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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - WEKEEND ITALIA - A PORDENONE IL RISCATTO DI MARIO SIRONI: DAL FUTURISMO AL CLASSICISMO. MAESTRO DI STATURA INTERNAZIONALE

(2018-09-10)

  "Una mostra che celebra uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento, artista che attraverso le sue opere percorre la storia che ha segnato il nostro Paese".  Lo ha affermato l'assessore regionale alla Cultura del Friuli Venezia Giulia Tiziana Gibelli nel corso della presentazione della mostra "Mario Sironi. Dal Futurismo al Classicismo 1913-1924", ospitata dal 16 settembre al 9 dicembre nella Galleria Harry Bertoia di Pordenone.

La mostra - realizzata dal Comune di Pordenone e da Erpac - Ente regionale per il patrimonio culturale della Regione Fvg, con la collaborazione dell'Associazione Mario Sironi e il patrocinio della Regione Lombardia -  contribuisce al pieno riconoscimento di Sironi come grande maestro di statura internazionale. Un meritato riscatto dopo decenni di oblio causato dalle scorie politiche e ideologiche di un lunghissimo Dopoguerra. Un Dopoguerra che spesso non ha saputo scindere il giudizio sulla indiscutibile grandezza di artisti e letterati dalla loro adesione alle ideologie del tempo.

Avete un grande artista, forse il più grande del momento e non ve ne rendete conto”. Così si esprimeva Picasso riferendosi a Mario Sironi, figura tra le più significative, intense e originali del secolo scorso. Della sua epoca seppe esprimere in modo personale e autonomo tensioni ideali e travagli, illusioni rivoluzionarie e disillusioni rovinose. Fu artista del grande laboratorio dell’avanguardia italiana, con lo sguardo aperto al mondo e alle avanguardie artistiche europee.

L’esposizione pordenonese contribuisce al pieno riconoscimento di Sironi come grande maestro di statura internazionale. Un meritato riscatto dopo decenni di oblio causato dalle scorie politiche e ideologiche di un lunghissimo Dopoguerra. Un Dopoguerra che spesso non ha saputo scindere il giudizio sulla indiscutibile grandezza di artisti e letterati dalla loro adesione alle ideologie del tempo.

Di Sironi, protagonista assoluto della cultura e dell’arte del tormentato Novecento, presentiamo a Pordenone 200 opere afferenti agli anni dal 1913 al 1924, un periodo cruciale della sua attività e più in generale della storia dell’arte del XX secolo. La mostra - frutto della collaborazione con l’Associazione Mario Sironi e con alcuni tra i maggiori musei italiani, tra cui la Galleria Nazionale di Roma, il Guggenheim di Venezia  e altri ancora - parte dall’adesione al movimento futurista, nel 1913, attraversa il travagliato periodo della Grande Guerra, coglie l’originale incrocio tra Futurismo e sperimentazione Metafisica e arriva al “Ritorno all’ordine” classicista in seno al “Novecento Italiano”, tra 1920 e 1924.

In esposizione alcuni dei suoi più celebri capolavori che hanno segnato il panorama e l’immaginario artistico di un’epoca, dai paesaggi urbani d’inquietante modernità e desolazione ai dipinti futuristi, fino alle figure classicheggianti. E poi opere grafiche e illustrative per riviste che mettono in luce la sua originale inclinazione poetica ed espressiva.

Una grande mostra che rafforza la peculiarità di Pordenone come città dalla vocazione culturale.

. L'esposizione si inserisce tra le iniziative dell'Anno europeo del Patrimonio culturale 2018, istituito dall'Unione Europea e, in Italia, promosso e coordinato dal MiBAC.
"Un'esposizione - ha fatto notare Gibelli nella conferenza stampa a Palazzo Pirelli di Milano, a cui è intervenuta con l'assessore alla Cultura della Regione Lombardia, Stefano Bruno Galli, e con l'assessore comunale di Pordenone, Pietro Tropeano - che tocca il periodo di avanguardia futurista, passando per il dramma della Grande Guerra, fino ad arrivare alle sperimentazioni spaziali della Metafisica".

