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LAVORO - GIOVANI E LAVORO IN TEMPO DI CRISI : SI AL RECUPERO LAVORO MANUALE SE BEN REMUNERATO, CREATIVO E FLESSIBILE. NO PRECARIETA' E MANCANZA VALORIZZAZIONE IMPEGNO E COMPETENZE."

(2019-05-17)

  Il 10% delle donne  ritiene di disporre di occasioni di impiego  adeguate contro circa il 15% dei maschi. mentre per la maggioranza le opportunità lavorative sono  scarse (55%) o limitate (33%). E  diversamente dal passato  l'80% dei giovani si dichiara disponibile a lavori manuali, anche se non  coerenti con la preparazione posseduta purché siano discretamente pagati. Infatti oltre la metà dei maschi e quasi il 60% delle femmine considera scarse le possibilità che l’Italia “offre a un giovane con la sua preparazione”.  Ciò avviene in particolare fra il 90% di coloro che appartengono a una fascia bassa  mentre  fra i  giovani di fascia alta il 20% le ritiene “adeguate”. A riferirlo il recente Rapporto 2019 sulla condizione giovanile in Italia dell'Istituto Toniolo.

Le cause ?  Per quasi il 30% il problema principale sono i limiti strutturali del mercato che dà poche occasioni, bassa qualità e contratti brevi e precari. In secondo luogo viene la situazione economica complessiva, al terzo posto la “preferenza data ai raccomandati”, al quarto la “minore esperienza” (15,4%). Concorrenza degli immigrati e regole troppo rigide si attestano attorno al 5% delle risposte. Solo un intervistato su cento ritiene che i giovani rifiutino alcuni lavori.
Si riscopre quindi il lavoro manuale (pochissimi lo respingono), ma a certe condizioni: remunerazione adeguata, creatività e flessibilità d’orario sono gli aspetti decisivi.

Nella scala dei lavori all’ultimo posto delle preferenze figurano quelli in cui più comunemente le nuove generazioni trovano facili occasioni di impiego, ma evidentemente di bassa qualità. Pochissimi consiglierebbero ad un amico di fare il telefonista di call center (3.5%), l’operatore di fast food (4.2%), o il distributore di volantini (1.6%). Al limite, a parità di stipendio, meglio l’operatore ecologico che lavori di questo tipo (4.6% contro 4.2% donne).

Piuttosto che occupazioni manuali di basso livello nel settore dei servizi, spesso legati a condizioni di precarietà e sfruttamento, ci sono il lavoro operaio (6.9%) o quello agricolo (7.7%).

Tra i lavori di profilo medio-basso la preferenza per i maschi va comunque all’impiego in fabbrica come tecnico specializzato (27.1%), mentre per le donne prevale l’attività di commessa/cassiera (31.6%).

In ogni caso il tema della soddisfazione nel lavoro interessa molto i giovani. Per questo il titolo di studio resta comunque un elemento di rilievo -meno di uno su tre tra gli intervistati pensa che non conti- ma per la grande maggioranza degli intervistati ci sono 4 fattori ancora più importanti: l’impegno, le competenze, le capacità relazionali e la disponibilità.

Naturalmente uno degli elementi della qualità del lavoro è il reddito: una remunerazione attorno ai 1500 euro mensili è ritenuta un giusto obiettivo da raggiungere alla soglia dei 35 anni in base alla propria formazione. Solo una limitata minoranza indica 2000 euro o più: in particolare il 26.1% dei maschi e il 17.9% delle donne. Anche tra i laureati la differenza di genere nelle aspettative rimane elevata: meno del 30% delle donne contro il 45% dei maschi pensa che una persona con la propria formazione possa arrivare oltre i 2000 euro.

Flessibilità e adattabilità: la grande maggioranza non considera problematico un lavoro che implichi un cambio frequente di committenti: meno del 10% lo considera un problema molto rilevante e oltre due su tre ritiene poco o per nulla rilevante. Valori di problematicità molto bassi presenta anche l’adattamento ai tempi di lavoro. Impegno festivo e cambio frequente di orari sono ampiamente accettati, un po’ meno il lavoro notturno (considerato molto problematico dal 17.4% degli intervistati, e poco o per nulla dal 53.2%).

Le frequenti Trasferte trovano una forte resistenza solo dal 15.5% degli intervistati (poco o per nulla il 55.6%), e il pendolarismo da quasi il 20% (ma doppia è la quota di chi lo considera poco o per nulla rilevante).
Sull'ipotesi di un trasferimento all'estero ? Il 28,1% non lo esclude, il 29% e'  scarsamente interessato, il 42% circa lo esclude. Ancor meno interessati al trasferimento in altro luogo d'Italia. Solo il 18% trova l'ipotesi interessante, il 28% non la esclude ma è poso interessato ed il 53% non lo prende in considerazione.

“I risultati ottenuti”, afferma il prof. Alessandro Rosina tra i coordinatori dell’indagine, “contribuiscono a superare una serie di stereotipi sul rapporto tra giovani e mondo del lavoro. Quello che le nuove generazioni disdegnano non è di per sé il lavoro manuale – che può essere stimolante e appagante – ma lo sfruttamento e la mancanza di valorizzazione. Quello che temono sono offerte di impiego che intrappolano in condizione di precarietà, in cui impegno e competenze non vengono riconosciute. "  E Rosina conclude "Realismo, flessibilità, adattabilità caratterizzano la generazione dei millennials italiani. Senza un miglioramento qualitativo del contributo dei giovani al sistema produttivo, in qualsiasi settore, difficilmente l’Italia può tornare a crescere e ad essere competitiva”. (17/05/2019-ITL/ITNET)

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