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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - ARCHITETTURA ITALIANA - A 100 ANNI DALLA NASCITA DI BRUNO ZEVI UNA MOSTRA SULL'IDENTITA' DI BIAGIO ROSSETTI DI CUI ZEVI FU APPASSIONATO STUDIOSO

(2019-02-08)

    Nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Bruno Zevi, la Fondazione Bruno Zevi ha promosso nella sua sede di via Nomentana 150 a Roma la mostra Biagio Rossetti secondo Bruno Zevi, a cura di Francesco Ceccarelli, Matteo Cassani Simonetti, AdachiaraZevi e realizzata in collaborazione con il Comitato tecnico scientifico per le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Biagio Rossetti.

La mostra - che sta ottenendo notevole successo è stata prorogata fino all'11 marzo- rivisita l’esposizione Identità di Biagio Rossetti  tenutasi nel Teatro Comunale di Ferrara nel 1956, dedicata al grande architetto rinascimentale e realizzata sotto la direzione di Bruno Zevi, che di Rossetti ne esaltò il valore e il ruolo, celebrandolo come “primo urbanista moderno europeo” e rivalutandone il ruolo, fino ad allora sottostimato, nella storia della architettura occidentale.

Si trattava di un esperimento nuovo, una vera e propria sfida culturale: allestire nell’Italia del dopoguerra la prima mostra dedicata a un architetto del passato, secondo una visione moderna e “spregiudicata” che privilegiava il “saper leggere l’architettura e l’urbanistica” attraverso fotografie, rilievi e schizzi critici, uniti a una lettura filologica dell’opera dell’autore ferrarese.L’evento fu un successo.

L’allestimento, curato da Valeriano Pastor –coadiuvato da Luciano Perret e Vittorio Clauser –mescolava i rilievi metrici degli edifici alle fotografie di Gianni Berengo Gardin e ai plastici di Costantino Dardi, fondendo i materiali secondo un linguaggio inedito e dal forte impatto espressivo, che fornì nuove chiavi di lettura per l’interpretazione della città storica. Alla mostra seguì presto la pubblicazione della monumentale monografia pubblicata da Einaudi: Biagio Rossetti architetto ferrarese.
Il primo urbanista moderno europeo.La Fondazione Bruno Zevi e il Comitato tecnico scientifico per le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Biagio Rossetti vogliono proporre una riflessione storica e critica su quell’esperienza della cultura architettonica postbellica, raccontando lo straordinario progetto critico, espositivo ed editoriale, con materiali inediti quali i disegni egli schizzi di Pastor raccolti nel suo prezioso taccuino, le lettere, i provini originali delle foto della mostra scattate diGianni Berengo Gardin, oltre a un ricco apparato fotografico. Inedite sono anche le due interviste a Gianni Berengo Gardin e a Valeriano Pastor, realizzate in occasione della mostra romana. In due sale è documentato l’iter del libro su Biagio Rossetti con documenti provenienti dall’archivio Einaudi, mentre una sala è dedicata alla Ferrara dei tempi della mostra, con una rassegna di documenti inediti dell’archivio comunale e dell’archivio Carlo Savonuzzi, grande ingegnere ferrarese

Ma chi era Biagio Rossetti ?

