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ITALIANI ALL'ESTERO - DICHIARAZIONI PROGRAMMATICHE GOVERNO M5S/PD-LEU - PREMIER CONTE ALLA CAMERA - PUNTI SALIENTI ITALIANI ALL'ESTERO, MIGRANTI, EUROPA

(2019-09-09)

  Punti  salienti del Programma di Governo presentato dal Premier Giuseppe Conte alla Camera dei Deputati in chiave "italiani all'estero e immigrazione, politica estera , europea:

"Il programma che mi accingo ad illustrare non è una mera elencazione di proposte eterogenee che si sovrappongono l’una sull’altra, né tantomeno è la mera sommatoria delle diverse posizioni assunte dalle forze politiche che hanno inteso sostenere questa iniziativa.

È, al contrario, una sintesi programmatica che disegna l’Italia del futuro. È un progetto di governo del Paese, fortemente connotato sul piano politico, che preannuncia specifiche risposte alle attese e ai bisogni dei cittadini.........nella consapevolezza che il “patto politico e sociale” che oggi proponiamo a voi e ai cittadini italiani, si proietta necessariamente, per essere sostenibile, in una dimensione intergenerazionale.

Questo progetto politico segna l’inizio di una nuova, che confidiamo risolutiva, stagione riformatrice... nuovo è nell’impianto progettuale, nuovo nella determinazione a invertire gli indirizzi meno efficaci delle pregresse azioni; nuovo nelle modalità di elaborazione delle soluzioni ai bisogni dei cittadini.....

In questa prospettiva, il nostro Governo si richiamerà costantemente a un quadro consolidato di principi e valori in grado di offrire respiro e orizzonte alle proprie politiche. Sono principi che ritengo “non negoziabili”, perché universali. Essi si collocano in una dimensione sovra-governativa e non hanno colore politico.

Sono molte le sfide che ci attendono, a partire dalla prossima sessione di bilancio, che dovrà indirizzare il Paese verso una solida prospettiva di crescita e di sviluppo sostenibile, pur in un quadro macroeconomico internazionale caratterizzato da profonda incertezza. Le tensioni commerciali in atto e le conseguenti difficoltà di settori cruciali come quello manifatturiero, caratterizzato da una catena del valore ormai pienamente integrata fra i Paesi dell’Unione, ci obbligano a definire al più presto un’agenda riformatrice di ampio respiro e di lungo periodo per far crescere le migliori energie dell’Italia e per concorrere a rilanciare la crescita sostenibile, l’occupazione e la coesione sociale e territoriale in Europa. ....

Non possiamo limitarci a porre in essere azioni che intervengano marginalmente nella struttura del nostro sistema-Paese. Abbiamo l’opportunità storica di imprimere una svolta profonda nelle politiche economiche e sociali, che restituisca una prospettiva di sviluppo e di speranza ai giovani, alle famiglie a basso reddito, oltre che a tutto il sistema produttivo....

La sfida sul piano interno è quella di ampliare la partecipazione alla vita lavorativa delle fasce di popolazione finora escluse. Esse si concentrano soprattutto tra i giovani e le donne, particolarmente nel Mezzogiorno. Vogliamo offrire loro, come a tutti gli altri lavoratori, opportunità di lavoro, salari adeguati e condizioni di vita degne di un Paese civile, di un Paese che, fin dal 1948, ha sancito, nella propria Carta fondamentale, il diritto del lavoratore a un’esistenza libera e dignitosa.

Dobbiamo perciò rimuovere gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di questo primario obiettivo e che - purtroppo - sono riconducibili alle più varie cause. ...Ne cito alcune: scarsa formazione, carente dotazione di conoscenze e di competenze, difficoltà di conciliare vita familiare e vita lavorativa.

Scuole e università di qualità, asili nido e servizi alle famiglie, specialmente quelle con figli, saranno dunque le prime leve sulle quali agire.  Il primo, immediato intervento sarà sugli asili nido. Non possiamo indugiare oltre.

