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SINDACATI ITALIANI NEL MONDO - DAL CONGRESSO UIL BARBAGALLO (SEGR.GEN): "PIATTAFORMA CGIL CISL E UIL PER RINASCITA E SVILUPPO ...SEGRETERIA PARITETICA...

(2018-06-21)

  Una piattaforma per la rinascita e lo sviluppo da realizzare insieme a Cgil e Cisl e da sottoporre subito all’attenzione del Governo e delle imprese. È la proposta che il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, ha lanciato dal palco del XVII Congresso della sua Organizzazione, iniziato questo pomeriggio a Roma nello splendido scenario della Nuvola.

«Noi chiediamo a questo Congresso il mandato a realizzare, unitariamente, una piattaforma - ha detto Barbagallo - da diffondere, spiegare e sostenere nelle assemblee, per creare intorno ad essa il massimo consenso possibile».

Una proposta in piena sintonia con lo slogan scelto per l’occasione: “ Con eqUILibrio nella direzione giusta”. Uno slogan apprezzato anche dal Presidente del Consiglio che ha inviato una lettera di auguri di buon lavoro agli oltre 3.000 congressisti presenti alla Nuvola.

Nella sua relazione, Barbagallo ha parlato a lungo di disponibilità al dialogo e al confronto.

Domani, interverranno le due Segretarie generali di Cgil e Cisl, Susanna Camusso e Annamaria Furlan. Ospite attesissimo anche il ministro del Lavoro e delle Attività produttive, il vice premier Luigi Di Maio.

Barbagallo che ha espresso con chiarezza quali sono le rivendicazioni e le proposte della Uil per la tutela dei lavoratori e per lo sviluppo, attende per domani le risposte del vice premier.

NEGLI APPUNTI CHE SEGUONO GLI ELEMENTI PRIORITARI NELL'INTERVENTO DEL SEGRETARIO GENERALE:

Il Segretario generale ha esordito ricordando:

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Noi siamo l’unica nazione che, per risorgere dalle ceneri della guerra e per rifondarsi, ha scelto il lavoro come pietra d’angolo del suo edifico istituzionale.

Quell’articolo 1 della Costituzione è diventato la base di una vera e propria religione laica. Col passare degli anni, però, in molti hanno abiurato. E noi crediamo che in questo atto di miscredenza risiedano le cause di una crisi, che è una crisi di sistema, prima ancora che finanziaria o speculativa.

La Uil, invece, è tra quei soggetti che hanno continuato a credere, pervicacemente, nel valore del lavoro e che ha basato tutta la propria azione sul rispetto e sull’applicazione di quel principio. 
Ebbene, vorrei soffermarmi subito su questo aspetto.....

....siamo riusciti a far stanziare quasi 10 miliardi per iniziare a smontare la legge Fornero e per creare condizioni di maggiore equità ed efficienza del sistema. E, ancora una volta, grazie al vostro sostegno, ci siamo riusciti.

Solo per ricordare i punti più significativi, abbiamo chiesto e ottenuto l’Ape sociale che ha consentito di ridurre l’età pensionabile ad alcune categorie di lavoratori in alcune specifiche condizioni, abbiamo allargato la platea dei lavori gravosi e siamo interventi per correggere alcune distorsioni relative alla questione dei 41 anni di contributi.

Inoltre, fatto di portata eccezionale, abbiamo ottenuto l’istituzione di due Commissioni che dovranno definire, l’una, una lista ulteriore di lavori gravosi sulla base di criteri medici e scientifici e, l’altra, la separazione della previdenza dall’assistenza.

Non solo, grazie ai due confronti, si sono concretamente create le condizioni che hanno già consentito a molti lavoratori e pensionati di fruire dei benefici ottenuti con la trattativa.

Anche in questo caso, non basta. Siamo solo agli inizi e si deve proseguire. Ma la breccia nel muro della Fornero è stata aperta e siamo pronti a dare seguito a questa opera anche con il Governo appena insediatosi....

Ed ancora:

Servirebbe l’intero pomeriggio odierno per riportare tutti i risultati positivi conseguiti dalla Uil nelle ultime elezioni per il rinnovo delle Rsu, ovunque, dal Nord al Sud del nostro Paese, nel pubblico come nel privato. E non inizio l’elenco, perché non potrei citare tutti e non vorrei fare torto a qualcuno.

