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IMMIGRAZIONE e non solo - DECRETO SICUREZZA - ACLI: SI RISCHIA DI RAFFORZARE L’IRREGOLARITA’

(2018-11-07)

  Le Acli guardano con preoccupazione al Dl sicurezza approvato tramite voto di fiducia al Senato e continuano a sostenere che per il bene di tutti e per la sicurezza del Paese non conviene aumentare l’irregolarità, come si rischia con alcune norme contenute nel decreto, ma è necessario rafforzare percorsi di integrazione. Il permesso di soggiorno concesso solo per casi speciali in particolare rischia di trasformare molte persone titolari di permessi di soggiorno in irregolari, esponendoli al rischio di marginalità e criminalità.

Le Acli si uniscono all’appello del “Tavolo Asilo” per chiedere al Governo che vengano rafforzati i percorsi di integrazione.

Il Senato approva il Dl Sicurezza
Un provvedimento che provocherà un aumento dell’irregolarità Il Decreto-Legge 4 ottobre 2018, n.113, su cui il governo ha posto la questione di fiducia, introduce nella prima parte radicali cambiamenti nella disciplina dell'asilo, dell'immigrazione e della cittadinanza.

In primo luogo siamo preoccupati del passaggio dal permesso di soggiorno per motivi umanitari (pensato come clausola generale dalla precedente disciplina) ad un ristretto numero di permessi di soggiorno per "casi speciali", che rischia di far cadere in una condizione di irregolarità le circa 140.000 persone titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, tra cui anche neomaggiorenni, esponendoli al rischio di povertà estrema, di marginalità e di devianza.

Dei casi speciali, ci preoccupa che tali permessi di soggiorno siano configurati come autorizzazioni precarie, quasi sempre non rinnovabili e non convertibili, ad esempio, in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Questo significa che, dopo il primo anno di applicazione della nuova disciplina, si produrrà irregolarità e lavoro nero.

Si va dunque generando, in nome della sicurezza, un inasprimento della disciplina del soggiorno che aumenterà L'illegalità, renderà più fragile la coesione sociale, renderà più difficile  per le imprese reperire legalmente mano d'opera giovane e motivata, ad esclusivo vantaggio dagli imprenditori disonesti e della criminalità organizzata.

Il sistema di accoglienza pubblico Sprar viene sacrificato a favore dell’accoglienza straordinaria (CAS), che presenta standard di qualità oggettivamente inferiori a quelli dello SPRAR. Si diffondono così inoltre grandi centri d’accoglienza collettivi.

Il decreto comporta serie implicazioni per il diritto alla salute, sia rispetto alla possibilità di accedere pienamente al SSN, sia rispetto alle condizioni sociali che concorrono a determinare la salute fisica e mentale delle persone.

Appare inoltre di estrema gravità lasciare che i bambini che arrivano in Italia con la propria famiglia rimangano senza una presa in carico immediata e un’accoglienza dedicata.
Siamo invece convinti che non possa esservi davvero sicurezza senza la consapevolezza che, di fronte all’assenza di flussi di ingresso regolare e a un drastico calo degli sbarchi, occorre favorire al massimo l’integrazione e non avventurarsi in norme che rischiano di allargare l’irregolarità.

Il Tavolo Asilo guarda dunque con grande preoccupazione al mancato di senso di responsabilità istituzionale nelle politiche sull'immigrazione.
In particolare consideriamo inutile e sbagliato impegnare risorse per l’allungamento della detenzione amministrativa degli stranieri, provvedimento che in passato ha già dimostrato di essere inefficace.
Nel contempo le politiche di promozione dell'integrazione vengono sacrificate , sottraendo risorse umane e finanziare.

Per la stessa protezione internazionale sono previste procedure basate solo sulla celerità, che riducono lo spazio del diritto d’asilo, senza garantire un giusto procedimento e, in molti casi, senza nemmeno consentire l'ingresso del richiedente asilo sul territorio nazionale.

Conoscendo la situazione delle carceri italiane, ci preoccupa infine anche l’aumento delle pene detentive motivate solo dalla irregolarità del soggiorno per coloro che sono stati respinti od espulsi.

Infine ci preoccupa la grave involuzione di civiltà giuridica rispetto alle procedure per l'acquisto della cittadinanza.
Appare infatti fortemente discriminatoria la decisione di determinare in ben 48 mesi il termine per la definizione delle domande di cittadinanza da parte di persone residenti in Italia già da molti anni.

Purtroppo, con la votazione della fiducia, nessun dibattito in aula è stato possibile al Senato. Tuttavia continuiamo a sostenere che per il bene del Paese e la sicurezza di tutti non conviene aumentare l’irregolarità ma rafforzare i percorsi di integrazione.

A Buon Diritto, ACLI, ActionAid, Amnesty International Italia, ARCI, ASGI, Avvocato di Strada, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CIR, CNCA, Comunità di S.Egidio, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Intersos, Medici Senza Frontiere, Mèdicins du Monde Missione Italia, Oxfam Italia, Save The Children Italia, Senza Confine del Tavolo Asilo Nazionale (07/11/2018-ITL/ITNET)

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