Rafforzare l’offerta e la qualità di un’educazione fin dal nido è un investimento strategico per il futuro della nostra società perché combatte le diseguaglianze sociali... Il simultaneo perseguimento di questi obiettivi è possibile con adeguate politiche di offerta di servizi alle famiglie, coerente distribuzione del carico fiscale, lotta alla discriminazione di genere, in particolare nei luoghi di lavoro.
Questo Governo, quale prima misura di intervento a favore delle famiglie con redditi bassi e medi, si adopererà, con le Regioni, per azzerare totalmente le rette per la frequenza di asili-nido e micro-nidi a partire dall’anno scolastico 2020-2021 e per ampliare, contestualmente, l’offerta dei posti disponibili, soprattutto nel Mezzogiorno.

Per quanto riguarda la scuola, occorre intervenire per migliorare la didattica e per contrastare la dispersione scolastica... contrastare il precariato, attraverso lo strumento di concorsi ordinari e straordinari, che riconoscano il valore dell’esperienza e, nello stesso tempo, valorizzino il merito - e i meriti - di chi, con passione e vocazione, vuole dedicarsi a far crescere le prossime generazioni...aiuti famiglie...innalzamento dell’obbligo scolastico.

Nello stesso tempo, occorre rafforzare e valorizzare il nostro sistema universitario e di ricerca, che deve spingere l’intero Paese verso le più avanzate frontiere della conoscenza. Occorre incrementare la partecipazione dei giovani alla formazione terziaria per colmare il divario che ci separa dai nostri partner europei, anche attraverso adeguate politiche di sostegno al diritto allo studio. La qualità della nostra ricerca, già eccellente, può e deve essere ulteriormente accresciuta anche attraverso un più intenso coordinamento tra centri universitari ed enti di ricerca, dei quali va assolutamente favorita l’internazionalizzazione. Il sistema di reclutamento va allineato ai migliori standard internazionali e va potenziato anche attraverso l’istituzione di un’agenzia nazionale, sul modello di quelle istituite in altri Paesi europei, che possa coordinare e accrescere la qualità e l’efficacia delle politiche pubbliche sulla ricerca. Nuove forme di finanziamento e formule innovative di partenariato pubblico-privato dovranno essere incentivate il più possibile.

È in gioco il futuro dei nostri giovani migliori. Purtroppo, tra le tante eccellenze del nostro Paese, ve ne è una che - da troppi anni ormai - stiamo “esportando”, al di là delle nostre intenzioni. Sono le nostre ragazze, i nostri ragazzi, soprattutto quelli del Sud, costretti ad abbandonare i propri affetti, i territori in cui sono cresciuti per trovare all’estero nuove opportunità di vita. Occorre invertire questa tendenza, che espone la nostra Nazione al rischio di un inesorabile declino.

I giovani sono la spinta propulsiva senza la quale ogni tentativo di rinnovamento si rivelerebbe vano.

Questo è il Governo più giovane della storia della Repubblica...deve assolutamente raccogliere e vincere questa sfida.  L’Italia dovrà essere laboratorio di innovazione, di opportunità, di idee, capace di offrire ai giovani solidi e convincenti motivi per rimanere, hic optime. 

Gli anni della globalizzazione ci hanno insegnato che solo il lavoro di qualità è una garanzia contro la povertà e contro l’insicurezza economica. Vogliamo perciò creare le condizioni affinché il tessuto del Paese sia forte e altamente produttivo e basi la sua capacità di “stare sui mercati” non sul lavoro precario e a basso costo, ma sulla qualità e l’innovazione dei prodotti.

Il modello di sviluppo che intendiamo perseguire è quello di una crescita integrale e inclusiva, che ponga al centro il benessere del cittadino e del lavoratore, nella prospettiva di uno sviluppo equo e solidale.

