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DIRITTI DEI CITTADINI - RELIGIOSITA' - A L'AQUILA LA PERDONANZA CELESTINIANA, IL PRIMO GIUBILEO DELLA CRISTIANITA’

(2019-08-27)

  Compie 725 anni la Perdonanza Celestiniana, il primo giubileo della storia della
cristianità, concesso da Papa Celestino V giusto un mese dopo la sua incoronazione all’Aquila,
avvenuta il 29 agosto 1294. Una vera rivoluzione: l’indulgenza plenaria gratuita per chiunque,
sinceramente pentito e confessato, ogni anno avesse varcato la soglia della Basilica di Santa
Maria di Collemaggio, dai vespri del 28 a quelli del 29 agosto. Da allora, secondo la Bolla papale
che la istituì, il cui originale è conservato dalla Municipalità e custodito, fino al 6 aprile 2009,
nella cappella blindata della torre civica – dove tornerà dopo gli accurati restauri dai danni
inferti dal terremoto –, si vive questo speciale giubileo di un giorno, culmine d’una settimana di
grandi eventi religiosi, artistici e culturali e d’un suggestivo Corteo dal Municipio alla Basilica di
Collemaggio. Quest’anno sarà S. Em. Giuseppe Bertello il Cardinale incaricato da Papa
Francesco ad aprire la Porta Santa, l’unica fuori Roma, battendovi tre colpi con il bastone d’ulivo
del Getsemani...

Il vegliardo monaco, Pietro Angelerio, arrivò all’Aquila il 27 luglio 1294 dall’eremo sul monte
Morrone. Un asino la sua cavalcatura, come Gesù entrando a Gerusalemme. Lo accompagnava un
lungo corteo festante: due sovrani, Carlo II d’Angiò e suo figlio Carlo Martello, re d’Ungheria,
alti prelati e dignitari, e tanta popolo che man mano si era aggiunto, durante il viaggio che da
Sulmona lungo la Valle Subequana lo conduceva all’Aquila. Dal 5 luglio l’umile religioso era stato
eletto al soglio pontificio, dopo 27 mesi di conclave a Perugia. Pietro del Morrone sarebbe dunque
diventato Papa Celestino V. Giungeva finalmente all’Aquila, la città che tanto amava e dove, di
ritorno da Lione, egli aveva fatto edificare la splendida abbazia gotica di Santa Maria di
Collemaggio. Aveva scelto L’Aquila, malgrado i cardinali secondo prassi lo esortassero a
raggiungere Perugia, per la solenne incoronazione, fissata al 29 agosto, festività di San Giovanni
Battista.
La sua elezione era stata salutata da grande entusiasmo, interpretata come un segno profetico per
la Chiesa da coloro che attendevano la venuta d’un Pastore angelico. Era stata infatti profetizzata
una nuova era per restituire all’umanità tormentata di quel secolo una spiritualità nuova e per
redimerla dalla decadenza e dal disordine. La Chiesa si sarebbe finalmente liberata dei vincoli con
il potere terreno, come avevano predicato l’abate calabrese Gioacchino da Fiore nella seconda
metà del XII secolo, e qualche anno dopo Francesco d’Assisi, scegliendo la povertà. Il carisma
del nuovo Pontefice, l’aura di santità che lo accompagnava, il prestigio morale che gli aveva
permesso di fondare e far riconoscere l’ordine dei Celestini, secondo la regola benedettina,
sembravano proprio i segni dell’avverarsi di quella profezia. I suoi monaci dall’Abruzzo s’erano
diffusi in Molise, Puglia e Campania. Edificavano monasteri, eremi su aspre montagne e grandi
abbazie. Erano solleciti verso poveri e bisognosi, con una perfetta organizzazione sul territorio che
ricordava i Cistercensi dei secoli addietro.

