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UNIVERSITA' ITALIANE NEL MONDO - INTELLIGENCE - PREMI DELL'INTELLIGENCE A TESI DI LAUREA SULLA SICUREZZA DEL PAESE

(2019-09-12)

Si è svolta all'Ateneo di Padova oggi la cerimonia di consegna del Premio “Una tesi per la Sicurezza Nazionale”, promosso dal DIS, con l’obiettivo di avvicinare i giovani laureandi al mondo dell’Intelligence.

La terza edizione del bando assegna fino a 10 borse di studio alle migliori tesi di laurea magistrale discusse tra il 1° dicembre 2017 e il 21 dicembre 2018, nelle seguenti aree tematiche: cybersecurity e innovazione digitale; sicurezza e interesse nazionale; relazioni internazionali; minacce e aree di crisi; profili giuridici, organizzativi e storici relativi all’Intelligence; sicurezza economico-finanziaria.

L’iniziativa, inserita nel solco delle attività di promozione della cultura della sicurezza, è anche l’occasione per promuovere e incentivare l’approfondimento di tematiche Intelligence di particolare attualità o interesse: un ponte tra i Servizi Segreti e tutti i giovani studenti universitari che, nel loro percorso di studi, intendono approfondire l’Intelligence e, allo stesso tempo, fornire un prezioso contributo nell’interesse del Sistema Paese.

Un successo duraturo ed in continua crescita: risulta infatti triplicato il numero dei lavori ricevuti nell’ultimo anno ed esaminati da una Commissione di valutazione composta da figure apicali del Comparto. Un risultato della maggiore apertura dell’Intelligence verso l’esterno, e del costante rafforzamento del rapporto con la società civile e con il mondo universitario.

Andrea Barzon dell’Università degli Studi di Padova con la tesi dal titolo “Le attività dei Servizi Segreti nel Diritto Internazionale: l’Intelligence Collection e le Covert Operations” - relatore il Prof. Andrea Gattini - ha concorso nella macroarea Profili giuridici, organizzativi e storici relativiall’intelligence.

Scopo della tesi è stato quello di stabilire la legittimità delle attività delle agenzie di intelligence alla luce dell’ordinamento internazionale, considerando infine i profili di responsabilità individuale degli agenti segreti catturati nel corso delle stesse. Barzon ha distinto tra “intelligence collection” e “covert operations”. Per quanto riguarda la prima tipologia la dottrina ha dimostrato come l’approccio permissivo debba essere considerato quello corretto: l’assenza di una proibizione espressa, infatti, porta a ritenere lecite le attività di spionaggio. Nel caso delle seconde si è anche rilevato come talvolta,

pur essendosi in presenza di una effettiva violazione sostanziale, essa non possa essere fatta valere in sede giudiziale nei casi in cui tali attività siano condotte al di fuori di quello che è l’ambito di applicazione delle convenzioni. Barzon ha anche mostrato come in realtà possa essere messo in crisi il principio del rispetto della sovranità territoriale degli Stati terzi. Le attività di spionaggio sono condotte attraverso l’impiego degli strumenti marittimi, aerei e satellitari. Gli strumenti volti a disciplinare il principio di sovranità non sembrano affatto essere volti a proibire le attività di spionaggio, giungendo dunque a porre semplicemente una regolamentazione di tipo indiretto la quale, consapevolmente o meno, rende le attività di spionaggio non già illecite, bensì semplicemente più costose e difficoltose da un punto di vista pratico ed operativo. La disciplina quindi non arriverà a dire che lo spionaggio sia illecito, ma solo che nella conduzione di tale attività, nel caso in cui vengano adottate talune metodologie operative, ci potrà essere una violazione della sovranità dello Stato spiato.

È difficile poter sostenere la legittimità delle covert operations alla luce del diritto internazionale, ciò nonostante gli Stati sembrano non solo tollerare, ma anche fare largo uso di questo strumento nello svolgimento delle relazioni internazionali. Non è azzardato affermare che le attività condotte siano nella maggior parte dei casi illecite, e che il ricorso allo strumento covert si riveli necessario, appunto, non solo al fine di non intaccare le proprie relazioni diplomatiche ed internazionali, ma anche e maggiormente al fine di non incorrere nella responsabilità internazionale per le attività condotte.

Infine trattando la tematica della responsabilità individuale degli agenti segreti scoperti e catturati, che questi non possano essere considerati godere dell’immunità funzionale spettante ai funzionari dello Stato. Essi infatti, stando alla dottrina, nemmeno potranno essere considerati veri e propri agenti dello Stato, in quanto si troveranno ad esercitare le proprie funzioni nel territorio di uno Stato terzo senza che questi ne sia a conoscenza e pertanto vengono regolarmente processati e condannati alla luce del diritto nazionale dello Stato, non assumendo una veste ufficiale. Questo comunque non significa che gli Stati non si occupino di loro: si è constatato infatti che difficilmente sconteranno la propria pena comminata all’estero, venendo spesso graziati e rispediti in patria. Tanto più che sembrerebbe essere ancora frequente la prassi che vede gli Stati condurre veri e propri scambi di spie. Concludendo, è evidente come le attività dei servizi segreti siano condotte in un ambito normativo il più delle volte volutamente nebuloso e non chiaramente definito. Questo è dunque segno del fatto che gli Stati sembrino accettare la necessità di tali attività al fine di garantire il perseguimento del proprio interesse, e siano d’accordo nel non limitarsi eccessivamente tramite strumenti di diritto internazionale che regolino le attività esaminate.

La cerimonia di consegna dei premi si è svolta nella cornice della nuova sede unitaria dell’Intelligence, a Roma, alla presenza del Vertice del Comparto e dei rappresentanti della Commissione di valutazione. (12/09/2019-ITL/ITNET)

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