... un sistema industriale in grado di far incontrare la produzione di massa con la capacità di personalizzazione del prodotto e anche la flessibilità nei processi. Occorre rafforzare la determinazione e l’impegno affinché questa spiccata vocazione all’innovazione possa essere adeguatamente sfruttata.

Dobbiamo coordinare in questa medesima direzione l’intervento pubblico e l’iniziativa privata.

L’azione pubblica deve favorire questo processo, definendo le “regole del gioco” e una visione di politica industriale, rilanciando gli investimenti pubblici e creando le condizioni materiali che consentano agli attori privati di agire, investire, crescere. Per questo abbiamo voluto creare un Ministero dedicato all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione, che aiuti le imprese, oltreché la medesima Pubblica Amministrazione, a trasformare l’Italia in una vera e propria Smart Nation.
.... una efficiente e razionale politica di investimenti ci consentirà di crescere nella digitalizzazione, nella robotizzazione, nell’intelligenza artificiale.... La Pubblica Amministrazione dovrà essere alla testa di questo processo realizzando le infrastrutture materiali e immateriali necessarie.

Siamo determinati a introdurre una normativa che non consenta più il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi.... protezione dell’ambiente e delle biodiversità, e auspico anche dello sviluppo sostenibile, siano inseriti tra i princìpi fondamentali del nostro sistema costituzionale.

In questo quadro anche l’agricoltura e l’agro-alimentare rappresentano un comparto decisivo rispetto alle sfide che attendono il Paese. E’ dunque necessario sviluppare la filiera agricola e biologica, le migliori e più innovative pratiche agronomiche; conservare e accrescere la qualità del territorio; sostenere le aziende agricole promosse dai giovani; investire nella ricerca individuando come prioritari la sostenibilità delle coltivazioni e il contrasto dei mutamenti climatici, con particolare attenzione all’uso efficiente e attento della risorsa idrica....

Massima priorità dovranno poi assumere le politiche per la messa in sicurezza del territorio, per il contrasto al dissesto idrogeologico e per l’accelerazione della ricostruzione delle aree terremotate, anche attraverso l’adozione di una normativa organica che consenta finalmente una volta per tutte di rendere più spedite le procedure, in particolare per la ricostruzione pubblica.

L’azione di rilancio degli investimenti, inoltre, passa necessariamente dall’abbattimento del divario fra Nord e Sud del Paese. A questo scopo, occorre rilanciare un piano straordinario di investimenti per il Mezzogiorno, anche attraverso la istituzione di una banca pubblica per gli investimenti, che aiuti le imprese in tutta Italia e dia impulso all’accumulazione di capitale fisico, umano, sociale e naturale del Sud.

Per le aree più disagiate dobbiamo promuovere il coordinamento di tutti gli strumenti normativi esistenti, come i Contratti istituzionali di sviluppo, le Zone economiche speciali e i Contratti di rete, e intervenire affinché i Fondi europei di sviluppo e coesione siano utilizzati al meglio per valorizzare i territori. In particolare, i contratti istituzionali di sviluppo sono un esempio virtuoso di azione politica, concreta e rapida, che abbiamo già sperimentato con successo e che intendiamo riproporre in tutte le aree economicamente disagiate del Paese.

...Dobbiamo creare le premesse e le condizioni affinché chi voglia crescere e competere più a largo raggio possa farlo consolidando la propria posizione anche nei mercati globali.... Le imprese che crescono, mediamente, investono di più nella ricerca e nello sviluppo e offrono opportunità di lavoro anche ai nostri giovani, altamente qualificati, che purtroppo oggi sono costretti a emigrare, favorendo Paesi concorrenti...Quindi consolidare e strutturare meglio le nostre imprese significa favorirne l’internazionalizzazione e quindi incentivare anche il nostro export.
Su questo fronte il Governo perseguirà una strategia di integrale rafforzamento di tutti gli strumenti che consentono alle nostre aziende di navigare meglio nella competizione globale: promuoveremo ancora più intensamente il nostro Made in Italy, universalmente apprezzato, coinvolgeremo tutte le nostre ambasciate in questa articolata strategia, porremo le basi per potenziare tutte le connesse attività di sostegno alle nostre imprese esportatrici: consulenza giuridica ed economica, agevole accesso a un ampio ventaglio di strumenti finanziari e assicurativi.

