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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - ARCHEOLOGIA - CON LA MOSTRA "POMPEI E GLI ESTRUSCHI" EXCURSUS SULL'INFLUENZA ETRUSCA IN CAMPANIA PRIMA DELLA NASCITA DI POMPEI

(2019-01-04)

  Inaugurata qualche giorno prima di Natale la mostra POMPEI E GLI ETRUSCHI, al Parco Archeologico di Pompei, costituisce una importante attrattiva per gli amanti dell'archeologia anche nel periodo invernale

La mostra a cura del Direttore generale Massimo Osanna e di Stéphane Verger, Directeur d'études à l'École Pratique des Hautes Etudes di Parigi è promossa dal Parco Archeologico di Pompei con  la collaborazione del Museo Archeologico Nazionale di Napoli,  del Polo Museale della Campania e l’organizzazione di Electa.

Pompei e gli Etruschi è la nuova grande mostra  – dopo quella sull’Egitto nel 2016 e sulla Grecia nel 2017 – sull’“Etruria campana” e sui rapporti tra le élite campane etrusche, e quelle greche e indigene, di cui Pompei è il centro.  L’esposizione pompeiana si integra con le manifestazioni promosse dal Museo Archeologico di Napoli dedicate alla riscoperta della civiltà Etrusca attraverso il gusto antiquario e collezionistico, in programma dal 31 maggio 2019.

Circa 800 reperti provenienti da musei italiani e europei, esposti- fino al 2 maggio 2019 -  in 13 sale allestite nel portico nord della Palestra grande, consentono un excursus dalle prime influenze etrusche in Campania prima di Pompei, alla Pompei - città nuova etrusca in una Campania multietnica, fino al suo tramonto, e alla memoria di alcune usanze etrusche che si conservarono ancora per qualche tempo.

Materiali in bronzo, argento, terracotte, ceramiche, da tombe, santuari e da abitati, consentono di analizzare e mettere a confronto più elementi per affrontare le controverse dinamiche della presenza etrusca in Campania.

Fulcro della mostra sono i ritrovamenti venuti alla luce dai recenti scavi nel santuario extraurbano del Fondo Iozzino - tra i principali santuari (oltre a quello di Apollo e di Atena) fondati a Pompei alla fine del VII sec a.C -  che hanno restituito una grande quantità di materiale di epoca arcaica, quali armi e servizi per le libagioni rituali con  iscrizioni in lingua etrusca. Questi materiali si affiancano, in mostra, a quelli  provenienti dalle altre città etrusche della Campania - Pontecagnano in primis e Capua - dove sono noti luoghi di culto importanti, con caratteristiche simili a quello del Fondo Iozzino.

Testimonianze di sfarzose tombe principesche in cui venivano sepolti i membri più importanti di grandi famiglie aristocratiche sono, invece, i corredi funerari dalla  tomba Artiaco 104 di Cuma di un principe cosmopolita (i resti del defunto incinerati vennero deposti in un calderone in argento, alla maniera degli eroi descritti nell’Iliade di Omero: “mangiava e beveva come un greco, ma portava abiti e armi etruschi e si comportava come un re orientale”.); quello di una principessa di Montevetrano (tomba 74), vicino a Pontecagnano; e quello della lussuosa tomba di un principe orientalizzante dal Lazio (la tomba Barberini di Palestrina).

Le dinamiche degli incontri di culture, le integrazioni tra gruppi sociali, lo spazio mediterraneo come luogo e teatro di culture fluide e identità recintate costituiscono il filo conduttore  delle mostre della Palestra Grande di Pompei, a partire da quelle che hanno riguardato l’Egitto, la Grecia e ora l’Etruria.

Fin dalla fine dell’Ottocento, la Campania appariva alla scienza storica e antiquaria, come un crogiolo di presenze. All’archeologia, al suo apparato di oggetti e strumenti filologici, fu affidato il compito arduo di dipanare la matassa delle sovrapposizioni di gruppi ed etnie.

La mostra è in tal senso, come le precedenti,  un percorso di ricerca che  prende avvio da un programma attivo ormai da diversi anni e articolato per progetti di scavo, studio e documentazione. Quanto emerge da questa operazione è l’idea di un territorio campano antico multietnico e, dunque aperto alla contaminazione e ai cambiamenti, basi primarie per il progresso di una civiltà. E Pompei, che indubbiamente nei primi secoli della sua vita  fu uno dei poli strutturanti della regione,  è ormai diventata un paradigma per indagare la forma delle città arcaiche della Campania.

L’accesso alla mostra è incluso nella tariffa di ingresso agli scavi, dove è terminato il certosino  restauro della Schola Armaturarum che salì agli onori della cronaca a novembre 2010, quando la parte superiore della struttura collassò. «Abbiamo salvato il salvabile e dato una nuova immagine al Parco Archeologico di Pompei», ha dichiarato il direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna,nel corso della conferenza stampa.

La Casa dei Gladiatori, situata sulla via dell’Abbondanza, fu costruita pochi anni prima dell’eruzione e, secondo gli studi condotti sull’apparato decorativo doveva trattarsi di un edificio di rappresentanza di un’associazione militare.

Gli interventi di recupero sono iniziati nel 2016 con il supporto tecnico di Ales, la struttura interna del Mibac che si occupa da più di tre anni della manutenzione programmata di Pompei.
"Da metafora dell’incapacità italiana di prendersi cura di un luogo prezioso che appartiene all’intera umanità, la riapertura della Schola Armaturarum rappresenta - ha sottolineato Massimo Osanna -  un simbolo di riscatto per i risultati raggiunti a Pompei con il Grande Progetto, e più in generale un segnale di speranza per il futuro del nostro patrimonio culturale." (04/01/2018-ITL/ITNET)

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