Al tramonto, dunque, il Papa giunse all’Aquila. Da Sulmona, lungo il percorso, era stata un
tripudio d’entusiasmo. Il popolo l’amava. Si era arrivati nella “città nuova”, fondata nel 1254 anche
per volere degli Svevi, come certifica il decreto emesso da re Corrado IV, figlio dell’imperatore di
Federico II. La città, sul colle, era veramente bella. L’Aquila era nata non a caso, ma per un preciso
ed armonico progetto, ad opera dei castelli confederati, 99 secondo la tradizione, una settantina in
verità. Ciascuno di essi, in una gara d’ingegno e di perizia costruttiva, in base al piano della città
aveva edificato il proprio quartiere, con chiesa piazza e fontana, di splendide architetture. I legami
con i villaggi d’origine erano saldi e vitali, i cittadini dentro le superbe mura e quelli restati nei
castelli d’origine vantavano eguali diritti civili nella nuova città-territorio. E tuttavia i primi
quarant’anni dell’Aquila non erano stati semplici, persistevano fazioni e dispute intestine, talvolta
con esiti cruenti, il governo civico spesso aveva fatto ricorso agli abati Celestini.

Eppure la città, ricostruita dopo la distruzione operata nel 1259 da Manfredi, era cresciuta presto e
bene. In quei giorni che precedettero l’investitura pontificia, Celestino avviava il suo straordinario
papato riportando pace tra le parti in lotta, ottenendo da Re Carlo privilegi e clemenza per gli
Aquilani. La cerimonia d’incoronazione, in quel 29 di agosto, fu un evento memorabile, come
raccontano le cronache dell’epoca. Sulla spianata antistante la Basilica un’immensa folla di
duecentomila pellegrini, giunti d’ogni dove, assisteva al rito. Tra loro anche Dante Alighieri,
secondo qualche cronaca. Il vecchio Papa apriva subito orizzonti nuovi alla Chiesa. Richiamava il
popolo di Dio al dovere del perdono e della riconciliazione. Invocava pace per ogni uomo e per
l’umanità. Ammonizione che egli non lasciava all’inerzia delle parole, ma che aveva applicato alla
concretezza dei suoi primi atti dal soglio pontificio, iniziando il suo papato con gesti esemplari e
profetici per quel tempo che richiamavano la misericordia, il perdono e la pace.

Ancor più, il 29 settembre, un mese dopo aver assunto la tiara, Papa Celestino stupiva emanando la
Bolla con la quale concedeva ai sinceramente pentiti che visitavano Collemaggio nella festività
della Perdonanza, dai Vespri del 28 agosto a quelli del 29, l’indulgenza plenaria ed universale,
gratuita e senza distinzioni. Un grande privilegio per la città dell’Aquila e per il suo Primo
Magistrato (il sindaco dell’epoca) che della Bolla ricevette l’originale, custodito gelosamente per
sette secoli, fino ad oggi. Il 13 dicembre 1294, a Napoli, aveva termine quello straordinario
pontificato, con la volontaria rinuncia alla tiara e le dimissioni dal papato di Celestino V. Anch’esso
gesto profetico d’umiltà, unico nella storia della Chiesa, fin quando Benedetto XVI non l’ha ripetuto
nel febbraio 2013. Pochi giorni dopo, la vigilia di Natale, i porporati in conclave eleggevano papa il
cardinale Caetani con il nome di Bonifacio VIII. I primi atti furono rivolti a cancellare ogni
disposizione del papato celestiniano. A cominciare dalla Perdonanza. E quantunque Bonifacio ogni
mezzo di pressione e di persuasione mise in essere per ottenere la restituzione del documento onde
consentirne l’annullamento, mai ebbe indietro la Bolla custodita dal governo civico.

Ripreso il nome Pietro e le umili vesti del monaco, dopo qualche mese Celestino veniva rinchiuso
nella fortezza di Fumone, poiché Bonifacio e temeva il carisma la sua grande aura di santità che lo
accompagnava. In quella dura prigione il 19 maggio 1296 Pietro Celestino transitò a miglior vita,
nella diffusa convinzione della sua santità che, difatti, Clemente V proclamò nel 1313, con il
processo di canonizzazione. Proprio Bonifacio, cui non era riuscito sopprimere l’annuale
Perdonanza celestiniana, nel 1300 ne copiava il senso, istituendo per la basilica di San Pietro in
Roma il Grande Giubileo d’un anno ogni mezzo secolo, poi modificato nell’attuale cadenza
venticinquennale.