Una visione coerente e integrata dell’internazionalizzazione del Paese non può peraltro trascurare il ruolo di traino del turismo. È un settore chiave, contribuisce per più del 10% al nostro Pil. Dobbiamo potenziarlo anche attraverso una seria revisione della sua governance pubblica. Occorre promuovere i multiformi percorsi del turismo, anche attraverso il recupero e la valorizzazione del nostro patrimonio naturale, storico, artistico, culturale, con attenzione particolare alle specificità di alcuni territori, come quelli alpini.

Obiettivi prioritari dell’azione di Governo dovranno essere la conservazione e la valorizzazione dello straordinario patrimonio artistico e culturale racchiuso nei nostri territori.

Dobbiamo investire anche nelle imprese che si fondano sulla creatività, che generano cultura, ampliando l’accesso ai consumi culturali. Da questi investimenti l’intera società ne trarrà beneficio, anche in termini di maggiore ricchezza e più ampia occupazione.

Più in generale, la crescita patrimoniale e dimensionale delle nostre imprese dovrà essere incoraggiata anche attraverso un’attenta politica fiscale, evitando che quest’ultima diventi disincentivante nei confronti delle imprese che assumono dimensioni più consistenti.

In primo luogo va riconosciuto che gli italiani hanno il pieno diritto a confrontarsi con un fisco chiaro, trasparente, amico dei cittadini e delle imprese. Per questa ragione occorre perseguire una riforma fiscale che contempli la semplificazione della disciplina, una più efficace alleanza tra contribuenti e Amministrazione finanziaria. L’obiettivo primario qui è alleggerire la pressione fiscale, nel rispetto dei vincoli di equilibrio del quadro di finanza pubblica. Questo Governo perseguirà una strategia molto chiara: tutti devono pagare le tasse, ma proprio tutti, questo affinché tutti possano pagare meno.

Nella prospettiva di una graduale rimodulazione delle aliquote a sostegno dei redditi medi e bassi, in linea con il fondamentale principio costituzionale della progressività della tassazione, il nostro obiettivo prioritario è ridurre le tasse sul lavoro – il cosiddetto “cuneo fiscale” – e intendiamo operare questa riduzione a totale vantaggio dei lavoratori, e individuare una retribuzione giusta – il cosiddetto “salario minimo” – garantendo le tutele massime a beneficio dei lavoratori, anche attraverso il meccanismo che per altro nel nostro dettato costituzionale e non è stato mai attuato, dell’efficacia erga omnes dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Occorre procedere finalmente all’approvazione di una legge sulla rappresentanza sindacale, ovviamente sulla base di indici molto rigorosi; vogliamo individuare il giusto compenso per i lavoratori non dipendenti, al fine di evitare forme di abuso e di sfruttamento che solitamente affliggono i più giovani professionisti. Ci prefiggiamo di introdurre una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni: è una battaglia che intendiamo portare a termine al più presto in omaggio a tutte le donne.
Intendiamo realizzare un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. Il numero, ancora troppo elevato, di decessi e di gravi infortuni sul lavoro, non può essere tollerato, è un allarme al quale dobbiamo prestare la massima attenzione. Non possiamo accettare che in Italia - nello svolgimento della propria attività lavorativa - si possa morire o subire gravi e irreversibili danni fisici. Occorre anche contrastare le odiose forme di sfruttamento dei lavoratori, che finiscono non in rari casi con l’essere ridotti in condizioni analoghe a quelle che una volta avremmo definito vere e proprie condizioni di schiavitù.