Una cosa però la posso dire: la Uil, ormai, non è più seconda a nessuno. In molte realtà importanti siamo diventati la prima Organizzazione e, ovunque, le nostre liste hanno fatto sistematicamente registrare una crescita, a volte, anche al di là delle più rosee aspettative.

Una cosa però la posso dire: la Uil, ormai, non è più seconda a nessuno. In molte realtà importanti siamo diventati la prima Organizzazione e, ovunque, le nostre liste hanno fatto sistematicamente registrare una crescita, a volte, anche al di là delle più rosee aspettative.

Un’ultima considerazione sul tema della rappresentanza e rappresentatività. Nonostante le enormi difficoltà, la crisi economica e il conseguente calo della forza lavoro, la Uil continua a crescere anche per numero di iscritti, sia tra gli attivi sia tra i pensionati. Persino un soggetto terzo come il Censis, in una sua pubblicazione, ha certificato che la nostra è l’unica Organizzazione confederale a far registrare un aumento della percentuale delle iscrizioni. Gli ultimi dati parlano di 2.256.074 tesserati: un record assoluto per la nostra Uil.............

Le nostre rivendicazioni, quelle essenziali, quelle che riteniamo indispensabili per un nuovo Rinascimento e per rifondare il Paese, devono essere improntate allo stesso spirito e fondate sulle stesse basi che ispirarono i Padri costituenti.

Oggi come allora, dunque, serve il coraggio di credere nel futuro e di puntare tutto sul lavoro e sulla crescita.


UNA PIATTAFORMA PER LA RINASCITA E LO SVILUPPO
La direzione lungo la quale vogliamo incamminarci consegue e traspare già dalla stessa analisi fatta sino ad ora, ma vogliamo essere ancora più espliciti.

Noi chiediamo a questo Congresso il mandato a realizzare, unitariamente, insieme a Cgil e Cisl, una piattaforma per lo sviluppo da sottoporre al confronto con il Governo e con le parti datoriali, nell’interesse dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani.

Una piattaforma da diffondere, spiegare e sostenere nelle assemblee, per creare intorno ad essa il massimo consenso possibile non solo in tutti i luoghi di lavoro, ma sul territorio e tra la gente.

Una piattaforma per andare, ancora una volta, con eqUILibrio nella direzione giusta: quella della rinascita del Paese.

a) INVESTIMENTI PUBBLICI E PRIVATI
Il primo punto è imprescindibile: c’è bisogno di investimenti pubblici e privati in infrastrutture materiali e immateriali.
Il Governatore della Banca d’Italia lo scorso 29 maggio nelle sue Considerazioni finali ha avuto modo di ricordare che: “Il calo della spesa per investimenti pubblici dura quasi ininterrottamente dal 2010”. È un segnale preoccupante. Un Paese che non investe ha deciso di abdicare al proprio futuro. Una scelta che consideriamo innaturale e deprecabile.

Bisogna uscire da questo stallo. E perché ciò avvenga, c’è una strada che può essere subito percorsa. Noi proponiamo che si crei una cabina di regia nazionale deputata esclusivamente al monitoraggio della realizzazione delle opere pubbliche con risorse provenienti dall’Unione europea. Come è noto, una parte di quelle cifre resta sistematicamente inutilizzata. Questa è una sorta di omissione di atti d’ufficio. Siamo profondamente indignati: è un crimine economico e come tale va trattato.

In passato, avevamo proposto il commissariamento ad acta per le Regioni inadempienti. Oggi, crediamo che sia il tempo di agire preventivamente con l’individuazione di un responsabile nazionale che, pur nel pieno rispetto dell’autonomia delle scelte territoriali, così come il timoniere nel canottaggio, scandisca i tempi e vigili sull’andatura dei vogatori, intervenendo con atti vincolanti in presenza di comportamenti dilatori o inconcludenti.

In aggiunta a tutto ciò, riteniamo che si debba anche recuperare l’esperienza degli interventi straordinari per il Sud del Paese. Non sono nostalgico della Cassa per il Mezzogiorno. Quell’Istituto cessò di esistere perché si era rivelato una fonte di corruzione. Giusto. Sta di fatto, però, che si è eliminato lo strumento, ma la corruttela continua a regnare sovrana. Bisogna, allora, ristabilire nuove forme straordinarie di intervento pubblico. Da questo punto di vista, ci hanno confortato le dichiarazioni del ministro del Lavoro e delle Attività produttive, il vice premier Di Maio, che si è già espresso a favore di una simile ipotesi. Questa, dunque, può essere una buona base di partenza per un confronto costruttivo.