Da Collemaggio, dove San Pietro Celestino riposa nello stupendo mausoleo scultoreo di
Girolamo da Vicenza – fatto anch’esso singolare, un papa sepolto fuori la basilica vaticana –
ogni anno l’universale messaggio celestiniano di pace e di perdono si rinnova.

Da secoli migliaia di fedeli e pellegrini raggiungono L’Aquila da tutto il mondo per beneficiare,
dal tramonto del 28 alla sera del 29 agosto, dell’indulgenza plenaria.
Secondo la storica tradizione della festività, sancita negli antichi Statuti della città, anche oggi
la Perdonanza è indetta dall’autorità civica e preparata da una settimana di grandi eventi,
che culminano nel Corteo della Bolla del 28 agosto e nell’apertura della Porta Santa.

La suggestiva sfilata dal Palazzo civico, con gli antichi i costumi,
accompagna la Bolla che viene traslata a Collemaggio. Lì, accanto al torrione della basilica, secondo
il rituale il Sindaco della città ne dà lettura, quindi il Cardinale delegato dal Papa può iniziare il rito
di apertura della Porta Santa e il solenne pontificale che avvia il giubileo aquilano.
La sera del 29 agosto, richiusa la Porta Santa, il Corteo riconduce la Bolla in Municipio, dove viene
riposta nel suo forziere nella cappella della Torre civica, fino all’anno successivo. Uno speciale
messaggio di pace, nel 725° anno della Perdonanza, s’eleverà da Collemaggio e commuoverà la
Città che quest’anno commemora il decennale del terremoto. La Perdonanza è patrimonio rilevante
della storia civile e spirituale dell’Aquila, ma è ancor più patrimonio universale per i valori che
richiama. Si attende con fiducia che l’Unesco riconosca quest’anno l’antico Giubileo aquilano quale
Patrimonio immateriale dell’Umanità, per il quale riconoscimento la Perdonanza è
candidata.

S’eleverà ancora una volta dalla Basilica di Collemaggio il forte appello alla tolleranza, alla
riconciliazione ed al perdono, per un’umanità sfibrata dal terrorismo e dalla guerra. Ma anche un
richiamo alle potenze del mondo perché operino davvero per far tacere le armi e i conflitti di varia
natura che lacerano il mondo. Sia pace vera e duratura per tutti i popoli, ma soprattutto per quei
martoriati popoli del Medio Oriente, terra dove le tre religioni che hanno lo stesso Dio –
ebraismo, cristianesimo ed islamismo – sono nate. San Pietro Celestino è profeta di pace anche
nel nostro tempo, con il messaggio universale della sua Perdonanza.

L’Arcivescovo dell’Aquila, Card. Giuseppe Petrocchi, l’ha richiamato nel suo messaggio di
preparazione alla Perdonanza: “[…] E’ risuonata forte, durante il Giubileo della Misericordia,
l’esortazione e, al tempo stesso, l’ammonizione che Papa Francesco ha pronunziato ad alta voce,
davanti a tutto il Popolo di Dio: «È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico
dell’annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle
debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e
infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza» (MV, n. 11). Proprio noi che ci
accostiamo al giubileo aquilano, allora, dobbiamo rendere transitabili le “vie” della tolleranza, della
comprensione, dell’aiuto reciproco […]”.
Questo è il vero ed autentico magistero celestiniano. Al quale fanno da contorno straordinarie
iniziative culturali e artistiche, contemplate in un ricco cartellone di eventi di forte richiamo, sotto
la direzione artistica del M° Leonardo De Amicis. Anche quest’anno grandi artisti internazionali
stanno rendendo testimonianza del loro amore per L’Aquila, città che sta rinascendo dalle rovine
del terremoto. Con l’antica tenacia, con fiducia e con speranza nel futuro." conclude Goffredo Palmerini
il suo racconto storico-religioso.(27/08/2019-ITL/ITNET)

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