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IMMIGRAZIONE - DECRETO SICUREZZA - SEN.GIACOBBE (PD/ESTERO): "COME AVREBBERO REAGITO MILIONI DI ITALIANI CHE EMIGRARONO SE NEI PAESI IN CUI SI RECAVANO AVESSERO TROVATO UNA LEGGE SIMILE"

(2018-11-07)

  Il Senatore Francesco Giacobbe è intervenuto in aula del Senato sul DL Sicurezza ed in particolar modo sulla cittadinanza.  "Mi chiedo in questi momenti come avrebbero reagito i milioni di italiani che emigrarono e continuano ad emigrare in tutto il mondo alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, se nei Paesi in cui si recavano avessero trovato una legge simile a quella che stiamo discutendo oggi in Senato. Mi stupisce come colleghi che spesso a parole inneggiano alla giustizia sociale, alla difesa delle classi più deboli, siano promotori e complici di un provvedimento del genere" - ha dichiarato il Senatore Francesco Giacobbe -.

Il Senatore, promotore e firmatario di due emendamenti riguardanti un tema molto sensibile per le Comunità all'estero, quello della cittadinanza.
Un emendamento mirava alla riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza italiana per gli italiani residenti all'estero che l'hanno persa prima del 1992. Una riapertura dei termini per i due anni successivi all'entrata in vigore della legge.
Il secondo emendamento rispondeva all'esigenza di piena parità agli effetti normativi sulla cittadinanza tra uomo e donna, e in particolare, nei confronti di quelle donne che, emigrate all'Estero nel secolo scorso, sono state private della cittadinanza per se stesse e per i propri figli, per effetto di una norma della legge sulla cittadinanza italiana che risale al 1912.

"Purtroppo questa maggioranza è rimasta sorda a questa iniziativa; in fondo si mirava a risolvere una situazione ingiusta nei confronti di quanti nati in Italia hanno perso la cittadinanza e non sono riusciti a riottenerla nel 1992. Si tratta di una platea di persone residuale e di età avanzata che hanno subito un'ingiustizia anche morale. Norma che non configurava nessun aggravio di spesa"  - ha continuato il Senatore -.

"Credo che chiudere le porte a chi fugge dalla fame, dalla guerra, dalla persecuzione, incoraggia le divisioni sociali anziché promuovere l’integrazione, individua nella paura della differenza, nella paura della diversità i problemi della sicurezza nel nostro Paese. É compito nostro e di tutta la classe dirigente incoraggiare e invitare la comunità alla tolleranza. Inoltre l'approvazione degli emendamenti era un segnale forte per i nostri concittadini all'estero. Siamo i primi ambasciatori non pagati del made in Italy abbiamo un grande potenziale nel mondo ed è per questo che penso e credo che sia un dovere per l’Italia riconoscere la cittadinanza a quanti hanno reso e continuano a rendere il nostro Paese grande nel mondo" - ha concluso il Senatore.(07/11/2018-ITL/ITNET)

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