Inoltre, noi chiediamo che se premialità fiscale ci deve ancora essere a favore delle imprese, ci sia per quelle che, per l’appunto, investono e creano occupazione stabile. In questi casi, noi ci dichiariamo pronti a fare la nostra parte, così come è già accaduto in passato per investimenti produttivi importanti in alcune realtà del Mezzogiorno.

In sintesi, non abbiamo alternative: se vogliamo creare buona e stabile occupazione, soprattutto per i giovani e nel Mezzogiorno, non servono leggi e decreti. Bisogna programmare e realizzare un piano di investimenti, il più ampio e diffuso possibile, per infrastrutturare il territorio, per realizzare opere idonee a prevenire i disastri sismici e idrogeologici, per favorire la ricerca, per generare un processo di digitalizzazione che coinvolga nel modo più capillare possibile imprese e Istituzioni, per realizzare progetti formativi che riguardino l’intera vita lavorativa.

b) UN NUOVO MODELLO DI PRODUTTIVITÀ
Peraltro - e questo è il secondo punto delle nostre rivendicazioni che coinvolge direttamente anche il mondo delle imprese - innovazione e digitalizzazione, da un lato, conoscenza e formazione, dall’altro, sono fattori essenziali su cui costruire un nuovo modello vincente di produttività. Così si realizza, infatti, quella valorizzazione del capitale umano che è, al contempo, un obiettivo di civiltà e giustizia sociale e un elemento di maggiore efficienza economica. È questa la sintesi estrema di alcune valutazioni espresse sia nelle prospettive per l’economia italiana nel 2018 dell’Istat sia negli studi di Bankitalia.

In altre parole, noi vogliamo rivendicare condizioni complessive di benessere lavorativo. E lo vogliamo fare nell’interesse sia dei lavoratori sia delle imprese. Infatti, in quelle realtà in cui sono stati realizzati investimenti per un luogo di lavoro più confortevole e a misura d’uomo, è dimostrato che il lavoratore si senta maggiormente coinvolto nei processi produttivi e partecipi più proficuamente all’attività. I risultati sono stati entusiasmanti: in alcuni casi si sono raggiunti picchi di aumenti della produttività del 40%.
Noi, dunque, continueremo a opporci alla logica della produttività come conseguenza dello sfruttamento della forza lavoro: se ci fosse ancora qualche padrone delle ferriere, bisognerebbe ricordargli che ha sbagliato secolo. Anche perché questa impostazione, quella che spinge sull’acceleratore dei ritmi, dei tempi e dei metodi lavorativi, è una delle cause dell’aumento degli infortuni sul lavoro.

A questo proposito, dobbiamo impostare la nostra azione sindacale sapendo che la salute e la sicurezza sono beni indisponibili, sono una precondizione del rapporto di lavoro e un dovere del datore di lavoro. Non basta, però, affermare principi, bisogna salvare vite umane. Pertanto, noi chiederemo che si investa di più in prevenzione e si accrescano i poteri di controllo e interdizione in capo ai rappresentanti per la sicurezza. Al tempo stesso, riteniamo che sia anche necessario costruire sia un sistema di inasprimento delle pene, che in alcuni casi determinati possa fungere da deterrente per comportamenti illegittimi, sia un sistema premiale sulla base di logiche assicurative già operanti.

c) LA PARTECIPAZIONE
La terza rivendicazione si colloca ancora nell’ambito del confronto con le imprese e punta a far risaltare un aspetto essenziale delle relazioni industriali. Non esiste Sindacato, se non esistono i lavoratori. Non esistono i lavoratori, se non esiste l’impresa. Se tale assunto è vero, allora la partecipazione diviene la chiave di volta per gestire proficuamente questi rapporti. Un importante passo avanti lo abbiamo già fatto con il Patto per la fabbrica. La partecipazione, però, è una scelta strategica.

LA RIDUZIONE DELLE TASSE AI LAVORATORI DIPENDENTI E AI PENSIONATI
La quarta richiesta che vogliamo formulare, quella che per noi è il punto qualificante della piattaforma da costruire unitariamente con Cgil e Cisl, è la riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati.

