Investimenti che necessitano fondi che non sono tuttavia al momento disponibili. Bisogna pero’ investire nella salute riproduttiva tenendo presente che e’ un investimento per lo sviluppo dell’Africa e per noi tutti,” ha evidenziato Erken precisando come il 43% della popolazione in Africa ha tra i 10 e i 24 anni e come solo il 14% della popolazione italiana rientri in questa fascia.
"Sono inoltre necessarie politiche a favore dell’istruzione. Il 40% dei giovani subsahariani hanno infatti poche prospettive per il futuro e per questo molti di loro vogliono lasciare il loro paese,” ha aggiunto Erken.

Sull’elevata crescita della popolazione giovanile africana e’ intervenuta anche  Jayathma Wickramanayake, Inviata Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i Giovani. "Sono convinta che il dividendo demografico rappresenti un’opportunita’. Oggi troppi giovani emigrano per rispondere alle pressioni nei loro paesi. I giovani africani sono la generazione piu’ mobile al mondo, alla costante ricerca di un lavoro. L'emigrazione pero’ non dovrebbe essere un atto di disperazione," ha osservato Wickramanayake.
“Ho viaggiato molto in diversi paesi africani e mi sono resa conto dell’importanza di implementare una pianificazione coordinata degli investimenti per i giovani finalizzati a sviluppare skills in linea con l’era tecnolgica e con le richieste del mercato del lavoro. Istruzione e formazione fanno la differenza. Altrettanto rilevante e' una pianificazione familiare per i giovani: la salute riproduttiva deve essere presa seriamente in considerazione. Infine bisogna elaborare delle politiche inclusive per i giovani: permettere loro di partecipare ai processi decisionali, incoraggiandoli a votare." ha concluso l'invito per le Nazioni Unite per i Giovani.

Da segnalare l’intervento di Patrizia Farina, Professore di Demografia all'università Bicocca a Milano.
"Nella definizione di dividendo demografico quello che e’ cruciale e’ l’equilibrio tra le varie generazioni o il rapporto che esiste tra le diverse generazioni. Possiamo definirlo in senso lato come una crescita economica che può risultare da una certa struttura per eta’ della popolazione. Cosa deve succedere? E’ necessaria una riduzione della fertilità’. Affinche’ parta il godimento di un dividendo demografico nel tempo infatti si deve avviare la transizione demografica ovvero dopo la riduzione della mortalita’ deve verificarsi una riduzione della natalità in tempi molto ravvicinati,” ha spiegato Farina.
"La riduzione della fertilita’ e’ dunque un prerequisito del dividendo demografico che possiamo esprimere con l’indice di dipendenza come rapporto tra chi non produce e chi produce. Se la dipendenza si riduce, ovvero se le giovani generazioni si riducono, gli investimenti di un governo possono essere piu’ produttivi, a favore per esempio di un'istruzione secondaria che ha un effetto volano molto positivo sullo sviluppo economico. E lo stesso avviene a livello familiare  con i genitori  che investono piu’ sulla qualita’ dei propri figli in istruzione e salute," ha aggiunto Farina.

"Nel periodo 1960/2016 in Africa, la popolazione e’ quintuplicata. Superera' i 2 miliardi nel 2050 e la popolazione giovane e’ in fortissima crescita,” ha osservato Farina puntualizzando che la natalita’ cambia a secondo del paese.
"Ci sono paesi in Africa come il Niger dove siamo a 7- 8 figli per coppia. Alle Mauritius invece siamo a livello di sostituzione. La parte centrale e’ intorno ai 4 figli per coppia. E’ un livello veramente molto alto per raggiungere il dividendo demografico. In un contesto di poverta’ come quello dell’Africa subsahariana, d’altra parte la fecondita’ e' mantenuta su alti livelli per molteplici fattori: mancanza di family planning soprattuto e il fatto che i figli siano percepiti, in modo particolare nelle aree rurali, come assicurazioni per il futuro. Bisogna dunque lavorare sulla riduzione della fecondita’ in questi paesi, non tanto per l’oggi ma per le generazioni future. Deve essere una delle piu’ importanti priorita’ di questa area. Bisogna inoltre mettere in campo politiche a favore dell'istruzione e della salute. Ed e’ necessario assorbire l’extraoccupabilita’ dei giovani. Altrimenti il risultato che avremmo sara’ ancora una volta una migrazione forzata dalla poverta' che genera tensioni nel mondo," ha affermato Farina.(23/05/2018-L.G.-ITL/ITNET)

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