Nella mostra, curata da Fabio Benzi, si potranno ammirare alcuni tra i più celebri dipinti della produzione di Sironi, come ad esempio "L'Architetto", il primo Paesaggio urbano o, ancora, "Solitudine" del 1925 e altri capolavori non esposti da diversi anni, come i dipinti futuristi "Testa" del 1913, "Il Viandante" del 1915, insieme a molti dei suoi emblematici "paesaggi urbani" e alle figure classicheggianti, che costituiscono l'aspetto forse più noto dell'artista. Ai dipinti saranno affiancate tra le più significative opere grafiche, a illustrare il complesso laboratorio creativo di Sironi, e un centinaio di illustrazioni.
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Mario Sironi nasce a Sassari il 12 maggio 1885; il padre Enrico, di origine lombarda, era ingegnere del genio Civile. Già nel 1886 la famiglia si trasferisce definitivamente a Roma, dove il giovane si forma culturalmente. Nel 1903, a diciotto anni, Mario Sironi incontra alla Scuola Libera del Nudo di via Ripetta, Boccioni, Severini e il loro più anziano amico e maestro Giacomo Balla.
Questo incontro risulta determinante per il giovane artista, che aveva da poco abbandonato gli studi di ingegneria per dedicarsi interamente alla pittura, che vede la sua adesione al divisionismo.
Nel 1906 è a Parigi, dove abita insieme a Boccioni. che lo definirà “il mio migliore amico e l'ultimo”. Una serie di crisi depressive e nervose condizionano la sua attività di quegli anni.
Uscendo da questa complicata situazione psicofisica, Sironi si avvicina con nuove energie ed entusiasmo, alla fine del 1913, al futurismo. Dal 1915, con l'inizio della guerra, il baricentro culturale di Sironi va spostandosi da Roma a Milano ed entra a far parte del gruppo dirigente futurista; in questo periodo esegue una serie di illustrazioni (pubblicate su “Gli Avvenimenti” nel 1916 e sul “Montello” nel 1918).

Nel 1919 espone alla Grande Mostra Futurista di Palazzo Cova a Milano e tiene mostra personale alla galleria di Bragaglia a Roma. Il soggiorno romano costituisce per Sironi un motivo di meditazione sulla metafisica di de Chirico e Carrà: squadre, manichini, idoli meccanici popolano ora le sue composizioni futuriste. In Sironi la presenza schiacciante
della città, l’esistenza non decontestualizzata dei personaggi, si avvicinano alla lettura inquieta e sociale che diedero della metafisica Dix, Grosz e altri pittori della Neue Sachlichkeit tedesca.
Nel’aprile 1920 firma insieme a Funi, Dudreville e Russolo il manifesto futurista Contro tutti i ritorni in pittura.
Nascono tra il 1919 e il 1920 le prime periferie, spazi di inquietante modernità, impietosamente nudi e al limite della desolazione, evidenziati da un lessico geometrizzato e sintetico.
Successivamente (1921-22) abbandona il futurismo ed entra in una fase di “ritorno all’ordine”, di classicismo espresso da Veneri e da architetti, da personificazioni della malinconia e da figure statuarie.

Nel 1922 Margherita Sarfatti riunisce in un gruppo, denominatosi del “Novecento”, le tendenze del ritorno all’ordine milanese: intorno a Sironi troviamo Bucci, Dudreville. Funi, Malerba, Marussig, Oppi. Da questo momento si moltiplicano per Sironi le partecipazioni alle mostre ufficiali del tempo, nazionali e internazionali (Biennali veneziane, Novecento Italiano, Quadriennali, ecc.).
L’adesione di Sironi al fascismo lasciò una traccia notevole nella sua opera; dagli anni Venti soprattutto, ma anche in seguito, eseguì per “Il Popolo d’Italia” una quantità enorme di illustrazioni.
Nel 1933, firma, con Campigli, Carrà e Funi, il Manifesto della Pittura murale. In questa utopistica ideologia di arte totale, Sironi arriva a rinnegare il quadro da cavalletto: i suoi mosaici e affreschi, che con gli splendidi cartoni preparatori sono quanto di più straordinario abbia prodotto l’arte italiana di quel decennio.

A partire dagli anni Quaranta va affermandosi nell’artista un sentimento di disillusione politica e di profondo pessimismo esistenziale. Le composizioni a scomparti vanno costituendosi in vere e proprie stratificazioni geologiche; il classicismo aulico si stempera in un franare continuo degli elementi compositivi: la matericità delle sue opere fecero includere Sironi da Michel Tapié tra i protagonisti delle nuove tendenze di pittura materica e informale nel suo libro Un art autre (1952). Gli anni cinquanta si sviluppano in un percorso di una continua interazione tra espressionismo, arcaismo, matericità gestuale e astrazione. Mario Sironi muore a Milano il 13 agosto 1961.(10/09/2018-ITL/ITNET)

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