Noi abbiamo diritto a un fisco più leggero e a salari e pensioni più pesanti.

Le nostre ragioni le abbiamo già espresse. Vorremmo ricordare a tutti che sono anni che il cuneo fiscale è stato ridotto a favore delle imprese e che, invece, resta sostanzialmente intatto per i lavoratori. Lo stesso Presidente di Confindustria, nella relazione annuale all’Assemblea della sua Associazione, nel ricordare alla platea i contenuti e le richieste del Patto per la fabbrica siglato con Cgil, Cisl, Uil, ha citato testualmente, al primo punto, la necessità di procedere a una “rilevante riduzione del cuneo fiscale a totale vantaggio dei lavoratori”.
Se anche gli imprenditori ritengono questo passaggio una priorità esclusiva, vuol dire che è giunto davvero il tempo di procedere in questa direzione.

A chi poi dovesse lamentare la mancanza di risorse per attuare una tale politica, vogliamo ribadire ciò che sosteniamo ormai da tempo. In Italia, si stima che ci siano 111 miliardi di evasione fiscale - ancora una volta, è Confindustria a sostenerlo e non noi - 60 miliardi di corruzione - è la Corte dei Conti a ricordarcelo - e 27 miliardi di usura e pizzo - lo dice la Confcommercio. Ebbene, basterebbe ridimensionare questi fenomeni di illegalità a livelli europei per avere a disposizione quanto necessario ad attuare una riforma fiscale giusta ed efficace.

Peraltro, noi proporremo che venga creato un fondo ad hoc in cui versare tutti i proventi derivanti dalla lotta all’evasione, da destinare in automatico alla riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti e pensionati. Queste ultime categorie, infatti, sono “costrette” all’onestà fiscale perché, essendo soggette alla ritenuta alla fonte, prima pagano tutte le tasse e poi ricevono quel che loro spetta. Sarebbe giusto, dunque, favorirle in questo progetto di redistribuzione del carico della tassazione.

Non è solo però una questione di equità: è anche un problema di efficienza economica. Lavoratori e pensionati, infatti, sono le categorie con la propensione marginale al consumo più alta. Far crescere i loro redditi significa favorire la ripresa dei consumi e, dunque, della domanda interna.

Ciò comporterebbe il rilancio della produzione per quelle aziende che offrono i loro beni e servizi soprattutto sul mercato interno, a tutto vantaggio anche dei livelli occupazionali.

Un’operazione di questo genere avrebbe conseguenze positive per tutto il mondo del lavoro e, quindi, per il Paese nel suo insieme.

e) RENDERE FLESSIBILE IL SISTEMA PREVIDENZIALE, DARE PROSPETTIVE AI GIOVANI
Quinta e ultima rivendicazione della piattaforma da costruire con Cgil e Cisl è relativa alla prosecuzione del confronto sulla modifica della legge Fornero.

Nel corso della campagna elettorale, i partiti che hanno dato vita al nuovo Governo, seppur con accenti diversi, avevano sostenuto la necessità di eliminare, d’un colpo, quel provvedimento. Ebbene, se ci fossero a disposizione tutte le risorse necessarie a realizzare l’operazione, saremmo i primi a sostenere questa battaglia. Temiamo però che reperire 70 miliardi - tanti ne servirebbero a questo scopo - sia un’impresa titanica. Intanto, noi vorremmo procedere lungo la strada già intrapresa di riforma graduale, ma radicale del provvedimento in oggetto per ridurre l’età di pensionamento e renderla più flessibile, a partire dai 63 anni. Senza dimenticare che occorre costruire anche un sistema previdenziale che tenga conto delle esigenze dei giovani di oggi e della loro difficoltà a svolgere lavori a tempo indeterminato e quindi ad avere contributi ininterrotti nel tempo.

A questo proposito, vorremmo esprimere, sin da subito, qualche perplessità sull’efficacia della cosiddetta “quota 100”. Se questo meccanismo può funzionare per i lavoratori che hanno un numero rilevante di anni di contributi, al contrario, rischia di essere una beffa proprio per i più giovani che, essendo entrati molto tardi a tempo pieno e costante nel mondo del lavoro, vedrebbero paradossalmente aumentare la loro soglia per l’età pensionabile. Consigliamo, dunque, al nuovo Governo di evitare soluzioni generalizzate che, per definizione, rischiano di generare contraddizioni, difficili poi da dipanare.