Riporremo anche massima attenzione al problema della tutela dei risparmi dei cittadini. A tal fine, occorre prendere atto che i tre comparti - bancario, finanziario e assicurativo - appaiono sempre più intrecciati tra di loro e le attività di vigilanza dovrebbero ispirarsi a minimi comuni denominatori, con un maggiore coordinamento, e più efficacie coordinamento, tra le Autorità competenti, a livello europeo e nazionale, così da garantire maggiore trasparenza e un più accessibile e adeguato livello di informazione sui rischi e sulle condizioni di utilizzo dei risparmi e degli investimenti degli italiani.

Questa è la nostra visione, che si sviluppa, lo comprendete, su un orizzonte temporale ampio, che finisce per abbracciare l’intero arco della legislatura.

Realizzeremo questa visione tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica e della sostenibilità del debito che avvieremo lungo un percorso di riduzione; in questo modo noi potremo arrivare a liberare nuove risorse, da reinvestire per realizzare a fondo e nel modo più incisivo questa complessiva, articolata stagione riformatrice.

Come dimostra la sensibile riduzione dei tassi rispetto ai livelli dello scorso ottobre, i mercati finanziari stanno investendo con fiducia su questa nuova fase che l’Italia sta attraversando. La diminuzione della spesa per interessi pagati sul nostro debito pubblico non stenterei a definirla una vera e propria “riforma strutturale”, perché ci permette di allentare quello che è stato il maggior freno alla crescita del nostro Paese negli ultimi decenni.

Ogni euro risparmiato sulle prossime emissioni dei nostri titoli di Stato consente, infatti, di eliminare, direi, immediatamente e automaticamente, il capitolo più improduttivo della spesa pubblica in modo da liberare risorse pronte per essere investite nelle infrastrutture, nella scuola, nella sanità, nella riduzione del carico fiscale che grava sui cittadini e sulle imprese.

Il nostro è un progetto ambizioso e di lungo periodo, lo intendiamo perseguire già con la prossima manovra economica, sulla quale le forze politiche che compongono l’esecutivo hanno già avviato con me proficue interlocuzioni.

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Per quanto riguarda il tema delle riforme costituzionali, è nostra intenzione chiedere l’inserimento, nel primo calendario utile della Camera dei Deputati, del disegno di legge costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari. Questa riforma dovrà essere affiancata da un percorso volto a incrementare le garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica  anche favorendo l’accesso democratico alle formazioni minori e assicurando - nello stesso tempo - il pluralismo politico e territoriale.

In particolare, occorrerà avviare un percorso di riforma, quanto più possibile condiviso qui in sede parlamentare, del sistema elettorale. Contestualmente, è nostro obiettivo procedere a una riforma dei requisiti di elettorato attivo e passivo per l’elezione del Senato e della Camera, nonché avviare una revisione costituzionale volta a introdurre istituti che assicurino maggiore equilibrio al sistema e contribuiscano a riavvicinare i cittadini alle istituzioni.

Sarà un percorso di ampio respiro, che caratterizzerà questa esperienza di Governo e richiederà tempo, attenzione, competenza. Ogni intervento sul testo costituzionale presuppone, infatti, una scrupolosa verifica degli effetti che può produrre sull’attuale equilibrio di checks and balances, così attentamente disegnato dai Costituenti.

Nel quadro delle riforme istituzionali, è intenzione del Governo completare il processo che possa condurre a un’autonomia differenziata, che abbiamo definito “giusta e cooperativa”. Un progetto di autonomia che deve salvaguardare il principio di coesione nazionale e di solidarietà e la tutela dell’unità giuridica ed economica. Sarà essenziale definire i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e i fabbisogni standard, perché è quello poi che prevede, quindi bisogna dare attuazione completa all’art. 119, quinto comma, della Costituzione, che prevede, ricordo a me stesso, l’istituzione di un fondo di perequazione volto a garantire a tutti i cittadini la medesima qualità dei servizi.

