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IMMIGRAZIONE - EUROPA - DALLA CORTE DEI CONTI UE : SETTE OSTACOLI CHE IMPEDISCONO PIENA INTEGRAZIONE UE 21 MILIONI MIGRANTI (4% POPOLAZIONE) REGOLARI PROVENIENTI DA PAESI NON EUROPEI

(2018-05-28)

  La Corte dei conti europea rileva, in un Report presentato alcuni giorni or sono, che vi sono sette ostacoli alla piena integrazione dei migranti originari di paesi terzi nella UE. Per cui giudica vi sia la necessità di ulteriori interventi della Unione Europea a sostegno dell’integrazione di coloro che vivono legalmente nella UE, pur senza esserne cittadini, come i migranti per motivi di lavoro, ricongiungimento familiare o ricerca, richiedenti asilo e rifugiati.

  Il documento non riguarda coloro che risiedono clandestinamente nell’UE. Si tratta di oltre 21 milioni di persone
Nell’UE, circa il 4 % della popolazione costituita da migranti provenienti da paesi che non appartengono all’Unione europea. Ed ogni anno alcuni di essi acquisiscono la cittadinanza UE.

Nel periodo compreso tra il 2013 e il 2016, circa 3,2 milioni di migranti provenienti da paesi non UE sono divenuti cittadini di uno Stato membro dell’UE. Se si considerano i migranti di seconda generazione, circa il 18 % della popolazione residente nell’UE proviene da un contesto migratorio.

“L’impatto a lungo termine del recente afflusso di migranti dipenderà dal loro grado di integrazione nella società europea" afferma la Corte che ha riscontrato sette ostacoli in tal senso, che gli Stati membri e l’UE devono superare,” ha affermato Iliana Ivanova, Membro della Corte dei conti europea responsabile del Report.

Sebbene l’integrazione dei migranti competa principalmente agli Stati membri, l’UE svolge un ruolo importante nel fornire sostegno e incentivi. Oltre a promuovere lo scambio delle buone pratiche, l’UE ha messo a disposizione finanziamenti e assistenza per lo sviluppo di politiche in materia di migrazione e di lotta alla discriminazione.

Questi  i principali ostacoli all’integrazione rilevati dagli auditor della Corte:

RITARDI – L’integrazione ha tante più probabilità di riuscita, quanto prima inizia. Tuttavia, la normativa applicata ai migranti non è identica in tutti gli Stati membri, per cui queste persone sono indotte a spostarsi da un paese all’altro, ritardando l’inizio del processo di integrazione. In aggiunta, il trattamento delle domande richiede talvolta molto tempo.

DISCRIMINAZIONE – Sebbene la normativa dell’UE promuova la parità dei diritti e la non discriminazione, l’immigrazione di cittadini di paesi non appartenenti all’UE continua a suscitare sentimenti ostili in molti europei, con ripercussioni negative sull’integrazione dei migranti in alcuni Stati membri.

FINANZIAMENTI – Le misure di integrazione possono essere finanziate da vari fondi dell’UE, ma non si conosce l’ammontare complessivo della spesa. Dal 2015, l’UE ha mobilitato finanziamenti aggiuntivi  per oltre 5 miliardi di euro per fronteggiare l’aumento dei flussi migratori; di questi, oltre 100 milioni di euro erano destinati all’integrazione.
Nel 2017, gli Stati membri hanno dichiarato che, per consentire l’integrazione dei migranti, servivano ulteriori 450 milioni di euro circa a titolo del Fondo

ASILO, migrazione e integrazione. Secondo la Corte, le politiche di integrazione dovrebbero basarsi su un’attenta valutazione dei bisogni e ricevere adeguati finanziamenti.

IMPEGNO INSUFFICIENTE – Nel 2016, la Commissione europea ha sviluppato un piano d’azione con 52 misure a livello di UE. Al dicembre 2017, 23 azioni non erano state completate. Peraltro, gli Stati membri sono anche invitati a sviluppare specifiche misure d’intervento in determinati settori, ma la Commissione non monitora dette misure. L’attuazione efficace delle misure del piano d’azione dipende dall’impegno degli Stati membri.

POLITICHE INCOMPLETE – Gli Stati membri hanno per la maggior parte posto in essere politiche di integrazione nell’ambito di quadri di intervento diversi. Questi, però, non riguardano sistematicamente tutti i gruppi di migranti e non sempre affrontano tutti gli aspetti dell’integrazione.
Le politiche di integrazione dovrebbero fornire un quadro globale di sostegno a tutti i migranti in tutti gli ambiti di intervento pertinenti.

MONITORAGGIO INSUFFICIENTE – La maggior parte degli Stati membri non dispone di una visione d’insieme completa del numero di migranti aiutati o degli importi spesi per le misure di integrazione.
A livello nazionale, vi sono varie debolezze di monitoraggio. La Commissione sta elaborando al momento una proposta per la creazione di appositi indicatori, che possano agevolare una definizione delle politiche sulla base di elementi probatori.

COMPLESSITA' – È possibile che fondi diversi dell’UE finanzino lo stesso tipo di azione per lo stesso gruppo di destinatari. Negli Stati membri, oltre 400 enti diversi sono coinvolti nelle misure di gestione per l’integrazione dei migranti. La maggior parte degli Stati membri ha un organismo di coordinamento, ma vi sono debolezze nei meccanismi posti in essere a tal fine.
Per superare tali ostacoli, occorreranno sforzi coordinati ed efficaci da parte di tutti i soggetti coinvolti, a livello UE, nazionale e regionale.
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Il documento di riflessione della Corte intitolato “L’integrazione dei migranti che provengono da paesi non appartenenti all’UE” è disponibile in inglese sul sito della Corte (eca.europa.eu).

Sul canale YouTube della Corte (EUauditors) è disponibile un video, di qualità per broadcasting, con la dichiarazione rilasciata dal Membro della Corte dei conti europea Iliana Ivanova. (28/05/2018-ITL/ITNET)

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