Una cosa è certa, care delegate e cari delegati, grazie alla vostra mobilitazione, siamo riusciti ad aprire una breccia nella legge Fornero e, insieme a voi, pezzo dopo pezzo, quel muro lo vogliamo smontare.

Tutti sanno che non esiste alcun automatismo tra il collocamento in pensione di un anziano e l’ingresso nel mondo del lavoro di un giovane. Ciò nonostante, si possono e si devono creare meccanismi di graduale affiancamento e di apprendistato che agevolino questo turn over e che facciano diventare un obiettivo e un valore la contestualità dell’uscita flessibile verso il pensionamento, dell’uno, e del subingresso nel lavoro stabile, dell’altro.

I CONTENUTI DELLA PIATTAFORMA :

1) la definizione di un programma di investimenti pubblici e privati.
2) la produttività come leva per la competitività, da fondare sul benessere lavorativo
3) la partecipazione come scelta strategica per liberare potenzialità e generare sinergie.
4) la riduzione delle tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati come strumento per la redistribuzione della ricchezza e il rilancio dell’economia.
5) la modifica della legge Fornero. Si dovrà procedere con la terza fase del confronto, per definire una flessibilità in uscita a partire dai 63 anni e favorire anche il subingresso al lavoro stabile dei giovani.

LA PROSPETTIVA DEI RAPPORTI CON IL NUOVO ESECUTIVO E I TEMI SUL TAPPETO
A questo Esecutivo, ora, diamo il tempo di governare: lo sottoporremo alla prova dei fatti.

Esprimere adesso un giudizio, equivarrebbe a un pregiudizio ideologico. E questo comportamento sarebbe estraneo alla nostra storia laica e riformista.
lE  LE POLITICHE INDUSTRIALI
Noi crediamo che un Paese che voglia avere una politica industriale, degna di questo nome, e che voglia continuare a essere il secondo Paese manifatturiero ed esportatore in Europa non possa accettare il ridimensionamento o, addirittura, lo smantellamento della più grande azienda siderurgica europea. Le ripercussioni sul sistema industriale sarebbero devastanti
Ciò vale per qualunque altra realtà industriale e produttiva e penso, ad esempio, alla Tav e alla Tap. Non possiamo restare fuori dalle grandi linee di comunicazione europea o snobbare la logistica. Né, tantomeno, possiamo credere di fare a meno di fonti energetiche, senza subire seri contraccolpi.

b) IL SISTEMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI
Ecco perché ci appelliamo al Governo nel suo insieme e, in particolare, al vice Premier Di Maio, perché tengano ben saldo il sistema degli ammortizzatori sociali e lo implementino, se necessario, in un’ottica di sviluppo.

c) MULTINAZIONALI E DELOCALIZZAZIONI
In questo quadro, abbiamo apprezzato alcune affermazioni di Di Maio che, nell’ambito del cosiddetto “decreto dignità”, ha preannunciato provvedimenti in tema di delocalizzazioni. Sono mesi, infatti, che chiediamo una simile decisione per evitare che certe imprese scorrazzino per l’Europa facendo il bello e il cattivo tempo. Quelle multinazionali e quelle imprese che hanno fruito di fondi pubblici, a qualunque livello, se decidono di lasciare il territorio dove sono insediati, devono restituire alle casse dello Stato sino all’ultimo euro, con gli interessi.

d) IMPRESA 4.0 E NUOVI LAVORI
Sempre nello stesso progetto di decreto, infine, si fa riferimento a nuove tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali, con un focus particolare sui cosiddetti “riders”. Tutto ciò evoca il tema, complesso e articolato, dell’impresa 4.0.