Queste cautele consentiranno di evitare che questo legittimo, sacrosanto, giusto, processo riformatore possa contribuire suo malgrado a creare un Paese a due velocità, che aggravi il divario fra il Nord e il Sud.

Lo sviluppo locale è un prezioso motore di crescita e sviluppo, e molti sono gli interventi che intendiamo proporre per favorirlo. È necessario dunque rivedere il testo unico per gli enti locali, introducendo un’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile delle città, delle città metropolitane, di Roma capitale, il cui Statuto dovrà essere profondamene riformato, perché sia più aderente al ruolo che la città riveste, anche in quanto sede delle massime istituzioni della Repubblica. Dobbiamo inoltre attuare la legge per la valorizzazione dei piccoli comuni e sopprimere gli enti inutili.

In questo contesto, occorre anche garantire e tutelare, con la massima intensità, le autonomie a statuto speciale e le minoranze linguistiche.

Questo Governo sarà anche particolarmente sensibile nella promozione del pluralismo dell’informazione. Ringrazio, in proposito, la stampa, per il suo insostituibile ruolo di ‘termometro’ della democrazia: la garanzia di un’informazione libera, imparziale e indipendente è uno dei nodi nevralgici che definiscono l’affidabilità e la tenuta del nostro Paese e delle sue istituzioni.

Sul piano europeo, la nostra azione di governo potrà avviarsi in corrispondenza dell’insediamento di una nuova Commissione, a cui il nostro Paese ha contribuito in modo primario. L’Italia sarà protagonista di una fase di rilancio e di rinnovamento dell’Unione, che punti a costruire un’Europa più solida, più inclusiva, più vicina ai cittadini, più attenta alla sostenibilità ambientale e alla coesione sociale e territoriale. Peraltro non si tratta di indicazioni astratte, ma di obiettivi fondanti delle istituzioni euro-unitarie, richiamati dall’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea che intendiamo attuare pienamente.

Per farlo è essenziale migliorare le politiche e rafforzare gli strumenti e la governance economica dell’Unione europea per favorire la crescita, l’innovazione, la sostenibilità sociale e ambientale, la coesione interna e la competitività nel quadro delle sfide globali. Il Governo si impegnerà nelle sedi europee per realizzare un piano di investimenti sostenibili, per riformare l’Unione economica e monetaria e l’unione bancaria, a partire dall’istituzione di un bilancio dell’area euro, di uno schema di assicurazione europeo contro la disoccupazione e di una garanzia europea dei depositi. In questo quadro occorre anche migliorare il Patto di stabilità e di crescita e la sua applicazione, per semplificarne le regole, evitare effetti pro-ciclici, e sostenere gli investimenti a partire da quelli legati alla sostenibilità ambientale e sociale. Un’impostazione di bilancio pro-ciclica, infatti, rischia di vanificare gli importanti sforzi compiuti sul piano interno per rilanciare la crescita potenziale del Paese, deprimendo la crescita effettiva.

È necessario, infine, attuare il pilastro europeo dei diritti sociali e rafforzare, nell’ambito del sistema euro-unitario, le politiche di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale: dobbiamo ottenere che i profitti vengano tassati dove effettivamente sono realizzati. Dobbiamo infine contrastare pratiche di concorrenza sleale non solo nel campo commerciale ma anche nel campo fiscale, attraverso l’introduzione di un’aliquota minima europea per la tassazione delle imprese.

Queste sfide possono essere affrontate con successo, a beneficio dell’interesse nazionale, se le istituzioni dell’Unione europea e la sua coesione interna ne usciranno rafforzate.

.... rimango fermamente convinto - ieri come oggi - che è dentro il perimetro dell’Unione Europea e non fuori da esso che si deve operare alla ricerca del benessere degli italiani, aggiornando e rivitalizzando un progetto che ha assicurato - per decenni, ed è storia - pace, prosperità e sempre maggiori opportunità per i nostri cittadini, a partire dai più giovani.