Nasce a Ferrara Biagio Rossetti (Ferrara, nel 1447 -  Ferrara, 1516) e ben presto divenne aiuto di Pietro Benvenuti dagli Ordini (Ferrara, doc. 1448 – 1483) che verrà nominato “inzegnero” ducale da Borso d’Este (marchese, poi duca di Ferrara, Modena e Reggio dal 1450 al 1471) nel 1469.
Nel 1483, alla morte del maestro, viene nominato inzegnero ducale da Ercole I (duca di Ferrara, Modena e Reggio dal 1471 al 1505), carica che rivestirà anche durante il ducato di Alfonso I (duca di Ferrara, Modena e Reggio dal 1505 al 1534) e fino all’anno della sua morte[15]. Nel corso degli anni Settanta e Ottanta l’attività di Rossetti è documentata in diversi cantieri di Ferrara: quello del Campanile di San Giorgio, dell’abside di San Nicolò, delle mura medievali della città. È documentato per lavori di architettura a Rovigo, Argenta e a Venezia, dove si recherà diverse volte nel corso degli anni Ottanta[16]. Gli anni Novanta sono segnati da un’incessante attività edilizia, che vede l’architetto coinvolto in numerosi cantieri in città.
Dall’agosto del 1492 è impegnato nel progetto di ampliamento della città verso nord, conosciuto come Addizione Erculea. La decisione di Ercole I di intraprendere questa straordinaria operazione urbanistica scaturisce da motivazioni politico-economiche ma soprattutto da motivazioni militari, al fine di costruire una linea difensiva più lontana dal centro abitato[17]. Tali motivazioni orientano le scelte pianificatorie in senso innovativo: alla tradizionale logica di espansione urbana basata su una dilatazione pluridirezionale per annessione di borghi già edificati, viene preferita un’addizione ex-novo basata sull’inclusione di un’area totalmente inedificata al di là del limite settentrionale.

Le trasformazioni a scala urbanistica coordinate dal Rossetti si caratterizzano per una straordinaria modernità che è sempre in grado di dialogare con la morfologia urbana preesistente: la Terranova viene pensata secondo una nuova maglia viaria generata da due direttrici principali, la via degli Angeli e la via dei Prioni. Il tessuto viario di connessione tra l’Addizione Erculea e la città medievale non si impone con rigidità geometriche che mal si raccorderebbero ai tracciati preesistenti di quest’ultima ma si modula per adattarsi ad essi.

Lungo le nuove percorrenze dell’Addizione vengono edificati negli anni a cavallo tra XV e XVI secolo alcune tra le architetture più rappresentative della cultura architettonica ferrarese: lo spazio di Piazza Ariostea, i palazzi dei Diamanti, Prosperi Sacrati, Turchi di Bagno, Strozzi-Bevilacqua, Rondinelli e tutte le residenze nobili lungo la via degli Angeli. Oltre ai lavori per la nuova cinta muraria della città, il Rossetti lavora ai più importanti cantieri di architettura religiosa ferrarese: le chiese di Santa Maria in Vado (su disegno del pittore Ercole de' Roberti), San Francesco, San Benedetto, San Vito, San Gabriele, San Silvestro, San Niccolò, la Certosa di San Cristoforo e l’abside della Cattedrale.

Nei primi anni del Cinquecento la sua presenza è documentata in alcuni cantieri di edilizia residenziale come palazzo Costabili (noto anche come palazzo di Ludovico il Moro) della cui costruzione venne incaricato Rossetti insieme al tagliapietra Gabriele Frisoni, palazzo di Giulio d’Este e palazzo Roverella. Diversi gli incarichi affidati all’architetto fuori dalla città: Carpi, Milano e Firenze.

La fortuna critica di Biagio Rossetti ha avuto una risonanza su scala internazionale, sebbene la sua produzione sia circoscritta al solo contesto ferrarese, con sporadiche eccezioni. Sulla base delle anticipazioni di Venturi di fine Ottocento il contributo critico di Bruno Zevi con il giudizio di valore espresso sull’opera di Biagio Rossetti e sull’ampliamento della città costituito dall’Addizione Erculea ha avviato una serie di riflessioni che hanno portato la città di Ferrara ad essere uno degli episodi più significativi della storia della città del Rinascimento.
Il riconoscimento di Ferrara come “Città del Rinascimento Patrimonio dell’Umanità” UNESCO avvenuto nel 1995 è testimonianza di quanto la produzione rossettiana abbia contribuito nel costruire a Ferrara una cultura architettonica e urbanistica di rilievo internazionale.(08/02/2019-ITL/ITNET)

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