Il punto è che con alcune di queste piattaforme digitali, che servono solo per smistare mano d’opera soprattutto giovanile a costi stracciati, più che all’impresa 4.0 siamo al caporalato 4.0. Contro queste realtà, dobbiamo prepararci a organizzare lotte 4.0, perché non possiamo lasciare questi giovani senza tutele e senza assistenza. Condividiamo, dunque, l’approccio al problema da parte del neo ministro e non accettiamo, invece, certi comportamenti minacciosi sbandierati da alcune di queste imprese.

e) I RISCHI DEL SALARIO MINIMO PER LEGGE
Connessa a queste tematiche, è riemersa la questione del cosiddetto salario minimo per legge. In via di principio, noi siamo assolutamente contrari a questo istituto. Le ragioni della nostra avversione sono semplicissime: con questa scelta si determinerebbe, inevitabilmente, un livellamento medio verso il basso dei salari di tutti i lavoratori del nostro Paese

Inoltre, i salari minimi già esistono: sono quelli fissati contrattualmente da ogni singola categoria. Ma hanno due particolarità fondamentali: sono tarati sulle specificità dei settori interessati e, soprattutto, sono la base da cui poi derivano - ovviamente, come tutti noi ben sappiamo - differenti livelli, parametrazioni e avanzamenti, inseriti in un sistema complessivo contrattuale di diritti e di tutele.

Si applichino, quindi, quei minimi salariali: è la cosa più semplice e ovvia. Esistono gli strumenti, anche legislativi, affinché ciò valga per tutti. Si può fare.

Se poi per alcune situazioni individuate e particolari fosse davvero proprio impossibile riferirsi a un quadro contrattuale già definito e sperimentato, per non lasciare senza un minimo di tutele necessarie anche un solo lavoratore, si potrebbero definire un salario e diritti essenziali in modo esplicitamente mirato a quella specifica situazione.

Ma bisognerebbe costruire una norma blindata per evitare che qualche interpretazione, sempre in agguato nel mondo dei legulei, faccia diventare l’eccezione una regola.

L’EUROPA
Tornando al merito delle questioni, noi siamo pronti a una battaglia comune anche nei confronti dell’Europa, perché a noi questa Europa della finanza, dei burocrati e della politica dell’austerità non è mai piaciuta. Ma dall’Europa non si può più prescindere e uscire dall’euro ci costerebbe molto più dei sacrifici fatti per entrarvi. Dobbiamo, invece, contribuire a rifondarla sul sociale, sul lavoro, sullo sviluppo, sui popoli. Soprattutto, dobbiamo imporre regole di solidarietà che valgano sempre e per tutti.

LA CES
Coerentemente con tale impostazione, negli ultimi anni ci siamo molto impegnati sul fronte della Confederazione Europea dei Sindacati, convinti che occorra trasferire a quel livello una parte anche della nostra, per così dire, sovranità sindacale nazionale. È in sede europea, infatti, che si deve contrastare la definizione di alcuni provvedimenti o, al contrario, che occorre contribuire alla loro formulazione. I Sindacati degli altri Paesi hanno riconosciuto questo nostro impegno e hanno dato fiducia a un candidato italiano. E così, da quasi tre anni, Segretario generale della Ces è un dirigente della Uil, il nostro Luca Visentini.

È stato possibile conseguire questo risultato grazie a una battaglia condotta unitariamente da Cgil, Cisl, Uil che hanno creduto nel valore di questo progetto e che, insieme, si sentono parte di quell’eredità tramandataci dall’europeismo autentico di Altiero Spinelli. Luca sta facendo un grande lavoro e sta ottenendo importanti avanzamenti: ci sono, dunque, tutte le condizioni per dare continuità al suo mandato.

LA CSI
Ora, però, dobbiamo prepararci a un’altra battaglia sindacale, questa volta a livello mondiale, ancor più difficile e complessa. Anche qui, c’è bisogno di più Sindacato per essere più incisivi sul fronte della globalizzazione, delle multinazionali, ma anche del rispetto dei diritti umani e del lavoro che, purtroppo, in molte parti del mondo, vengono ancora ignorati o calpestati. Sono tanti i sindacalisti perseguitati, minacciati, uccisi per aver difeso la dignità dei lavoratori. In molti Paesi ci sono ancora condizioni di lavoro incivili. Tutto ciò è umanamente inaccettabile, oltreché economicamente devastante.

Per il Sindacato mondiale, affrontare questi problemi è stato un compito titanico. C’è moltissima strada ancora da percorrere e noi vogliamo essere in prima linea anche su questo fronte.