Nel momento in cui l’Europa appare tuttavia sempre più bisognosa di rinnovarsi, occorre elaborare un “vero progetto comune” a cui tutti possono partecipare, in grado di intercettare i bisogni dei cittadini e delle imprese e di fornire così quelle risposte sempre più improcrastinabili. In questa prospettiva, potrebbe essere utile partecipare attivamente alla definizione - lancio qui l’idea - di una Conferenza sul futuro dell’Europa, per rilanciare - in un mondo in rapida trasformazione - un nuovo protagonismo del nostro Continente.

Solo con un rigoroso impegno e con la postura propria che si addice a uno Stato fondatore, possiamo ambire ad ottenere quei risultati verso i quali tutti aspiriamo.

Penso anche all’epocale fenomeno migratorio, che va gestito con rigore e responsabilità, perseguendo una politica modulata su più livelli, basata su un approccio non più emergenziale, ma strutturale, che affronti la questione nel suo complesso, anche attraverso la definizione di un’organica normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e l’immigrazione clandestina, ma che – nello stesso tempo – si dimostri capace di affrontare ben più efficacemente i temi dell’integrazione, per coloro che hanno diritto a rimanere, e dei rimpatri, per coloro che non hanno titolo per rimanere.

Rivedremo la disciplina in materia di sicurezza alla luce delle osservazioni formulate dal Presidente della Repubblica, il che significa, vedete, recuperare nella sostanza, c’eravamo già, la formulazione originaria del più recente decreto legge, prima che intervenissero le integrazioni che, in sede di conversione, ne hanno compromesso l’equilibrio complessivo.

In materia di immigrazione non possiamo più prescindere da un’effettiva solidarietà tra gli Stati Membri dell’Unione Europea. Questa solidarietà finora è stata affermata anche in documenti ufficiali, preannunciata nei fatti, ma non ancora realizzata. Ho rappresentato con convinzione questa nostra visione ai principali leader europei e continuerò a farlo nel Governo che sta nascendo, nei rapporti con i Paesi partner e i nuovi Vertici europei, da subito con iniziative concrete che devono farci uscire, tra l’altro, da gestioni emergenziali. 

Su questo le nostre strutture sono già al lavoro. Ma anche con azioni lucide e coerenti con il nostro approccio, come ad esempio l’istituzione di corridoi umanitari europei.

Quanto, più in generale, alla politica estera, ritengo che l’Italia debba proseguire lungo i tre assi fondamentali che storia, geografia e tradizione politico-culturale ci impongono. Senza con questo perdere di vista le opportunità e le sfide offerte dai nuovi assetti internazionali.

Tali assi, oltre alla nostra responsabilità di Stato membro fondatore della Unione europea, sono, come è noto, le relazioni transatlantiche, con il corollario della nostra appartenenza alla Nato e l’imprescindibile legame con gli Stati Uniti e la stabilizzazione e lo sviluppo del Mediterraneo allargato.

Quest’ultima regione è segnata da crisi umanitarie e crescenti conflitti, ma rimane anche terra di grandi opportunità, la cui realizzazione in termini di sicurezza e prosperità è nostro comune interesse.

Il mio incessante e personale impegno a favore della stabilizzazione della Libia ha rappresentato la conferma del livello di priorità attribuito da noi a questa area del mondo (peraltro da me diffusamente visitata allo scopo di promuovere proficui incontri e proficue relazioni politiche). Ma il mio personale impegno non intende certamente fermarsi alla sponda sud del Mediterraneo. Intendo infatti continuare a porre massima attenzione all’Africa, sia rafforzando ulteriormente il dialogo ai più alti livelli, sia facendomi interprete in Europa del ruolo positivo che questo continente deve poter svolgere nelle dinamiche internazionali.