A dicembre si celebrerà il Congresso della Csi e si dovrà eleggere il nuovo vertice. Noi lavoreremo per una soluzione unitaria e condivisa dai Sindacati di tutti i Paesi. Non abbiamo bisogno di divisioni né vogliamo creare contrapposizioni. Allo stato attuale ci sono differenti posizioni. È naturale e fa parte della normale dialettica interna, ma noi, insieme, con grande senso di responsabilità, faremo di tutto per trovare la necessaria sintesi che dia al Sindacato mondiale una guida autorevole per i prossimi 4 anni in cui tutti ci riconosceremo.

Lavoreremo per una candidatura unanime che unifichi il Sindacato mondiale.

Intanto, noi abbiamo una proposta e, proprio dal nostro Congresso, desideriamo annunciare ufficialmente che la Uil, con Cgil e Cisl, ha deciso di candidare ai vertici del Sindacato mondiale, Csi, la Segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso.

Oggi, c’è anche la ricandidatura dell’attuale Segretaria generale Sharan Burrow. Per questo motivo occorrerà lavorare al fine di trovare una soluzione condivisa.


L’UNITÀ SINDACALE
L’esperienza vissuta con la Ces ha dimostrato che quando l’unità sindacale si esprime al suo massimo grado si possono raggiungere risultati davvero importanti. Ed è stato così anche quando, insieme, abbiamo rivendicato diritti e tutele a livello nazionale.

Noi siamo profondamente convinti che all’unità sindacale non ci sia alternativa perché è l’evoluzione del contesto sociale, economico e politico che renderà questa modalità di fare Sindacato più efficace e rispondente ai bisogni della gente che rappresentiamo.

Sarà un percorso inevitabile che noi vogliamo agevolare.

Riproponiamo, dunque, nell’ufficialità di questa sede congressuale, il nostro progetto che abbiamo già sottoposto, qualche anno fa, all’attenzione di Cgil e Cisl. Vi invitiamo, pertanto, a rispolverare il Patto federativo del 1972 e a riammodernarlo.

Stabiliamo, insieme, che gli organismi unitari abbiano una composizione non paritetica, come era a suo tempo, bensì proporzionale all’effettivo livello di rappresentanza di ciascuna delle tre Organizzazioni. Individuiamo, poi, i temi su cui assumere decisioni unitariamente vincolanti, stabilendo che nessuno abbia il diritto di veto e nessuno, singolarmente, la maggioranza assoluta.

Cara Annamaria, cara Susanna, noi abbiamo la netta percezione che, nonostante le tante difficoltà e le inevitabili specificità che caratterizzano ciascuno di noi, i lavoratori, i pensionati e i giovani che rappresentiamo ci chiedano di fare questo passo storico.

E a voi, care delegate e cari delegati, chiediamo di sostenere questo percorso nei luoghi di lavoro. Sappiamo perfettamente che in alcune realtà ci sono condizioni più semplici, mentre in altre i normali e fisiologici dissidi sono più frequenti. Ma sarà proprio la definizione di regole unitarie a rendere più facile il confronto e la composizione di eventuali divergenze.

Sia ben chiaro, unità non significa rinunciare all’identità di Organizzazione. Ci sia consentito un paragone calcistico: un giocatore di club non smette di essere tale anche quando gioca in nazionale. In questi giorni, per i tifosi italiani, questa è una nota dolentissima…stendiamo un velo pietoso. Ma non stendiamolo, invece, sul progetto del Sindacato unitario che dobbiamo e vogliamo realizzare con il vostro aiuto.

LE RSU, I GIOVANI E LE DONNE DELLA UIL
Ecco perché alla fine di questo Congresso, quando dovremo votare per il nuovo gruppo dirigente, e cioè per il Consiglio nazionale, vi proporremo di eleggere all’interno di questo organismo anche 42 Rsu tra i più giovani, uomini e donne, che hanno ottenuto, nei loro luoghi di lavoro, i più ampi consensi.

Non solo, sottoporremo al Consiglio nazionale una proposta del tutto innovativa. Per la prima volta, nella storia della Uil, chiederemo di eleggere, oltre al Segretario generale e al Tesoriere, una Segreteria nazionale formata pariteticamente da un ugual numero di uomini e di donne.

Sarà questo il contributo concreto della Uil al raggiungimento delle pari opportunità. Un atto che varrà più di qualsiasi proclama, come rispetto e riconoscimento delle competenze e dell’imprescindibile e fondamentale ruolo delle donne nella società e nel mondo del lavoro. (21/06/2018-ITL/ITNET)

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