Allo stesso modo, dovremo assicurare un rilancio della nostra azione nei Balcani all’altezza del nostro tradizionale ruolo nella Regione e delle sfide e opportunità che da questa Regione nascono.

Questo è lo spirito con cui intendiamo continuare a sviluppare i rapporti anche con i grandi attori globali, - parlo di India, Russia e Cina - e con le aree di maggiore interesse per il nostro sistema produttivo (parlo ad esempio del Sud-est asiatico).  Tali rapporti, che - anche in prospettiva - riteniamo di fondamentale importanza, dovranno essere declinati sempre e comunque, come ho appena detto, con modalità compatibili con la nostra vocazione euro-atlantica.

La difesa degli assi portanti della nostra politica estera è tanto più fondamentale perché non scontata in un quadro geo-politico in forte mutamento qual è quello attuale: essa, rispetto al passato, attenzione, non è più un automatismo, ma una scelta strategica ancora più consapevole, che va perseguita con coerenza e linearità anche al fine di conservare la massima credibilità al nostro ruolo internazionale.

Anche sul terreno culturale dovremo, ancora con più determinazione, promuovere l’Italia, il nostro brand anche culturale, nel mondo; valorizzando, anche attraverso gli Istituti di cultura, lo studio e la diffusione della lingua italiana, e se mi permettete, preparandoci, in questo modo, nel modo migliore a celebrare il VII centenario della morte di Dante Alighieri, nel 2021.
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Anche la legge sull’acquisto della cittadinanza italiana da parte di cittadini residenti all’estero che discendono da famiglie italiane appare meritevole di una revisione che, da una parte, valga a rimuovere alcuni profili di disciplina discriminatori e, dall’altra, valga a introdurre anche eventuali, ulteriori criteri rispetto a quelli vigenti.
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Le forze politiche che hanno dichiarato la propria disponibilità a sostenere questo governo hanno dato prova di coraggio.

Hanno messo da parte i “pre-giudizi”, che come definiva e come riconosceva Hannah Arendt, esistono e sono molteplici in politica, sono in parte anche ineliminabili e sono tipici di chi guarda al passato.

Oggi hanno accettato di affidarsi ai giudizi e si impegnano a sollecitare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

È per questo che richiedo alle forze politiche, insieme con la fiducia, un impegno, da assumere con la massima trasparenza di fronte al Paese. Non possiamo, nei prossimi mesi, dissipare il tempo a disposizione in scontri, in litigi. I cittadini non comprenderebbero. Nell’interesse dei cittadini (mi avvio a conclusione) vi chiedo che il confronto sui temi, sulle proposte, sugli indirizzi da perseguire si svolga sempre nelle sedi istituzionali (nelle aule parlamentari, nelle commissioni, nei consigli dei ministri). Dobbiamo dimostrare ai cittadini che siamo sinceramente e intensamente impegnati a cambiare davvero Paese, senza lasciarci distrarre da ragioni altre, che non meritano di essere ricomprese in una schietta e onesta e nel caso anche vivace dinamica politica.

Come ho più volte detto in passato - lo rivendico come parte qualificante dell’indirizzo politico di governo - dobbiamo essere sobri nelle parole e operosi nelle azioni.

Una sobrietà che, mi auguro, possa risultare contagiosa e orientare positivamente anche i comportamenti di tutti cittadini, a iniziare da un uso responsabile dei social-network, che non di rado diventano ricettacoli di espressioni ingiuriose e di aggressioni verbali. A questo proposito non posso non stigmatizzare, ancora una volta, gli ignobili attacchi indirizzati, nei giorni scorsi, a due mie Ministre, la senatrice Teresa Bellanova e l’onorevole Paola De Micheli, alle quali rinnovo la mia partecipe vicinanza.

Questo è il momento del coraggio, è il momento della determinazione.
Il coraggio di disegnare un Paese migliore.

La determinazione di perseguire questo obiettivo, senza lasciarsi frenare dagli ostacoli. (09/09/2019-ITL/ITNET)

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